può accadere? disse la vecchia.
— Ebbi torto, egli rispose. Tuttavia vi sono dolori che non si
potrebbero confidare ad alcuno, nemmeno ad un sentimento meno recente
di quello di cui voi mi onorate...
— La sincerità, la forza dell'amicizia non si devono misurare dal
tempo. Ho visto dei vecchi amici non scambiarsi una lagrima nella
sventura, disse la baronessa crollando la testa.
— Ma che avete dunque? chiese il giovine ad Adelaide.
— Oh! nulla, rispose la baronessa. Adelaide ha passato alcune notti
per finire un lavoro femminile e non ha voluto darmi ascolto quando le
dicevo che un giorno più un giorno meno poco importava...
Ippolito non ascoltava. Vedendo quelle due figure così nobili, così
calme, arrossiva dei suoi sospetti ed attribuiva la perdita della sua
borsa a qualche caso inesplicabile.
Quella serata fu deliziosa per lui, e fors'anche per lei. Vi sono
segreti che le anime giovani comprendono così bene! Adelaide indovinava
ciò che pensasse Ippolito. Senza volere confessare i suoi torti, il
pittore li riconosceva; ritornava alla sua amante più invaghito, più
affettuoso, cercando così di guadagnare un tacito perdono.
Adelaide gustava gioje così perfette, così dolci, che non le parevano
pagate troppo con tutta la sciagura che aveva così crudelmente
straziato l'anima sua.
L'accordo così vero dei loro cuori, quell'intimità piena di magia, fu
però turbata da una parola della baronessa De Rouville.
— Facciamo la nostra partitina? ella disse, giacchè il mio vecchio
Kergarouët mi tiene il broncio.
Questa frase risvegliò tutti i sospetti del giovine pittore, che
arrossì guardando la madre di Adelaide; ma non vide su quel volto che
l'espressione di una bonomia sincera; nessuna seconda intenzione ne
distruggeva la piacevolezza; la finezza non era perfida, la malizia
pareva dolce, e nessun rimorso ne alterava la calma.
Allora si mise alla tavola da giuoco.
Adelaide volle dividere la sorte del pittore, pretendendo che non
conoscesse il picchetto, ed avendo bisogno d'un socio.
Madama De Rouville e sua figlia si fecero durante la partita dei
segni d'intelligenza che inquietavano tanto più Ippolito, inquantochè
guadagnava; ma poi alla fine un ultimo colpo rese i due amanti debitori
della baronessa.
Volendo cercare delle monete nelle tasche, il pittore ritirò le mani da
sopra la tavola, ed allora vide davanti a sè una borsa che Adelaide vi
aveva fatto scivolare senza ch'egli se ne accorgesse; la povera ragazza
teneva l'antica, e per darsi contegno si occupava a cercarvi del danaro
per pagare sua madre.
Il sangue di Ippolito affluì tutto al suo cuore con impeto sì grande
che fu sul punto di venir meno.
La borsa nuova sostituita alla sua e che conteneva i suoi quindici
luigi, era ricamata in perle d'oro.
I cappii, le nappine, tutto attestava il buon gusto di Adelaide, che
senza dubbio aveva esaurito il suo peculio negli ornamenti di quel
grazioso lavoro.
Era impossibile dire con maggior delicatezza che il dono del pittore
non poteva essere ricompensato che con un attestato d'affezione.
Quando Ippolito, soprafatto dalla felicità, volse gli occhi su Adelaide
e sulla baronessa, le vide tremanti di gioja e felici dell'amabile
soperchieria.
Egli si trovò piccolo, meschino, babbeo; avrebbe voluto punirsi,
lacerarsi il cuore.
Alcune lagrime gli spuntarono negli occhi, si alzò con un moto
irresistibile, prese Adelaide fra le braccia, la strinse al seno, le
rapì un bacio, poi, con una buona fede d'artista:
— Ve la chiedo in moglie! sclamò guardando la baronessa.
Adelaide gettava sul pittore degli sguardi mezzo corrucciati e madama
De Rouville, un po' sorpresa, cercava una risposta, quando la scena fu
interrotta dallo strepito del campanello.
Il vecchio ammiraglio comparve seguito dalla sua ombra e dalla signora
Schinner.
Dopo avere indovinato la causa dei dispiaceri che suo figlio aveva
inutilmente cercato di nasconderle, la madre di Ippolito aveva preso
informazioni su Adelaide da alcuno dei suoi amici.
Giustamente allarmata dalle calunnie che pesavano su quella giovinetta
all'insaputa del conte di Kergarouët, il cui nome gli fu detto
dalla portinaja, era andata a narrarle al vice-ammiraglio, che nella
sua collera diceva di «voler andare a tagliare le orecchie a quei
furfanti.» Animato dalla sua bile, aveva comunicato alla signora
Schinner il segreto delle perdite volontarie che faceva al giuoco,
giacchè la fierezza della baronessa non gli lasciava che quel mezzo
ingegnoso per soccorrerla.
Allorchè madama Schinner salutò madama De Rouville, questa guardò
il conte di Kergarouët, Ippolito, Adelaide, e disse colla grazia del
cuore: — Pare che questa sera siamo in famiglia.
FINE.
INDICE
Prefazione Pag. 3
La pace domestica 7
L'elisir di lunga vita 43
La borsa 67
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura
è stato aggiunto un indice a fine volume.