E tu vedevi sul fare della notte che la città era in gran
movimento[41]. Alti personaggi uscivano di casa di soppiatto
e scappavano alla vista dei soldati di ronda che, trovatili,
li avrebbero uccisi. Le figlie di Mercurio andavano attorno
per le vie senz'essere vedute, e se qualche ladro ad esse si
raccomandava, lo conducevano in quei posti dove avean visto
mancare la guardia e abbondare il bottino. Spesso si udivano
urli e lamenti. Erano di quelli che le _mercurie figlie_
abbandonavano nell'atto del furto e che qualche bestia feroce,
entrata in città colle tenebre, sbranava e divorava[42]. Intanto
in tutte le case riunioni, assemblee e sacrifici. Ognuno per sè
e Giove per tutti.
Prima dell'alba il re di Menefal, coperto di pelli di fiere
e seguito da armati, era uscito dal suo palazzo per vedere se
qualcuno dei suoi sudditi fosse andato attorno durante la notte.
Cominciava a piovere. Appena percorse alcune vie, non ladri
trovò, nè fiere, nè figlie di Mercurio, ma vide presentarsi
davanti un mostro macchiettato di mille colori che di molti
diversi animali aveva accozzate le membra. A quella vista il re
si perdette di coraggio, e i suoi armati con lui. E rimasero lì
senza poter fare un passo innanzi o indietro, impietrati, fino
al far del giorno.
I cittadini di Menefal, giusta il loro costume, si recarono
allo spuntar del sole al palazzo reale per offerirvi incensi e
sacrifizi al re; ma trovarono il palazzo abbandonato come una
casa desolata: e penetrativi dentro, per la prima volta, furono
atterriti dalla vista di orribili armi e di sanguinosi ordigni
che pendevano dalle pareti d'ogni stanza. Alla notizia di questa
scoperta la gente accorreva da tutte le parti. Ma non coloro
che abitavano nella via dove il re e i suoi armati eran rimasti
di sasso[43] alla vista di quel mostro che non si moveva neppur
esso. Quei poveri abitanti piangevano, strillavano, invocavano
Giove; qualcuno disegnava col carbone quelle orride figure non
mai viste.
Quando il sole fu alto, il re e i suoi armati si riscossero dal
loro[44] torpore e si diressero a corsa verso il palazzo reale.
Vedendoli tutti coperti di pelle, e più in sembiante di bestie
che di uomini, la folla diè mano alle armi appese alle pareti
e gli venne addosso: così il re di Menefal perdette la vita,
ucciso dai suoi sudditi, con le sue proprie armi.
Quel mostro intanto voleva andarsene via, pei fatti suoi; ma la
notizia della sua presenza si era già sparsa per la città e la
folla che aveva ucciso il re già si precipitava contro di lui.
Visto il pericolo quello buttò per terra le varie pelli che
aveva indosso e gridò:
— Fermi! fermi![45]
— Chi sei? — domandava la folla.
— Sono il vostro Salvatore.
Vedendo quell'uomo di un colore diverso dal suo, la folla
ristette.
— Vi ho liberato dal re: ho messo in cimento la mia vita.
— Giove! Giove! — gridarono tutti. — Giove è disceso sulla
terra!
E lo adorarono.