La sera che precedette la partenza della Soleil da Borghignano, fu
davvero una serataccia. La diva aveva molto lavorato coll'Assunta nel
riporre la roba e nel prepararsi per la partenza, e tutt'e due erano
stanche morte. Poi, si sa bene, l'ultimo giorno che si rimane in un
luogo, anche quando non si lasciano nè persone, nè memorie care, non è
mai un giorno allegro, e l'Andreina invece lasciava Borghignano, dove
si era riconciliata con Giacomo, dove si era riunita con lui, dove
aveva amato e dove avea godute di quelle ore così felici, che non si
dimenticano più e che non tornano quasi mai. Era dunque naturale la
sua malinconia, quantunque Giacomo partisse con lei; ma dalla
malinconia all'affanno ci corre, e l'Andreina mostrava dagli occhi
rossi di aver molto pianto, e di tratto in tratto si guardava intorno
smarrita e trasaliva con brividi di ribrezzo e quasi di terrore.
Si sentiva afflitta in tal modo, perchè vedeva quel suo bel nido
guasto e sciupato, come il nido della cingallegra caduto fra le mani
di un ragazzaccio cattivo?... Oppure aveva qualche altra amarezza
chiusa dentro nel cuore?... Sì, quelle povere stanzette presentavan
davvero uno spettacolo uggioso: il suo lettuccio non era più addobbato
colle cortine candide e civettuole dai lunghi fiocchi azzurri, ma la
corona d'ottone, le stanghe e i ferri della camerella apparivano così
spogliati, come uno scheletro gigantesco, dalle braccia lunghe e
sottili. Sopra il canapè del salotto, che aveva udito le parole più
care e i baci più dolci, era stato portato un cassone enorme, color
verde scuro, foderato di ferro. Il giardiniere, finito il nolo, s'era
già portati via i bei vasi di rose e i sempreverdi, dalle larghe
foglie, che nascondevano la tappezzeria vecchia e stinta. Le stuoie,
spogliate dei vari tappeti, logore, indicavano il posto dove le casse
erano state ferme per tanti mesi con delle righe quadrate di polvere e
di sudiciume; ma pure, se tutto ciò era uggioso, l'abbattimento di
Andreina era troppo forte, perchè non dovesse nasconder qualche altro
affanno. Ella andava innanzi e indietro dal salotto alla sua camera,
con mucchi di biancherie e di _spartiti_ che accatastava, sorridendo
amorosamente, sulle ginocchia del Vharè, che rimaneva cupo e
distratto, senza nemmeno guardarla.
--Via, non temere,--gli disse l'Andreina, sedendosi sulle sue
ginocchia, quando ebbe terminato di vuotare i palchetti e di riempire
i bauli.--Non temere; vedrai che domattina lo Schreiber mi risponderà
favorevolmente. Ho telegrafato un'altra volta, a quel tedesco
tartaruga!
Lo Schreiber era l'impresario per l'America, e Andreina, che aveva
firmata una scrittura per due anni gli aveva scritto domandandogli
un'anticipazione di quindicimila lire sul suo contratto. Ella
continuava a dire a Giacomo di non aver ancora ricevuto riscontro alla
sua lettera; ma ciò non era punto vero. Lo Schreiber le aveva risposto
subito, e le aveva risposto un bel no. E il Vharè, quantunque non lo
sapesse, lo prevedeva.
Per il Vharè, avere sì o no quindicimila lire entro le
ventiquattr'ore, voleva dire poter restare al sole o doversi
accontentare di vederlo a scacchi. L'elegante marchese di Vharè era
giunto a questo punto!... I suoi creditori, dopo avergli messo il
sequestro sui mobili di casa, glieli avevano lasciati _in custodia_
con tutte le regolarità volute dalla legge; ma Giacomo, un brutto
giorno che avea dovuto combattere colla fame, aveva cominciato a far
sparire un quadro, poi un seggiolone antico, poi il pianoforte, e così
a poco a poco aveva dato fondo a quasi tutta la roba.
Si trattava di truffa, e c'era tanto d'andare diritto in prigione!...
Andreina, appena il Vharè le aveva confessato il proprio fallo, pareva
disperata: pianti, convulsioni, gemiti; ma poi, sembrò le balenasse un
raggio di speranza, si consolò e consolò anche Giacomo. Era subito
corsa col pensiero a... a Schreiber. Si sentiva tanto felice, povera
Andreina, e le doveva capitare quel colpo terribile!... Aveva finito
di essere gelosa e di temere la contessa Della Valle; lo portava via
lei, il suo Giacomo; se lo portava in America, ed era più contenta
sapendolo povero, perchè, povero, era meno facile che le scappasse di
nuovo, e perchè povero si sarebbe persuaso che lei gli voleva bene
senza nessuna mira interessata... povera Andreina!
Ma per quanto il sentimento dell'onore si fosse attutito nel cuore del
Vharè, tuttavia la parte di procolo, di marito della prima donna, o
press'a poco, offendeva troppo vivamente la delicatezza del
gentiluomo.--Non c'era dubbio; la sua carriera finiva molto male!--Ma
d'altra parte, che cosa poteva fare? Necessità non ha legge, e a conti
fatti, ancora ancora, avrebbe potuto ringraziare la Provvidenza se
quell'affare dei mobili non fosse capitato, sul più bello, a
precipitare la catastrofe.--Scappare!...--Dove?... Lo tenevano
d'occhio, e senza quattrini lo avrebbero ripreso subito...--che!
scappare? ci vogliono quattrini per scappare!...--Intanto,
all'indomani, egli doveva estinguere quindicimila lire di cambiali,
oppure presentare il mobilio intatto, oppure... in galera. I suoi
creditori, per non lasciarlo nell'incertezza, lo avevano avvertito che
non gli verrebbe usato nessun riguardo.--in prigione?... Aveano messo
in prigione, per debiti, anche il conte di Mirabeau!...--Ma questo
riscontro era un magro conforto, e poi, lui, non lo avrebbero messo
dentro per debiti soltanto, ma per truffa.--Dio santo! Bisognava
finirla!...
Il povero marchese era tanto oppresso, quella sera dai più tristi
pensieri, da non badare nemmeno all'Andreina, da non accorgersi che
essa aveva trasalito quando erano sonate le undici all'orologio della
piazza. E poi, gli si era avvicinata quasi subito, baciandolo con gran
passione e dicendogli colla voce piena di lagrime:--Sono stanca assai,
lasciami andar a dormire--Di solito, era sempre Andreina che lo
tratteneva con mille carezze, con mille furberie, con tutti gli
agguati della donna innamorata; ma il Vharè aveva ben altro da pensare
che a fare confronti!... Si alzò, e colla testa bassa, senza dire una
parola, prese il cappello e si avviò lentamente per uscire.
--Vai via?... Senza dirmi nulla? Te ne hai avuto a male?--gli chiese
Andreina, fermandolo ancora con un altro bacio.
--Avermene a male?... Di che cosa? Va... Va a dormire. Hai ragione di
sentirti stanca. Buona notte!--E la baciò distratto, senza sapere
nemmeno lui dove baciava.
--Non temere, Giacomo, vedrai che domani le quindicimila lire di
Schreiber arriveranno di sicuro. Mi par di sentirlo:--Nostro
pell'astro fulgidissimo, non afere che da comantare, tuo piccolo
Schreiber sempre pronto ai comanti,--e Andreina, sebbene avesse la
morte nel cuore, si mise a ridere per far ridere l'amico suo; ma non
ci riuscì.
--Sì... Sì... Schreiber!...--mormorò il Vharè con un'alzata di spalle.
Andreina intese bene quella sorda disperazione e con un tremito lo
abbracciò più forte.
--Giurami che non hai nessuna idea matta per la testa?
--Cioè?... Non ti capisco!...
--Giurami che aspetterai... che aspetterai fino a domani la risposta
di Schreiber?...
--Non vuoi altro?... Giuro che aspetterò.
--No, così no!... Devi giurare per tua madre.
--Ebbene sia: te lo giuro per mia madre.
Giacomo avea lasciata Andreina da una mezz'ora, quando un brum da
nolo si fermò sulla porta di quella casa e ne discese la sarta...
la buona signora. Essa tirò la maniglia del campanello e subito,
da una finestra del primo piano, spuntò una testa di donna e si
udì una voce gridare dall'alto:--Viene subito!--Era la voce
dell'Assunta.--S'accomodi!--rispose la sarta dalla strada.
Poco dopo la porta si aprì e Andreina, tutta imbacuccata, ne uscì
lesta e saltò nel brum. La buona signora le tenne dietro, chiuse lo
sportello e il brum ripartì com'era venuto.
Il Vharè, nel frattempo, era giunto a casa sua, si era levato l'abito,
e così in maniche di camicia, camminava su e giù nella camera spoglia
di quadri e quasi anche di mobili; e continuò a passeggiare per un
pezzo, poi, di colpo, si buttò sul letto ancora mezzo vestito, spense
il lume, ma non potè addormentarsi.
Si vedeva ammanettato fra due guardie di questura, con la tuba pesta,
con le scarpe rotte, e con i monelli che gli correvano dietro urlando
e fischiando... L'immagine era così viva, così spaventosa, che più a
lungo non la potè sopportare. Si alzò di botto, riaccese il lume e
caricò un revolver che teneva in una busta, appeso a capo del letto,
deliberato di uccidersi e finirla. Ma il marchese di Vharè, che in
dieci duelli aveva sfidata la morte baldo e insolente, in mezzo alla
verzura d'un prato, o nel risonante frastuono d'una sala d'armi, lì
solo, in quella camera muta e fredda, ebbe paura. La morte non avea
più nulla di grande, di attraente; non gli appariva più come un
fantasma luminoso che predilige gli eroi, ma gli stava dinanzi lercia
ed esosa, colla faccia arcigna di un usuraio, che mette il sequestro
sull'esistenza.
Sentiva ribrezzo di morire a quel modo.--E se il colpo falliva?... Se
non riusciva ad ammazzarsi del tutto?... Eppure, bisognava farsi
coraggio e finirla.--Allora ricordò che in un armadio aveva ancora una
mezza bottiglia di cognac; la cercò, la trovò e l'ingollò in una sola
tirata; ma nemmeno il cognac riusciva ad ubriacarlo, a stordirlo.
Solamente si sentiva dentro, nello stomaco, un gran calore, un gran
fuoco. Spalancò la finestra e si appoggiò sul davanzale per respirare
un po' meglio; gli pareva di soffocare!...
L'alba sorgeva appena: la luce che stenebrava il silenzio profondo
della strada, tutta chiusa e deserta, gli metteva addosso uno sgomento
indefinibile; e a mano a mano che i profili delle case si disegnavano
più nettamente e le colonne della chiesa lontana uscivano alla luce,
egli provava un grande affanno. Sentiva paura di quel giorno
inesorabile e spietato che incominciava, e avrebbe voluto ancora
un'ora di tenebre per avere un'altra ora di quiete.
Sentì un brivido acuto. Anche quella strada così vuota, con tutte le
porte, con tutte le imposte chiuse, gli faceva risentire, come la sua
camera, l'impressione della tomba, e stava già per richiudere la
finestra, quando fu scosso da un rumore sordo, da un mormorio di voci,
che si avvicinava... Erano i soldati che partivano per le manovre.
Cominciava a vederli bene... Cantavano.--Che cosa cantavano?...--Aveva
udita ancora quella canzone... Ah sì; adesso se ne ricordava! Era la
canzone dei volontarii...
Addio, mia bella, addio,
L'armata se ne va.
Se non partissi anch'io
Sarebbe una viltà.
--Maledetti, come stonano!--brontolò il Vharè che aveva ancora
l'orecchio assai delicato. Ma poi, quasi subito, non badò più alle
stonature. I soldati sfilavano lieti e baldi, animando la contrada
colle loro voci, coi loro canti, col _tran tran_ misurato della
marcia, con un fracasso pieno di vita.
Allora corse a ritroso, col pensiero, in tutti gli anni che aveva
sciupati, e pensò che lui pure, se avesse voluto, avrebbe potuto
diventare qualche cosa... Un prefetto, un diplomatico, almeno un
deputato!....--Se fosse entrato nell'esercito, a quell'ora avrebbe
potuto essere maggiore... colonnello e forse, chi sa, anche generale,
e comandar lui tutta quella gente!...
Il primo battaglione era già passato sotto le sue finestre, adesso ne
passava un altro. I soldati, vedendo il Vharè alla finestra, mezzo
svestito, alzavano il capo guardandolo, mentre ripetevano il
ritornello:
Se non partissi anch'io
Sarebbe una viltà!...
A Giacomo in quel punto, sembrò che il ritornello fosse diretto contro
di lui e gli fosse buttato in faccia come un insulto.
--Perchè non sono partito anch'io, quando gli altri andavano a
battersi?...--Pensò... pensò, cercando una scusa, ma non la trovò. Si
sentiva la testa balorda che gli girava: il cognac incominciava a fare
il suo effetto.
--Dov'ero io, nel 59?... A Monaco, sì a Monaco; a far saltare la
_roulette!_... E nel 60?... Non mi ricordo... non mi ricordo... Ah,
sì... Nel 60 ero a Nizza.--Nel 67, mentre i soldati del Papa
ammazzavano i Garibaldini a Mentana ero... ero... ero... a Parigi, a
rovinarmi colla Fanny Printemps. Ma dunque io sono un...--Ho saltato
una data, il 66!... Ero a Torino, nel 66, e corteggiavo la baronessa
Delafosse... sicuro, mentre suo marito, il capitano, si faceva
ammazzare a Custoza per la patria.--La patria?... Che cos'è la
patria?... Rettorica!
I soldati, frattanto erano passati, le loro voci si perdevano con
un'ultima eco, nella strada che appariva adesso, dopo tutta quella
gente e tutto quel rumore che l'avea attraversata, ancor più seria e
silenziosa; ma il ritornello frullava sempre chiaro e vivo nella testa
di Giacomo.
--Ebbene, sì... _È stata una viltà!_... E perciò? Tornare indietro non
è più possibile, dunque?...--Avanti e _marche_ per l'altro
mondo!--Impugnò la rivoltella, l'appuntò sotto il mento... ma poi si
fermò irresoluto e fissò l'arma cogli occhi inebetiti, borbottando:
--Ammazzarmi? E perchè mi dovrei ammazzare?... Avrei tutto da
perdere... e niente da guadagnare... Il nome?... Non lo
salvo.--L'onore?... Oh, l'onore!... Tanti che valgono meno di me,
vivono allegramente, rispettati e temuti. Se invece potessi davvero
andarmene in America coll'Andreina!... E Schreiber?... E Schreiber è
un ladro. Si lascia impiccare piuttosto di tirar fuori un quattrino,
prima del tempo!...--Ma forse, dovrei ammazzarmi io, perchè Schreiber
è un cane?... Che!... Se non mi ammazzo, diranno che sono un vile; ma
se mi ammazzo diranno che sono un vile lo stesso. Buffoni!... No! non
mi ammazzo. A tutto c'è rimedio, tranne all'osso del collo, Andreina,
farà furori... Pago i debiti... Torno dall'America milionario... Chi
sa! Chi sa! Sono a tempo forse di... di... ventare de...putato.
Così dicendo si avvicinò al letto, barcollando. Le pareti ballavano in
giro e la stanza pareva piena d'insetti che ronzassero molesti... Si
buttò, sbuffando, sul letto; ma allora ebbe un impeto di rabbia, di
furore contro sè stesso, perchè era un vigliacco, perchè non aveva il
coraggio di uccidersi. Si voltò cercando il revolver a tastoni, e
smaniando perchè non lo trovava più, stramazzò per terra lungo
disteso... Borbottò ancora qualche parola, si strappò la camicia sul
petto, poi si addormentò profondamente.
La mattina dopo, il servitore del Vharè, spinse adagio l'uscio della
camera, ma non l'aveva aperto del tutto che già si udì un grido
disperato, e una donna, Andreina, buttando da parte il vecchio che era
rimasto sulla soglia impietrito, si precipitò sul Vharè ch'era sempre
addormentato per terra, col revolver vicino. Quel grido e i baci, e le
strette angosciose dell'Andreina risvegliarono Giacomo dal suo sonno;
egli si guardò intorno smarrito: non capiva...--Era ancora vestito?...
Era caduto dal letto?!... Perchè lo fissavano in quel modo?...
--Sei ferito?!...--gli domandò Andreina tutta tremante...
Il Vharè, a tale domanda, cominciò a ricordare quanto era successo, e
trovandosi ancora vivo e sano in mezzo a quello sgomento e a quel
dolore, si sentì impacciato e vergognoso; tuttavia superò presto il
suo turbamento. Si risvegliava alla vita in una condizione molto
comica; e però... bisognava riderne per il primo!
--No, no. Avevo pensato d'ammazzarmi, è vero; ma la risoluzione è
seria; ho creduto bene dormirci su... e ora... ho cambiato idea.
Giacomo disse tutto ciò con un ghigno, con una smorfia dolorosa.
--E tu?... che vieni a fare così presto?--domandò all'amica appena il
servitore se ne fu andato.
--Sai,--rispose Andreina, arrossendo,--sono arrivati i danari di
Schreiber.
--Possibile?...--e il Vharè, non pensando ad altro che a quella
fortuna che lo salvava, strinse l'amante fra le braccia. Ella chinò il
capo per islacciarsi il busto; e ne tolse un grosso pacco di biglietti
di banca.
--Ecco,--balbettò sulle prime confusa, impacciata, ma poi animandosi e
parlandone con grande precipitazione:--Ecco le... le quindicimila
lire... per levare il sequestro,--Colla vendita della tua roba, avremo
tanto da fare il viaggio e da vivere finchè arriveremo sulla _piazza_:
in America, vedrai, se l'impresario vorrà sentir cantare la Soleil,
dovrà tirarne fuori degli altri. Ma adesso intanto, si può partire col
cuore tranquillo e ritornare, poi, con la testa alta. Vedrai... in
pochi mesi pagheremo tutti i debiti. Tu mi sarai di grande aiuto cogli
impresari, cogli agenti teatrali; sarai la mia fortuna. In arte, ne
abbiamo tanto bisogno di un uomo per difenderci dai pirati!...
Il Vharè fece un'altra smorfia. Si vedeva seduto dietro il _bigoncio_,
all'ingresso d'un teatro, fra due portieri, e gli sembrò di udire
dietro le spalle il riso schernitore di Lalla.
Allora, per svagarsi, cominciò a numerare sbadatamente i biglietti di
banca: erano tutti nuovi fiammanti.--Come mai?--Questa combinazione lo
meravigliò; alzò colla mano il piccolo orologio che Andreina portava
appeso alla cintura e vide che non erano ancora le nove e mezzo.
Guardò Andreina fissamente: era pallida, spettinata, col volto
affaticato, cogli occhi lividi le labbra arse...
--A che ora hai ricevuto la lettera?...
--Colla prima dispensa, rispose Andreina tornando ad arrossire ed a
turbarsi.
--Con un _assegno_, non è vero? Perchè una somma così forte non si
manda mai in una lettera assicurata.
--Sì... un _assegno_... sulla Banca Nazionale.
--Sulla Banca Nazionale? E ti venne scontato a quest'ora... Sono le
nove e mezzo appena e la cassa non si apre prima delle dieci!
Andreina abbassò il capo, confondendosi sempre di più; quelle domande
la imbarazzavano assai; non le aveva prevedute!... Giacomo indovinò,
comprese tutto in un attimo, e stringendo Andreina per le braccia, la
scosse violentemente. Di', rispondi, rispondi,--balbettò con voce
rauca,--rispondi senza mentire. Voglio saper tutto!... Da chi hai
avuto questo danaro?... Da chi?
Andreina, non rispose; ma scoppiò in un singhiozzo quando l'altro le
sussurrò un nome all'orecchio. Non era più possibile mentire. Giacomo
si fe' bianco in faccia; Avrebbe voluto percuotere quella donna,
stracciare tutto quel danaro infame! Ma dopo l'impeto della prima
commozione, calmandosi un poco, pensò che quella donna si era
sacrificata per lui, che quel danaro, per quanto fosse infame,
rappresentava pure la sua _onorabilità_ e che lo salvava dall'essere
accusato di truffa...--Non c'era altra via di scampo. Se voleva
salvare il suo onore, o almeno salvarsi dalla prigione, bisognava
accettare il prezzo di quel lurido mercato!... Giacomo lottò a lungo
col cuore, coll'orgoglio, che gli si rivoltavano... poi, infine,
sospirò profondamente, strinse Andreina sul petto e le sfiorò appena i
capelli; ma con grande sforzo: senza guardarla.
--Che?... Mi baci?--esclamò la poveretta allontanandosi e fissandolo
con uno sguardo in cui, oltre alla meraviglia, c'era dell'amarezza, e
quasi della paura.--Mi baci?
--Povera donna!... hai voluto salvarmi!
Ella continuava a fissarlo con un'espressione indicibile di stupore e
d'angoscia.
--Ma perchè mi guardi così?... Che hai?...
--Ho... non ho nulla; ma, adesso che sai tutto... se mi amassi davvero
avresti dovuto uccidermi colle tue mani... con un colpo solo...
strozzarmi.
Giacomo tacque, confuso. Non sapeva che cosa rispondere: quella donna
aveva ragione e valeva assai più di lui.
Pagate le cambiali, venduto in blocco tutto ciò che gli era rimasto,
il Vharè, già quasi abituato alla nuova condizione, se ne andava per
sempre da Borghignano. dopo aver chiuso l'ultima volta il suo
quartierino, che non era più suo. Ma in fondo alla scala, vide il
vecchio servitore che lo aspettava muto, con una gran tristezza
impressa sul viso; aveva le scarpe rotte e il berretto, che teneva in
mano, perdeva la fodera. Il pover'uomo, fissava il marchese
coll'occhio di un cane che sia stato maltrattato ingiustamente dal
padrone.
Giacomo si fermò di botto, battendogli sulla spalla.--Hai fame, non è
vero?--gli chiese frugandosi coll'altra mano nei taschini del
panciotto.
--Nossignore...
Giacomo contò il danaro di cui poteva disporre: era pochino assai. Ma,
in quel momento, mentre pensava di ricorrere all'Andreina, perchè il
vecchio avesse tanto da poter campare un paio di mesi, gli cadde
sott'occhio l'anello che gli aveva regalato Lalla; la turchina colle
rose d'Olanda. Egli non lo aveva mai venduto quell'anello, nemmeno nei
momenti più difficili, per una di quelle ripugnanze che erano fra le
anomalie del suo carattere di gentiluomo pervertito. Rimase un istante
sopra pensiero, guardandolo, lisciandolo e poi borbottò:--Infine,
posso ben dire che mi ha portato sfortuna!--Se lo levò dal dito
risolutamente, lo unì al danaro e diede tutto al servitore.--Prendi,
con queste poche lire e con questo anello avrai da vivere, non
allegramente, ma insomma tanto da poterla tirare innanzi per un po' di
tempo. Appena saremo... sulla _piazza_,--e il Vharè sorrise, come
aveva fatto prima con Andreina, in un modo che pareva una
smorfia;--appena saremo arrivati sulla piazza, ti manderemo il resto.
Mia madre, forse, ebbe torto di mettermi al mondo, ma tu, che l'hai
servita fedelmente, non devi crepar di fame. Piangi?... Non credi alla
mia parola?
--No, no, signor marchese; non è per ciò; ma... sono tanto vecchio...
Chi sa se potrò vederlo ancora?...
A queste parole, cessò d'un tratto il riso forzato, schernitore del
marchese Giacomo: egli battè un'altra volta sulla spalla del buon
vecchio:--Sì, sì. Ci rivedremo ancora, ci rivedremo!--gli disse. E se
ne andò in fretta, perchè si sentiva commosso.
Con tutti gli amici e con tutte le donne che lo avevano amato, con
tutti i sorrisi, gli amori e le fortune della sua vita, l'unico che lo
avrebbe ricordato e rimpianto sarebbe stato quel povero vecchio... il
suo servitore.