VISIONE TERZA

Fuvvi un tertro a me caldamente caro, su del quale di sovente

ero accarezzato da visione, ove il Signore eccelso mostraami

belli quadri per li quali era consolato il mio spirito per la

perduta gente[48].

Portavo meco un libro con alcune parole eterne su delle quali

argomentavo.

Miserello corpo, sempre tu m'infastidisti nel compiere

alcuni ufficii, ma per altro ringrazioti degli sacrificii

procacciatimi.

E asceso un dì lo poggio, come di solito, feci alcuni prieghi

nelle quattro direzioni del mondo per quei infelici che beveano

la calda aria nel cuore quando, consimili al mio, cerchiavanmi

tanti monti ove la aria penetra e imbeve dalle cellette.[49]

Lo dovere al mio Creatore fatto, mi coricai su natta cara a Dio

la quale era fatta di pietre spezzate, e disposta per giaciglio,

e pregai in quel tempo per coloro che si distendon sulle piume;

crociai le mani sull'alvus e attesi che piovessemi luce.

E comparimmi del mio monte il pendio e vidi grande formicolar di

gente le quali molte scendevan e poche salivano.

Sul mio tertro era postato un abeto grande, da parvi adornato —

Frai convenienti quivi rimiravo alcuni che venivano ad istudiar

li belli alberi[50] e la veduta spaziosa; altri venivano ed

allacciavano[51] or l'uno albero grande, or uno più piccolo,

raro apparivami un bel senex, il quale spariva nel suo proprio

bagliore, onde non veniva scorto dalli circostanti, e diffilava

allo albero maggiore e, chinato per toglier pietra, lentamente

scalzava nel superbo fusto[52] e misurava via facendo lo

percorso fatto collo[53] proprio corpo — E storiavo dinanzi ad

egli e ragionavo meco che egli era di Dio, allorchè si volse

ratto e fulminando dagli ogi rai, sclamò: Ho trovato dimora! e

scomparve e pareami che un'ugual[54] corrente veniva da me al

Santo Padre e mormoravo: Hic erit!

Mal conosceo le persone e m'accorsi che molti i quali ne venian,

ritornavano giù per lo pendìo, e orrendamente gli vedevo

sollazzare in recinto[55] quasi ovile, e vedevo il capo[56]

accennar: _sì_, che si divertiano e traspariva nel dentro che

non eran giunti.

Allor si fea la notte, e vidi non più persone, ma[57] solo

processione di fiammelle delle quali niuna perdeo e concepii tal

cosa... che veniano al tertro miscugliate; l'abbagliante e la

strema fioca, l'ultima quale si arrestava al livello del culmine

e prendea picciolissimo abeto e lui[58] scoteva, ma non cadea

foglia veruna.

Passavalo altra fiammella men fioca e posta innanzi ad ello

primo; scotea e ricogliea na foglia.

Tertia più bella luce lasciava dria questui e ricoglieva; e

seguitava la processione di modo sino alle belle palle infocate

che piazzavansi nel maiestoso abeto.

Da esso si partiano, in forma di raggi,[59] file di abeti li

quali disminuivano di grado, tal che l'ultimo picciolo era e

deforme.[60]

Tetra sendo la notte i miei smisurati si aprivan ogi e sentiami

portato su' lungi da ivi sul loco di una vetta, ove apertigli,

vidi Stella la quale fiochiva e accendeva secondo che uno grande

diavolo, nominato Secolo primo, secondo o tertio passava e

oscuriva......... e vidi da lungi la processione[61] che durava

e le fiammelle deboli scendere e le fulgide sostare.

E quando sollevato no momento il guardo concepii.... scorsi una

forma (indegno) ch'io confronto a mano; debolissimo appetto a

ella lo fulgor celestiale. Ella forma era distesa sulla stella

e concepii ancora! ma li mezzi umani non mi portano a spiegare.

Tremai di spaventoso amore tanto che dal giaciglio venni a

terra, e avrei stimato riconoscenza lacerarmi per intiero —

Priego non giugnea a soddisfar lo mio foco e giunsi al pendio

e pensai alle anime[62] che visione facea discendere; venni

dubitoso, stante ripensando che per ivi andavo alla celletta

amata, non allo turboso mondo, ove il gregge sbattea nell'ovile

credendo sollazzare in mia visione. Rincorato volsi oltre.

Ed ella cosa vi do in forma terrena qual'è lettura che lo spirto

vuostro non giugne al sublimar della cosa.

Spiritismo? · 第 10 / 27 题