LXII.

«Da quel giorno fui vinta. Non dirò le deboli titubanze e le lotte

codarde che vi succedettero — povere scintille d'una virtù semispenta.

Una settimana dopo il voto del mio cuore era compito; legata da nodo

indissolubile al signor Verni, lo fui del pari al mio rimorso.

Incominciarono giorni d'amore e d'angoscia; l'immenso affetto che

io sentiva per mio marito era soverchiato dall'affanno di averlo

ingannato; anzi più io l'amavo, più egli mi amava, e più grande

parevami la mia colpa.

I primi giorni del mio matrimonio furono funestati da un avvenimento

temuto da gran tempo, la morte del mio povero padre.

Morì calmo e sorridente, come aveva vissuto. Nelle ore che precedettero

la sua ultima ora parlò della morte senza ribrezzo; il suo voto era

esaudito: vedere i _suoi figli_ amantissimi ed uniti.

Benchè io fossi preparata a questa perdita, ne piansi come d'una

sventura inattesa. Voi sapete forse che cosa sia perdere un padre, ma

non potrete tuttavia immaginare che cosa fosse per il mio cuore. Mi

pareva di rimaner sola sulla terra. Tutta la mia vita, tutti i miei

affetti, dovevano quindi innanzi essere consacrati a mio marito; allora

più che mai sentii quanto egli fosse per me, quanto valesse il suo

amore, e quanto io ne fossi indegna.

L'amore, l'isolamento mi riaccostavano potentemente a lui; il mio

passato, questo segreto angoscioso che mi divorava, si innalzava

innanzi a me come una barriera.

Mio marito non sospettava di nulla; la mia mestizia agli occhi suoi

era natura, però che egli mi aveva sempre conosciuta mesta; non se ne

doleva, non cercava di condurmi bruscamente ad una falsa allegria,

ma pagandomi di molto amore, di molta tenerezza, mi trascinava

irresistibilmente ad amarlo. Io avrei voluto mostrargli il mio

cuore e dirgli il mio amore, e rispondere alle sue carezze, ma anche

l'espressione dei miei sentimenti era contesa al mio petto straziato;

un ritegno pauroso, un rossore segreto soffocava gli slanci dell'anima;

la voce del rimorso gemeva sordamente dentro di me più potente della

mia volontà — più potente della voce dell'amore.

Mi venne più volte in mente il pensiero di gettarmi ai suoi piedi,

di chiedergli perdono, di rivelargli tutto... Ma mi avrebbe egli

perdonato, lo avrebbe egli potuto? E qual prò da questa tarda

confessione? oramai il male era fatto; una confessione fatta quando le

conseguenze potevano ricadere a mio danno, tornava a vanto della mia

virtù; fatta quando nulla poteva minacciare una unione indissolubile

agli occhi del mondo, poteva parere ipocrisia mascherata di pentimento.

Io non conosceva allora quanto il suo cuore fosse grande e generoso,

quanto fosse grande e generoso il suo amore!

Più tardi lo conobbi, e fu vano. Uno sciagurato destino aveva seminato

il rimorso sul sentiero della mia vita.»

Un segreto, vol. 2 · 第 39 / 60 题