XIV.

La disfatta di Antonio[135] fece accorgere il senato di avere ecceduto

nell’esaltare quell’Ottaviano, che non lasciava di essere figlio

di Cesare e democratico per giunta, rappresentante cioè di quelle

tendenze monarchico-militari, che avevano condotto a morte il padre

suo. Perciò come si era servito dell’erede di Cesare contro Antonio,

così esso tentò di servirsi contro quest’ultimo del molto più schietto

conservatore e republicano D. Bruto. Per tali ragioni decretò, ma solo

a costui, sacrifizi e trionfo; a lui solo affidò la continuazione della

guerra ed il comando delle legioni, (dei due consoli, uno era morto,

l’altro moribondo), mentre ne onorava i soldati coi premi e con gli

elogi promessi a quelli di Ottaviano, i soli che si fossero realmente

battuti.

Contro al nuovo nemico intanto stavano armati i più noti conservatori

del tempo: Sesto Pompeo con la flotta, M. Bruto colle legioni

di Macedonia e C. Crasso in Siria con l’incarico di guerreggiare

Dolabella, reo di avere ucciso Trebonio, uno dei congiurati contro

Cesare. Come se ciò non bastasse, il senato cercava di insinuare la

discordia fra Ottaviano e il suo esercito. Il buon senso e la fedeltà

di quest’ultimo fece fallire il colpo, mentre d’altro canto Ottaviano

si decideva ad entrare in trattative con Antonio.

L’antico luogotenente di G. Cesare si era il 29 maggio congiunto con

M. Emilio Lepido,[136] uno dei più noti seguaci del morto dittatore; e

la notizia era stata accolta con tale terrore dal consiglio senatorio

da indurlo, temendo di peggio, a riaffidare ad Ottaviano la ripresa

delle ostilità. Questi rispose che il suo esercito avea giurato di

non muovere contro legioni, che, come quelle di Lepido e di Antonio,

fossero appartenute a Giulio Cesare. Quattrocento dei suoi soldati

si recano anzi dal senato, chiedendo per sè le ricompense promesse e

non ricevute, pel loro duce il consolato, e l’amnistia per le legioni

di Antonio. Avuto un diniego a tutte le loro richieste, tornano ad

Ottaviano, e questi non tarda a marciare su Roma. Il senato allora,

dopo avere invano tentato di conciliarselo insieme all’esercito con

onori e con l’esaudimento di tutte le precedenti richieste, decretato

_tumultus_,[137] vota un _s. c. u._,[138] affidando ai pretori la

difesa della republica, e facendo occupare il Gianicolo e il Tevere

dalle milizie, che esso potè avere a sua disposizione (29 maggio-19

agosto 43).[139].

Una misura eccezionale dei Romani, Il senatus-consultum ultimum · 第 32 / 80 题