«Passarono di tal guisa diciotto mesi; io ora presso al ventesimo
anno. Mio padre mi colmava di carezze senza riuscire a darsi ragione
della mia tristezza. Di Salvani non avevo saputo più nulla; tremavo al
pensiero di rivederlo, sebbene sapessi troppo bene che egli mi avrebbe
sfuggito.
L'aspetto di mio padre era una continua minaccia per me; benchè egli
si adoperasse a non lasciarlo parere, io indovinavo dal suo volto
l'affanno che lo torturava; comprendevo che il mio stato di zitella lo
poneva in gravi timori pel mio avvenire. I suoi discorsi miravano tutti
istintivamente ad uno stesso fine: ispirarmi l'amore della famiglia e
il pensiero d'uno sposo; io fingevo di non comprendere l'allusione, e
mi schermivo con qualche domanda d'altra natura, a cui egli rispondeva
sospirando.
Una sera, io l'ho in mente come fosse ieri, ci fu presentato il figlio
d'un ricco negoziante svizzero, che era in rapporti di commercio con
mio padre.
Era un giovane sui ventotto anni, alto della persona, di lineamenti
severi e belli. Non so perchè, vedendolo la prima volta, mi sentii così
potentemente attratta verso di lui; v'ha certamente al di fuori di noi
una forza misteriosa che ci trascina inesorabilmente sul sentiero che
ci è stato segnato; noi non siamo che strumenti.