«Da quel giorno fui vinta. Non dirò le deboli titubanze e le lotte
codarde che vi succedettero — povere scintille d'una virtù semispenta.
Una settimana dopo il voto del mio cuore era compito; legata da nodo
indissolubile al signor Verni, lo fui del pari al mio rimorso.
Incominciarono giorni d'amore e d'angoscia; l'immenso affetto che
io sentiva per mio marito era soverchiato dall'affanno di averlo
ingannato; anzi più io l'amavo, più egli mi amava, e più grande
parevami la mia colpa.
I primi giorni del mio matrimonio furono funestati da un avvenimento
temuto da gran tempo, la morte del mio povero padre.
Morì calmo e sorridente, come aveva vissuto. Nelle ore che precedettero
la sua ultima ora parlò della morte senza ribrezzo; il suo voto era
esaudito: vedere i _suoi figli_ amantissimi ed uniti.
Benchè io fossi preparata a questa perdita, ne piansi come d'una
sventura inattesa. Voi sapete forse che cosa sia perdere un padre, ma
non potrete tuttavia immaginare che cosa fosse per il mio cuore. Mi
pareva di rimaner sola sulla terra. Tutta la mia vita, tutti i miei
affetti, dovevano quindi innanzi essere consacrati a mio marito; allora
più che mai sentii quanto egli fosse per me, quanto valesse il suo
amore, e quanto io ne fossi indegna.
L'amore, l'isolamento mi riaccostavano potentemente a lui; il mio
passato, questo segreto angoscioso che mi divorava, si innalzava
innanzi a me come una barriera.
Mio marito non sospettava di nulla; la mia mestizia agli occhi suoi
era natura, però che egli mi aveva sempre conosciuta mesta; non se ne
doleva, non cercava di condurmi bruscamente ad una falsa allegria,
ma pagandomi di molto amore, di molta tenerezza, mi trascinava
irresistibilmente ad amarlo. Io avrei voluto mostrargli il mio
cuore e dirgli il mio amore, e rispondere alle sue carezze, ma anche
l'espressione dei miei sentimenti era contesa al mio petto straziato;
un ritegno pauroso, un rossore segreto soffocava gli slanci dell'anima;
la voce del rimorso gemeva sordamente dentro di me più potente della
mia volontà — più potente della voce dell'amore.
Mi venne più volte in mente il pensiero di gettarmi ai suoi piedi,
di chiedergli perdono, di rivelargli tutto... Ma mi avrebbe egli
perdonato, lo avrebbe egli potuto? E qual prò da questa tarda
confessione? oramai il male era fatto; una confessione fatta quando le
conseguenze potevano ricadere a mio danno, tornava a vanto della mia
virtù; fatta quando nulla poteva minacciare una unione indissolubile
agli occhi del mondo, poteva parere ipocrisia mascherata di pentimento.
Io non conosceva allora quanto il suo cuore fosse grande e generoso,
quanto fosse grande e generoso il suo amore!
Più tardi lo conobbi, e fu vano. Uno sciagurato destino aveva seminato
il rimorso sul sentiero della mia vita.»