LXXVI.

«Passai tutta la notte successiva al fianco di mio marito.

Il medico mi aveva lasciato poche speranze di salvezza, la palla aveva

leso il polmone destro, ed era uscita dalla schiena, la perdita di

sangue era stata abbondante; la respirazione si faceva sempre più

affannosa, ed usciva dalla bocca come un fischio.

Ciò che io provai in quella notte non è concepibile; ancor oggi

pensandoci mi pare un sogno, nè so come il mio cuore abbia potuto

reggere a quella prova suprema.

Una disperazione muta, angosciosa, s'era impadronita di me. Ebbi dei

momenti di fiducia e di speranza, ma rari e brevi.

Antonio mi sorrideva, mi guardava con amore. Era felice di sapersi

amato e me lo diceva con un accento che mi passava il cuore. Vedeva il

mio strazio, ne aveva pietà, e si faceva forza per dissimulare i suoi

dolori; mi parlava dell'avvenire, spiegava alla mia mente tutta una

tela di progetti festosi.

Sarebbe guarito, saremmo andati a Gossau, al suo paese natale, ci

saremmo sottratti al mondo in una sua villetta isolata, avremmo vissuto

di pace, di sogni e d'amore.

Assentivo colle labbra, e tentavo anch'io il sorriso. Quale sorriso!...

Quella notte di dolore e d'amore corse rapidissima. Tutte le

riluttanze, tutti i dubbii che avevano attraversato la nostra pace

caddero a un tratto; in quella notte non mi arrestai dinanzi alla

vergogna, palesai tutta la mia colpa, svelai tutto il mio cuore.

Egli mi ascoltò in silenzio; quando tacqui, vidi le sue pupille rivolte

verso di me con un'espressione intraducibile di dolcezza.

Volli inginocchiarmi a' piedi del letto; egli indovinò la mia

intenzione, me ne trattenne con un gesto, e portò la mano agli occhi

per nascondere la sua emozione.

Vidi due grosse lagrime scorrere lentamente lungo le sue guancie....

egli, il mio buon Antonio, mi aveva perdonato!»

Un segreto, vol. 2 · 第 54 / 60 题