XLIX.

_Silvio a Carlotta._

«Non posso, non posso! La mia energia d'uomo si è spezzata, io non

sono che un fanciullo, uno sciagurato fanciullo che non ha altro che

lagrime.

Non potreste amarmi come avete amato _lui_? che importa se voi potrete

amarmi? vi ho domandato il vostro amore, e voi potete darmelo; non

pretendo di più: una parte del vostro amore è sempre il vostro amore.

«Impossibile!» Non ditelo in nome del cielo; non immaginate che le

ombre dei defunti possano turbare col loro egoismo la felicità dei

superstiti. La loro pace è assai profonda, assai più dolce delle

burrasche della vita; esse sanno quel che hanno perduto e quel che

hanno guadagnato morendo, confrontano e compiangono. Noi soli siamo i

ciechi, e barcolliamo inseguendo l'amore.

I defunti non hanno invidia di noi; vorrebbero essi contenderci

l'amore, e spingere le loro mani scheletrite per staccare questo solo

frutto benefico dell'albero della vita?

Respingete queste paure; interrogate il vostro cuore, se egli può

palpitare vicino al mio, siate mia. Io non mi opporrò a questa

religione delle memorie che vi fa santa ai miei occhi; vorrò dividerla,

vorrò piangere e benedire anch'io; la felicità immensa di sapervi mia,

di vivere al vostro fianco, di vedere ogni giorno il vostro sorriso, mi

farà buono; mi farà generoso; apprenderò da voi il sentiero della pace,

apprenderò a piangere e a benedire.»

Un segreto, vol. 2 · 第 24 / 60 题