VISIONE OTTAVA

Di una domanda oscura, la quale non potendo capire, ottenni per

ella visione che mi pagò.

Egli avvenne che una sera, endo io per Todi mio, essendo lo

tempo pluvioso e preparando burrasca, tutti ritiravansi gli

onesti cittadini in dimore loro.

Allo scopo di gloriare Iddio e la mia bestia martorare mi

rimanei allo scoverto a toccare la pluvia; ed ecco uno uomo,

già mio intimo, dissemi: — «Mastro Iacopone, vo' siete stolto

assai.» — Dissi lui che di ciò non dubitavo, ed egli: — «Via

ditemi messere povero, non bramerebbe meglio Iddio che voi

adoperaste lo intelletto ad illuminare ed aitare l'umanità, in

luogo tutto di far per vui?»

Io mi rimasi come colui che non ha risposta e dissi lui: «Messer

Ambrogiotto, che Dio benedica, gli è forse vero!»

Ed ello toccandomi spalla, issene con le parole: — «Adoperatevi

in utile cosa.»

Colà mi rimasi che non habeo altrimenti fiato; indi con

adagiatura, obbedendo forse senza saperlo allo mio amico, ero

inviato verso casa.

Nello tempo che camminavo la strada, vennemi cogitazione, la

quale si era: habere visione, grazia la quale erasi ripetuta

già. Ed allora fui ratto in ispirito, che non ero ancora entro

in dimora.

Io vidi lungo pantano[69] entro lo quale batteansi di molte

anime, le quali di molto sfavellavano; presomi freddo per le

loro parole, fui ratto più elevato e vidi.... una lunga fila di

uomini luminosi, li quali, endo su pedana di angeli, traevano

seco loro e diretro chi dua chi dieci ispiriti habenti diversità

di luce.

Seggiuti sovra[70] umilissimi servi angeli e da loro condutti

per lo aere, vid'io ispiriti lordissimi di corpo e vestimenta,

di volto angelichissimo, li quali non possedevano però luce

maiora degli alteri a disotto.

Ivano li beati sulla fila di angeli e di nugole luminose; molto

però faticavo in visione di loro; ma ecco che venuti al paragone

estremo, spiccare volo altissimo gli uni li quali si erano li

sucidi; magni addivennero li più bassi; cotalchè nelle smisurate

braccia accolsero quei che erano loro seguito e seco volaro.

Nel tempo che tutti erano scomparsi e addivenuti stelle lucenti

nello alto dello cielo, comparimmi agnolo così dicentemi: — «Or

tu desideroso di cognizioni, apprendi come vanno nello cielo

entrambi, e colui che ammaestra i popoli e lo custode unico di

se. Or mi segui e vedrai.

Abbracciommi lo beato, e lo dolce amplesso caldo e molle di

sue ali provai per alcun tempo, nello mentre che spaziava le

infinite miglia! Tirommi poi fuora; mostrommi e vidi....! ma

come mostrerò io e dirò io a vui?

Luce regnava maestra nello loco di Iddio!....

Quando fiatossi vista mia alla stupendezza, vidi gruppi di

ispiriti li quali conversavano e mi pareano beati; ma non

entravo, tanto mente mia era sconfitta. Poi dissemi lo agnolo,

allo ricordo del quale visibilio tutt'ora: «apprendi come chi

insegna allo mondo gode quivi, non per se solo, ma per coloro

eziandio che acquistò alla beatitudine». Indi aprendo le mani,

lasciommi cadere in spazio.

Soffrii per poco contrazione nel dentro la quale mi destò così

tanto beato che non tenevo.

Rallegravasi meco lo tempo, lo quale era addivenuto celeste, e

fuggiano in ver Assisi le nugole.

Usciano le gente di dimora, le quali aveanmi visto su soglia mia

qual morto, ma non se ne premerono, stimandomi dormiente o ch'io

so.

Corsi io ben ratto da Messer amico mio Ambrogiotto, lo quale

desinava, e veggendomi: — «O mastro Iacopone, lo vento che

conduce via le nugole, v'ha egli qui condutto?»

Al che io stimai sorridere e feci parola così: — «La istruzione

vostra mi porta, la quale mi preme.»

— «Or dite» dissemi lui.

Ed io: — «Or sappiate che per la Iddio grazia ebbi risposta» —

«La quale? or rammento! ben vo' dite; ed ella è? piacendovi.»

— «La è che s'i' continuassi così solo, godrei da per me; se

voi acquistassi allo amore grande di Iddio, molto più godrei;

onde fu giusto il vostro dicimento, faccia Iddio ch'egli abbia

compimento e per voi incominci.»

Levossi allora e: «Se alla pluvia non starò, se non dormirò su

fienile, habendo io donna e figli, come voi dispregiai amerovvi

e stimerovvi, e tenterò imitare, come Iddio non adorai, farollo

estremamente dal dì d'oggi.

Doppiamente beato uscii dopo haberlo strinto, e quei come disse,

fece.

Amanti miei, Iacobus ispirito or tenta voi ridurre come messer

Ambrogiotto. Incitommi a visione Ambrogiotto, or beato, vo' me

incitate pure: addivenite beati.

Spiritismo? · 第 17 / 27 题