La disfatta di Antonio[135] fece accorgere il senato di avere ecceduto
nell’esaltare quell’Ottaviano, che non lasciava di essere figlio
di Cesare e democratico per giunta, rappresentante cioè di quelle
tendenze monarchico-militari, che avevano condotto a morte il padre
suo. Perciò come si era servito dell’erede di Cesare contro Antonio,
così esso tentò di servirsi contro quest’ultimo del molto più schietto
conservatore e republicano D. Bruto. Per tali ragioni decretò, ma solo
a costui, sacrifizi e trionfo; a lui solo affidò la continuazione della
guerra ed il comando delle legioni, (dei due consoli, uno era morto,
l’altro moribondo), mentre ne onorava i soldati coi premi e con gli
elogi promessi a quelli di Ottaviano, i soli che si fossero realmente
battuti.
Contro al nuovo nemico intanto stavano armati i più noti conservatori
del tempo: Sesto Pompeo con la flotta, M. Bruto colle legioni
di Macedonia e C. Crasso in Siria con l’incarico di guerreggiare
Dolabella, reo di avere ucciso Trebonio, uno dei congiurati contro
Cesare. Come se ciò non bastasse, il senato cercava di insinuare la
discordia fra Ottaviano e il suo esercito. Il buon senso e la fedeltà
di quest’ultimo fece fallire il colpo, mentre d’altro canto Ottaviano
si decideva ad entrare in trattative con Antonio.
L’antico luogotenente di G. Cesare si era il 29 maggio congiunto con
M. Emilio Lepido,[136] uno dei più noti seguaci del morto dittatore; e
la notizia era stata accolta con tale terrore dal consiglio senatorio
da indurlo, temendo di peggio, a riaffidare ad Ottaviano la ripresa
delle ostilità. Questi rispose che il suo esercito avea giurato di
non muovere contro legioni, che, come quelle di Lepido e di Antonio,
fossero appartenute a Giulio Cesare. Quattrocento dei suoi soldati
si recano anzi dal senato, chiedendo per sè le ricompense promesse e
non ricevute, pel loro duce il consolato, e l’amnistia per le legioni
di Antonio. Avuto un diniego a tutte le loro richieste, tornano ad
Ottaviano, e questi non tarda a marciare su Roma. Il senato allora,
dopo avere invano tentato di conciliarselo insieme all’esercito con
onori e con l’esaudimento di tutte le precedenti richieste, decretato
_tumultus_,[137] vota un _s. c. u._,[138] affidando ai pretori la
difesa della republica, e facendo occupare il Gianicolo e il Tevere
dalle milizie, che esso potè avere a sua disposizione (29 maggio-19
agosto 43).[139].