Giovanni venne a dire a Silvio che la pozione ordinatagli dal medico
era pronta; e siccome Silvio insisteva dello sguardo, soggiunse che
«il messaggio era compiuto», ciò che voleva dire che il capolavoro
epistolare di Silvio era pervenuto nelle mani di Carlotta. Silvio
continuava ad insistere nello stesso linguaggio, ma Giovanni questa
volta si strinse nelle spalle e non rispose per la buona ragione che
non comprendeva la dimanda.
— Che cosa ha detto? s'arrischiò a balbettare l'ammalato.
Carlotta non aveva detto nulla.
— Che cosa ha fatto? volle soggiungere Silvio, ma venutogliene meno
l'ardire, soffocò la frase in un sospiro.
Del resto era naturale che Carlotta non avesse fatto nulla di
straordinario, nè il buon Giovanni avrebbe saputo rispondere
altrimenti.
Tutto quel giorno febbre, aspettazione, e null'altro.
Siccome Silvio aveva rifiutato il cibo, Giovanni, da infermiere
poco pratico, ebbe subito gravi apprensioni e si tenne presso al
letto dell'ammalato, silenzioso ed immobile come una statua — una
statua uscita da una galleria di uomini illustri del nostro secolo,
coll'inevitabile panneggiamento della moda parigina del secolo scorso.
Verso il tramonto parve a Giovanni d'udire un tocco ben noto di
campanello; si assicurò che Silvio era assopito, e uscì frettoloso
dalla camera. Ma non così piano, che Silvio non si destasse, e non
indovinasse a un secondo tocco di campanello di che si trattava.
Forse... ahi! tutte le speranze e i timori risorsero in un baleno
nel suo cuore — un cuore assai grande che si diede a battere
disperatamente, tanto da raggiungere e lasciarsi indietro di molto
le cento e venti pulsazioni al minuto che il signor W..., medico
e chirurgo, aveva accertato scrupolosamente col suo cronometro di
Ginevra.
Giovanni rientrò poco dopo; recava in mano un involto che consegnò a
Silvio. Questi si fe' pallido in viso, e colle mani tremanti afferrò
l'involto e ne ruppe il nastro verde che lo legava; l'impazienza e
la speranza erano nei suoi occhi e nel suo cuore... Quell'involto
conteneva due lettere: ahi! le due lettere che egli aveva spedito a
Carlotta....
Il volto di Silvio si accese di vivo rossore; ma il suo dispetto
fu breve, e il dolore ne diradò ogni traccia. Le sue braccia
caddero abbandonate lungo i banchi; le sue mani si rallentarono
involontariamente lasciando sfuggire sulle lenzuola le lettere
fatali. Giovanni in un angolo della camera, ritto ed immobile, colla
testa inclinata sul petto alla guisa d'un fantasma dolente, guardava
sott'occhio lo sciagurato effetto del suo messaggio.
Ciò che si passò nell'anima agitata di Silvio non è difficile cosa
immaginare per chi, almeno una volta in vita, si sia trovato involto
nelle tele insidiose dell'amore.