XXXII.

Giovanni venne a dire a Silvio che la pozione ordinatagli dal medico

era pronta; e siccome Silvio insisteva dello sguardo, soggiunse che

«il messaggio era compiuto», ciò che voleva dire che il capolavoro

epistolare di Silvio era pervenuto nelle mani di Carlotta. Silvio

continuava ad insistere nello stesso linguaggio, ma Giovanni questa

volta si strinse nelle spalle e non rispose per la buona ragione che

non comprendeva la dimanda.

— Che cosa ha detto? s'arrischiò a balbettare l'ammalato.

Carlotta non aveva detto nulla.

— Che cosa ha fatto? volle soggiungere Silvio, ma venutogliene meno

l'ardire, soffocò la frase in un sospiro.

Del resto era naturale che Carlotta non avesse fatto nulla di

straordinario, nè il buon Giovanni avrebbe saputo rispondere

altrimenti.

Tutto quel giorno febbre, aspettazione, e null'altro.

Siccome Silvio aveva rifiutato il cibo, Giovanni, da infermiere

poco pratico, ebbe subito gravi apprensioni e si tenne presso al

letto dell'ammalato, silenzioso ed immobile come una statua — una

statua uscita da una galleria di uomini illustri del nostro secolo,

coll'inevitabile panneggiamento della moda parigina del secolo scorso.

Verso il tramonto parve a Giovanni d'udire un tocco ben noto di

campanello; si assicurò che Silvio era assopito, e uscì frettoloso

dalla camera. Ma non così piano, che Silvio non si destasse, e non

indovinasse a un secondo tocco di campanello di che si trattava.

Forse... ahi! tutte le speranze e i timori risorsero in un baleno

nel suo cuore — un cuore assai grande che si diede a battere

disperatamente, tanto da raggiungere e lasciarsi indietro di molto

le cento e venti pulsazioni al minuto che il signor W..., medico

e chirurgo, aveva accertato scrupolosamente col suo cronometro di

Ginevra.

Giovanni rientrò poco dopo; recava in mano un involto che consegnò a

Silvio. Questi si fe' pallido in viso, e colle mani tremanti afferrò

l'involto e ne ruppe il nastro verde che lo legava; l'impazienza e

la speranza erano nei suoi occhi e nel suo cuore... Quell'involto

conteneva due lettere: ahi! le due lettere che egli aveva spedito a

Carlotta....

Il volto di Silvio si accese di vivo rossore; ma il suo dispetto

fu breve, e il dolore ne diradò ogni traccia. Le sue braccia

caddero abbandonate lungo i banchi; le sue mani si rallentarono

involontariamente lasciando sfuggire sulle lenzuola le lettere

fatali. Giovanni in un angolo della camera, ritto ed immobile, colla

testa inclinata sul petto alla guisa d'un fantasma dolente, guardava

sott'occhio lo sciagurato effetto del suo messaggio.

Ciò che si passò nell'anima agitata di Silvio non è difficile cosa

immaginare per chi, almeno una volta in vita, si sia trovato involto

nelle tele insidiose dell'amore.

Un segreto, vol. 2 · 第 7 / 60 题