.... Quella sera, seduto sopra una colonnina di Monte Cavallo--nella
poetica posa di tutti i grandi uomini _giovanetti_, derivati dal
Colombo del Monteverde--me la godevo un mondo, alla vista di quel
vasto ondeggiamento di folla in letizia, mentre i lanternini
variopinti tremolavano su cappelli e cheppì, mentre i due simulacri
dei Dioscuri, _di oscuri_ si facevan luminosi, per la luce dei
bengali, tingendosi in rosso, in verde, in viola--e l'acqua della
fontana, mormorando insieme alla folla, pareva ora una pioggia di
smeraldi, or di topazi. Quel formicolare gigantesco di luci e d'ombre,
quel festoso gridìo che si spandeva nella serenità della notte romana,
infondeva in me come negli altri un senso di giocondo entusiasmo e gli
occhi si fermavano, con orgogliosa tenerezza, su quel gruppo di vecchi
reduci dai patrii eserciti, da cui sorgeva una fila di lampioni
oscuri, con lettere bianche e luminose, combinate in modo che
risaltava in aria la scritta: