I VETERANI.

Per quanto fu lungo il tragitto, quelle radianti lettere non si

scomposero mai, come se coloro che le portavano si ricordassero ancora

l'antica esattezza militare e, nel passare tra le fitte spalliere di

popolo, provocavano un saluto e un plauso dalla moltitudine.

Mentre anch'io, come tutti gli altri, ammiravo la bella riuscita del

corteo e lo stupendo insieme del gruppo dei veterani, per via

d'antitesi ricordavo un caso di luminaria andata a male--saranno ormai

quattordici o quindici anni--nel modesto quanto ignoto comune di

Crescimbeni, sul Nervia.

Da tempo immemorabile, era sindaco di Crescimbeni il cavaliere

Procopio De Collepranis, uomo illetterato e integerrimo, il quale, nel

commercio dei semi oleosi, aveva riunito con felice abilità un

patrimonio considerevole e la fiducia amministrativa de' suoi

concittadini.

In seguito a otto giorni di pioggia, il Nervia si gonfiò in modo

straordinario e minacciò una inondazione nei bassi fondi sociali di

Crescimbeni. Il sindaco--raccogliendo tutta la sua energia nelle

misure precauzionali--chiamò a sè un abile falegname e gli ordinò

dodici cassette pensili, destinate a raccogliere le oblazioni a pro

degli inondati, e poi aspettò.

Ma il Nervia--con la malignità pettegola dei fiumi di

provincia--deluse la generosa antiveggenza del sindaco e il cavaliere

Procopio De Collepranis, facendo riporre le dodici cassette nelle

cantine municipali, disse all'usciere:

--Ricordatevi che i romani conquistarono il mondo con sole dodici

tavole.

La frase fece il giro della farmacia di Crescimbeni e il maestro

comunale disse, con accento d'autorità:

--Il cavaliere De Collepranis è un.... parallelo di Plutarco;

bisognerebbe far qualche cosa in onor suo; un arco di trionfo.... un

sonetto.... una serenata.... sei bottiglie di Barolo con le firme

degli elettori.... qualche cosa, insomma.

La sera medesima s'adunò in solenne assemblea il _Club dei

caciocavalli_ e, dopo lunga discussione, fu decisa una fiaccolata in

onore del cavaliere Procopio, con incarico al maestro comunale di

fissarne il programma: anzi, facesse pure di sua testa quel che

credesse meglio.

Il maestro comunale, Diodato Ciuffetti, rimuginando l'alfabeto,

pascolo abituale dei giovanissimi idioti ai quali impartiva la luce

dell'anima, ebbe un'idea originale, un concetto felice e

straordinario. Fece fare venticinque lampioni di carta oliata e di

forma ovoidale: ognuno dei quali con lettera trasparente: in tutto

venticinque lettere che, disposte abilmente su tre file, si

presentavano così:

VIVA

PROCOPIO

DE COLLEPRANIS.

E non basta. I lampioni, ogni tanto, avrebbero dovuto mutar posto con

precisione matematica, per comporre delle nuove scritte, in onore del

sindaco, degli anagrammi più o meno riusciti, come sarebbe questo:

VIVA

IL SINDACO EROE.

Fatti i lanternoni, il maestro riunì attorno a sè venticinque

analfabeti di buona volontà e li educò militarmente con la pazienza

d'un vecchio sergente istruttore che ha da insegnare a reclute di

montagna quale sia la man destra e quale la sinistra.

Il maestro Ciuffetti, venuto il gran giorno (era una domenica,

sull'avemaria) tenne i suoi militi sotto le armi per sei ore di

seguito, poi dichiarò al comitato ch'egli era pronto a scendere in

piazza.

Sull'imbrunire, si formò il corteo che dai casotti del dazio,

attraversando la via principale, si mosse lentamente verso la piazza

del municipio.

I lampioni, ordinati con cura dal maestro Ciuffetti, partirono insieme

come un lampione solo, facendo vedere sopra una linea le parole:

Ciarle e macchiette · 第 5 / 41 题