A Santo Fiore, in questo frattempo, era successo un fatto molto
importante: nientemeno che la signora Veronica e la bella Ottavia...
erano rimaste incinte tutte e due, con grande contentezza e meraviglia
del signor Domenico e del signor Niso, ai quali le rispettive consorti
non avevano mai concesso un tanto onore.
Il nuovo segretario comunale, succeduto al povero Frascolini, morto da
qualche mese, un giovinottino della città, tisicuzzo, giallo, biondo e
un po' gobbetto, ma ricco di cuore e d'un _pince-nez_, era riuscito a
rappattumarle fra di loro, tanto che adesso, tutt'e due, la Minerva e
la Venere del paese, facevano disegni in comune, pei loro nascituri, e
volevano essere chiamate zia, l'una e l'altra, dal rispettivo _bébé_
dell'amica. Era un divertimento per tutto Santo Fiore quando la
brigatella andava insieme e d'accordo per istrada, a fare la
passeggiata igienica del dopo pranzo. Camminavano adagio adagio; ma il
gobbetto rimaneva in mezzo, quasi nascosto dalle donne e
dall'_Omnibus, gazzetta di Borghignano_ che egli teneva spiegata,
leggendone ad alta voce l'appendice. La bella e maestosa Ottavia,
dondolante, la pancia gravida che risaltava sotto un grembiule
scarlatto, voleva far la bambina, la vergognosetta, e arrossiva,
frignando, ad ogni scherzo che le veniva diretto. E a quelle
allusioni, quando il signor Niso si trovava presente, arrossiva anche
lui, per una contentezza fiera e modesta. La signora Veronica, invece,
superba del suo stato, camminava colla testa alta, la faccia arcigna,
lanciando certe occhiate che dardeggiavano e parevan dire a tutti
quelli che incontrava:--Fate altrettanto, se ne siete capaci!...
Ma, tuttavia, questo duplice e fortunato avvenimento, non era la sola
novità importante di Santo Fiore: c'era ben altro!...
Sandro Frascolini era ritornato al paese, appunto in que' giorni, per
raccogliere l'eredità paterna (una decina all'incirca di mille lire);
e intanto, non volendo perdere il suo tempo, si dava attorno tentando
di fondare il _Circolo democratico degli Operai Agricoltori_ e cercava
azionisti per un suo giornale politico di là da venire: L'Amico del
Contadino. Il Frascolini, adesso, l'aveva a morte coi nobili e coi
preti, ch'egli chiamava _sepolcri imbiancati_, poi prendeva spesso la
sbornia, portava la cravatta rossa, il cappello alla _Lobbia_ e usciva
sempre con un nodoso bastone.
Egli aveva dovuto abbandonare il canto per la politica, dietro il
consiglio di un classico pugno che aveva preso in un occhio, per amori
e gelosie del dietro scena. Era però sempre un bel giovane, anche con
un occhio solo; il vuoto lasciato da quell'altro, che se n'era ito, lo
teneva nascosto con una benda di seta oscura. I crapuloni, gli oziosi
e le birbe lo portavano in auge; ma aveva perduta la stima delle
persone dabbene. Il signor Domenico, per esempio, il sindaco, gli
aveva levato il saluto. Il medico e il veterinario lo schivavano, e il
maresciallo dei carabinieri gli teneva gli occhi addosso. In quanto al
signor Niso... Il signor Niso lo salutava sempre, ma poi se ne
scusava, sospirando, colla moglie, che non voleva--vergogna!--e lo
strapazzava per quella sua debolezza.
Invece don Vincenzo soffriva una gran paura del Frascolini, e quando
usciva dalla canonica, faceva sbirciare dal _nonzolo_ se lo scorgeva
sulla piazza, e se c'era, sgattaiolava dalla porticina di dietro. Il
Frascolini non lo insolentiva, e non lo minacciava: soltanto si levava
il cappello, e inchinandosi profondamente gli gridava dietro ad alta
voce:--Mi saluti la _signora_, reverendo!
La Veronica e l'Ottavia incontravano spesso il Frascolini nelle loro
passeggiate, ma era tal e quale come se non lo avessero mai
conosciuto. Tiravano via diritto, la Veronica guardandolo fiera,
minacciosa, a testa alta, la Ottavia abbassando gli occhi,
pudicamente, e stirandosi il gonfio grembiule colle mani. Quando poi
erano passate innanzi, si scambiavano un'occhiata di sopra al piccolo
segretario, il quale, alla vista dell'ex tenore, parea volesse
nascondersi tutto dentro la gazzetta. In quanto al Frascolini, egli
non ci badava, nemmeno per riderne! Si sentiva salito troppo in alto
per occuparsi delle signore di Santo Fiore!
La duchessina, lo stesso primo giorno ch'era arrivata in villa, lo
vide subito, fermo sulla piazza della Stazione; ma, sul momento, non
lo aveva nemmeno riconosciuto. Gli fu indicato da miss Dill, la quale
era andata incontro alla contessa Della Valle, componendosi sulle
labbra una smorfia, un sorriso, col quale voleva esprimere tutto il
suo giubilo; ma invece, in fondo al cuore, la miss era molto seccata
pel ritorno della duchessina. Ormai ci avea preso troppo gusto a
spadroneggiare a Santo Fiore e ad essere libera de' fatti suoi.
A Lalla la vista del Frascolini non fece nessuna impressione; tant'e
tanto, a lei non poteva far nulla di male!... La sua figura plebea,
gli stessi ricordi dell'ultima scenata ch'egli le aveva fatta a
Borghignano, tutti insomma i molti ricordi di quella scappatella
sentimentale, s'erano via via dileguati dal suo animo, alla stessa
guisa che i primi tepori d'un bel mattino d'autunno fanno dileguare
dai cristalli della finestra i fantastici rabeschi, i fregi bizzarri
che la nebbia e il freddo della notte vi avevano disegnati.
D'altra parte il Frascolini, per qualche giorno, non si lasciò vedere
dalla duchessina; egli invece si ubbriacava più spesso, e le sue
sfuriate contro le _carogne aristocratiche_ si facevano più irose, più
violente. Adesso aveva imparato a memoria lunghi brani dei _Misteri
del Popolo_ di Eugenio Sue, e spesso ripeteva le profetiche invettive
dei figli di Gioele, il _brenn_ della Tribù di Karnak, spacciandole
come roba sua. Durante quelle sfuriate stringeva i pugni, si mordeva
le dita, e schizzava foco dal suo occhio vivo, iniettato di sangue,
con un'espressione di rancore, di odio, di ferocia, da non lasciare in
lui nessuna traccia del buon Guglielmo (quello dei _Due Sergenti_) che
tante lacrime aveva fatto spargere alle sensibili donnine di Santo
Fiore. Ma, con tutto ciò, Sandro Frascolini non mostrava molto
coraggio contro la _casta_ esecrata: tutt'altro!... bastava ch'egli
udisse, mentre stava predicando in piazza, la sonagliera dei due
_poney_ della contessa Della Valle, perchè fuggisse via, come un cane
scottato!
Un giorno, per altro, rimase preso, lì, su due piedi, quando meno se
l'aspettava. La contessa usciva dal palazzo a braccio di Giorgio per
andare a salutar don Gregorio, e Sandro la vide passare vicina, tanto
vicina, da udire ancora una volta il timbro della sua voce, tanto
vicina, da vederla ancora una volta nella sua personcina vaga,
sottile, tutta bianca e odorosa come un fiore, con quegli occhioni
grandi e modesti...
Tutti s'inchinavano umili e riverenti; ella passava via leggera,
tranquilla, simile alla visione di un sogno.
E dire ch'egli l'aveva stretta fra le sue braccia quella creatura
superba che sembrava una regina!... e dire ch'egli l'aveva baciata in
bocca, ch'egli le aveva cacciate le mani nei capelli, ch'egli avea
confusa la sua propria colla voluttà di quella creatura vereconda...
che sembrava una madonna!...
Quell'incontro di Lalla, inasprì la ferita sempre aperta. Sandro tentò
di ubbriacarsi, prima col vino, poi co' liquori; ma non ci riuscì.
Rimaneva freddo, cupo, coll'immagine di Lalla fissa dinanzi agli
occhi. Imprecava contro di lei, la malediva, la copriva d'insulti, ma
Lalla gli sorrideva cogli occhi languidi, la bocca umida, socchiusa,
dalla quale usciva l'alito caldo e profumato, che gli risollevava nel
sangue il ricordo dei fremiti lunghi e voluttuosi di quel suo
corpicciuolo morbido di sensitiva. Sparuto e taciturno, viveva solo,
lasciando in pace, per il momento, tutti i figli di Gioele, il _brenn_
della Tribù di Karnak. Sfuggiva gli amici, i soci, i camerati, e mancò
più di una volta alle sedute del _Circolo democratico degli Operai
Agricoltori_.
Lalla aveva l'abitudine di ritornare da Santo Fiore al Villino tutte
le sere a piedi, dopo di aver preso il _perdono_ in chiesa, con miss
Dill e con don Vincenzo. La strada, larga e dritta, era tutta chiusa
da folte siepi di pruno selvatico, rese più fitte dagli ontani che vi
si spesseggiavano. Solo ad una metà circa del cammino, venendo dal
paese, le siepi erano aperte da due passaggi, l'uno di contro
all'altro, che mettevano nei campi.
Lungo quella strada non s'incontrava mai anima viva: una sera Lalla
sentì camminare al di là delle siepe, ma non vi fe' caso. La sera
dopo, invece, avvicinandosi dove si apriva il passaggio, appoggiato ad
uno de' cancelli vide un uomo fermo, immobile, colle braccia
incrociate sul petto. Lo indicò agli altri e lo riconobbero subito:
era Sandro Frascolini, Si consultarono a bassa voce: tornare indietro
non si poteva, dunque, per amore o per forza, bisognava tirare innanzi
e passargli proprio sui piedi.
Lalla aveva una gran paura, il cuore le batteva fortemente, e colla
coda dell'occhio guardò se il Frascolini si levava il cappello, perchè
gli avrebbe fatto anche lei, di ricambio, un salutino gentile, tanto
per non irritarlo maggiormente. Ma il Frascolini non si mosse.
A don Vincenzo tremavano le gambe, non fiatava. Il povero prete si
faceva curvo, piccino, piccino, sperando, quasi, lui così grosso, di
potersi nascondere dietro alla miss, che camminava impettita, dura
come fosse di legno.
Gli passarono davanti adagio adagio, poi a mano a mano, senza
accorgersene, affrettarono il passo sempre di più, e quando furono in
vista del Villino si può dire che andavano di corsa, tutti e tre
stretti insieme, senza mai voltarsi, senza mai parlare, colle sottane
svolazzanti, innalzando mentalmente una preghiera al buon Dio in tre
lingue diverse: in italiano, in inglese e in latino. Giunti a casa, al
sicuro, miss Dill bevette subito un bicchierino di _acqua di tutto
cedro_, ed ordinò al credenziere di sturare una bottiglia per don
Vincenzo. Lalla non prese nulla; passato il pericolo, era passata
anche la paura, e scherzava e rideva raccontando a Giorgio quanto le
era accaduto, e metteva in burletta don Vincenzo e l'istitutrice. Ma
disse al marito che le altre sere sarebbe andata a Santo Fiore in
carrozza e che lui l'avrebbe dovuta accompagnare. Giorgio ne fu ben
contento, quantunque in pericolo, in tutto ciò, non vedesse altro che
le spalle del Frascolini.
Quando la duchessa Maria e il duca Prospero erano venuti in campagna,
avevano condotto seco anche la Giulia che, in quegli ultimi giorni,
aveva dovuto abbandonare i Della Valle per casa d'Eleda. Era stato
Prospero Anatolio a consigliare ed a voler così, non trovando nè
conveniente, nè divertente per la ragazza, quel dover correre dietro a
far da comodino fra marito e moglie. Pier Luigi, senz'altro, aveva
approvato ed accettato il cambiamento, ed era partito per
Varese.--Sarebbe poi ritornato a Santo Fiore, sarebbe, a riprendere la
pupilla, in ottobre, dopo le corse, dopo.
Le due famiglie, unite e d'accordo, vivevano sempre insieme. I Della
Valle andavano a pranzo--dalla mamma--quasi ogni giorno e dopo,
accompagnati dai d'Eleda, a piedi, avendo i medici consigliato alla
duchessa qualche breve passeggiata, ritornavano al villino, dove
passavano la sera giocando e facendo un po' di musica.
In quelle piccole gite, Lalla dava il braccio a miss Dill. Fra la
vecchia istitutrice e la contessa Della Valle era nata di fresco una
grande intrinsichezza: la mattina andavano insieme alla messa di don
Vincenzo (don Vincenzo la diceva apposta un po' più tardi) e insieme
combinavano molte altre divozioni. Miss Dill, aveva sempre qualche
notizia, qualche pettegolezzo da riferire in segreto e fu lei che fece
prendere una sgridata solenne alla Nena, raccontando alla contessa di
averla veduta col Frascolini, poco lungi dalla villa.
Il duca Prospero, invece, dava il braccio alla Giulia e le confidava,
sospirando, di essere un marito infelice: sua moglie, la _Madonna di
neve_, non sapeva comprenderlo e tanto meno apprezzarlo. Maria e
Giorgio venivano gli ultimi, un po' discosti dagli altri, perchè
Maria, più debole, si stancava più presto.
Dopo che Lalla aveva fatto capire alla mamma di essersi accorta della
sua freddezza per Giorgio, Maria aveva creduto bene di mutare contegno
e di mostrarsi col genero assai meno riservata. Ella temeva che quella
bizzarra figliuola potesse sinistramente interpretare la rigidezza
fino allora mantenuta ne' suoi rapporti col conte Della Valle. Ne
parlò prima, in proposito e lungamente, con don Gregorio, e il buon
prete pure la persuase che, ormai, essa non aveva più nulla da temere,
che ormai, tutte le prove più aspre erano state superate e che però
poteva, anzi doveva espandere in una nuova tenerezza, tutta quella
grande passione che l'aveva colpita, senza riuscire ad abbatterla.
--Non hai più nulla da temere... No... consolati... hai vinto!--diceva
a Maria don Gregorio.--Per quanto possa essere grande la tua
tenerezza, io ti conosco bene, tu lo amerai coll'affetto di una madre.
Maria, a quelle parole, chinava il capo e sospirava.
Sì, lo avrebbe amato come una madre; ma sentiva pure che nessun
figliuolo al mondo sarebbe stato amato come Giorgio Della Valle!
Un'altra voce più intima, segreta, consigliava a Maria quel mutamento:
una voce le diceva, consolandola, che molto ancora non le rimaneva da
vivere; e Maria non voleva... aveva diritto di non lasciare una
memoria che non fosse cara, un rimpianto che non fosse duraturo. Non
era tutto per lei?... La sua consolazione, la sua felicità, il premio
suo che sospirava, che domandava a Dio, per le angosce sofferte?
E in quelle indimenticabili passeggiate, era sempre Lalla il
prediletto argomento d'ogni loro discorso. Giorgio confidava--alla
mamma--tutto l'amore, tutta la passione che gli traboccava dall'anima
e le confidava (a lei, _a lei sola_) premendole il braccio
teneramente,--ch'egli sperava sempre... che il suo sogno dorato non
era del tutto svanito... insomma... quella sua felicità così grande
sarebbe stata compiuta soltanto da un bambino... un bambino della sua
Lalla!...
Maria, pallidissima, ma col volto irradiato da un sorriso mesto e
soave, riusciva, forse lacerandolo, ad aprire il suo cuore a
quell'eloquenza dolce e appassionata!... E mentre Giorgio, lietissima
di riacquistare così la sua buona sorella, ma dolente di averla in
quegli anni tanto sconosciuta da non rifuggire dinanzi a un sospetto
mostruoso, esprimeva con calda espansione la stima profonda che le
professava. Maria, che non voleva desiderare di più, innalzava
sospirando gli occhi al cielo, ancora scintillanti di lacrime. E anche
Maria faceva voti, anch'essa, la povera martire, perchè il desiderio
di Giorgio fosse esaudito. Del resto, quel bimbo (e maschio,
s'intende) era un po' il desiderio di tutta la famiglia; ma le
speranze parevano diminuire con ogni giorno, anzi, con ogni mese che
passava.
Anche Lalla n'era contrariata, e non voleva farlo capire. Ci teneva ad
essere invidiata anche nella sua perfetta felicità, e perciò ripeteva
a tutt'andare che l'aver figliuoli non era altro che una seccatura!...
Ma poi... Pier Luigi ghignava, la Giulia sorrideva e il duca... povero
duca! Egli era addolorato più di tutti!... Aveva ottenuto che il
primogenito dei Della Valle avesse a portare riuniti i nomi delle due
famiglie e chiamarsi Prospero Giorgio Maria Anatolio conte Della Valle
e duca d'Eleda, ma... ma come per fare un arrosto di lepre occorre per
lo meno la lepre, così per ottenere un futuro duca d'Eleda,
occorreva... un contino Della Valle!...
Giorgio, dal canto suo, si guardava bene dal lasciar trasparire neppur
l'ombra del dispiacere; e ciò, primieramente, perchè egli voleva
troppo bene a sua moglie, e poi perchè, sua moglie aveva finito
coll'imporsi in tutto e per tutto e coll'avere su di lui un grande
predominio. Quasi quasi, certe volte, si sentiva intimidito, aveva un
po' di soggezione, specialmente a doverla contradire. Essa faceva
tanto presto a montare in collera!... E le collere di Lalla, ad onta
della sua dolce soavità, ad onta della sua compostezza tranquilla,
erano sorde e ostinate. Non gridava, non faceva scene, ma non gli
rivolgeva più la parola, e a qualunque cosa che egli le dicesse
rispondeva con un--_come vuoi_--immutabile di espressione e di tono,
mentre alle sue carezze essa si faceva di ghiaccio.
La più ostinata di quelle _collere bianche_--era Pier Luigi che le
chiamava così--il Della Valle l'ebbe appunto da combattere nei primi
giorni che erano arrivati a Santo Fiore. Appena Lalla fu persuasa che
suo marito non aveva alcun sospetto fondato e che ormai la credeva più
candida di un'innocente colombella, pensò subito a difendersi per
l'avvenire e anche un pochino a vendicarsi, per lo spavento avuto.
Giorgio tentò ogni mezzo per acquetarla: la dolcezza, le carezze, le
preghiere, i rimproveri;--niente: non c'era verso di smuoverla! Lalla
ci teneva troppo a far sì che quella lezioncina fosse ricordata ben
bene, e quando cedette finalmente, e solo perchè cominciava ad essere
seccata lei stessa della propria ostinazione, volle ancora
stravincere, e ci riuscì.
--Ebbene, io dimenticherò e perdonerò--disse a Giorgio che la
supplicava,--ma ad un patto.
--Quale?... tutto ciò che vuoi!...
--Devi essere sincero e rispondere _sì_ o _no_, francamente, ad una
mia domanda.
--Ti dirò tutto!
--Fu tuo zio, fu Pier Luigi, non è vero, quello che s'è presa la
briga...--e Lalla sorrise con malizia birichina--quello che s'è preso
il bel divertimento di aprirti gli occhi?
--Scusa, ma prima di rispondere bisognerebbe...
--O _sì_ o _no!_...
--Ma...
--_Sì_ o _no_?
Giorgio la guardò facendole capire ch'essa aveva indovinato, ma non
volle dirlo apertamente.
--Lo sapevo, sai, oh lo sapevo!... Quello invece che non sai tu, è
perchè il tuo caro zio mi odia.
--No, Lalla, non ti odia; anzi, ti vuol molto bene!
--Troppo... troppo bene!...--esclamò Lalla, diventando rossa,
palpitante di vergogna e di collera.--Sai, Giorgio? ho dovuto
difendermi a viva forza! Mi ha baciata a tradimento!... L'ho scacciato
dalla mia stanza!... Per questo si vendica!
--Lui?... Pier Luigi?... Pier Luigi?!--esclamò Giorgio balzando in
piedi.
--Sì!... Soltanto perchè era lui... Pier Luigi... perchè era tuo zio,
ho taciuto.... ho soffocato tutto dentro di me!.... Ma quanto
piangere, Giorgio! Piangevo sola, di nascosto, piangevo di vergogna,
di collera, di ribrezzo!... Dio, Dio, che giorni, che notti orribili!
Ma speravo di poter risparmiare, almeno a te, questo gran dolore!
Invece ora... non posso più tacere; mi sento il dovere, ho il dovere
di dirti tutto. Speravo che il modo col quale l'ho trattato potesse
bastare; invece no; mi sono ingannata! Cattivo e perfido, quanto è
brutto, ributtante! Approfittò della mia stessa bontà per farmi del
male, per avvelenare il nostro amore! È un'infamia!... È infame!--E
Lalla, tutta tremante per l'urto dei singhiozzi, finì scoppiando in un
pianto dirotto.
Giorgio, pallido, smorto, non disse una parola. Oh, se Pier Luigi gli
fosse capitato dinanzi in quel momento, egli lo avrebbe
schiaffeggiato... ammazzato.
Ma poi non potè reggere a lungo: quel miserabile che aveva insidiato
il suo onore, insidiata sua moglie, era il fratello di sua madre!... E
si buttò sopra una poltrona coprendosi il volto con le mani.
Lalla cessò dal piangere, si strinse al petto di Giorgio e lo coprì di
baci.
--Nino mio, Nino mio! La tua Lalla ti vuol tanto bene!....
Giorgio sospirò, scrollando il capo; Lalla, tenera, affettuosa,
sedendosi sulle sue ginocchia, stringendolo colle belle braccia
odorose, tornò a baciarlo, continuò a baciarlo, sussurrandogli
parolette care e deliziose ch'erano altrettante carezze:
--Oh, Nino mio, tu sei stato ingiusto colla tua piccola Lalla e l'hai
giudicata a torto; hai dubitato di lei, del suo affetto per te: l'hai
sgridata, l'hai spaventata con una scena terribile; l'hai costretta a
scappar via da Borghignano a precipizio, e tutto ciò per che cosa?...
per chi?.... Per un brutto cattivo!... Ma d'ora innanzi crederai
sempre alla tua Lalla, vero?... alla tua Lalla che ti vuol tanto
bene!...
--Sì.
--Crederai sempre a me?... E a nessun altro?...
--Sì!... Sì!...--rispose Giorgio vinto, consolato, innamorato; e
Lalla, in compenso di una tale promessa, lo fece delirare con un
furore di baci.
In quella commozione e in quel trasporto la duchessina era spontanea e
sincera.--Povero Giorgio, tanto buono!--Era contentissima di non aver
rimorsi e il Vharè non lo voleva più vedere, sentiva che non lo amava
più. No, no; non voleva più saperne di sotterfugi: aveva avuto troppa
paura. Sentiva ancora, come in quel malaugurato venerdì, i passi di
Giorgio, quando si avvicinava al salottino:--Dio, Dio! Che
angoscia!... che momento terribile...
Ma, dopo qualche giorno, ormai pienamente sicura di suo marito,
ricominciarono le inquietudini per via del Vharè.--Come avrebbe egli
accettata quella scomparsa improvvisa e, sopratutto, quel suo continuo
silenzio?...--Lalla, appena a Santo Fiore, aveva pensato se gli doveva
scrivere, tanto per calmarlo.--Ma, poi, per mandargli la lettera?--Di
chi si sarebbe fidata?--Della Nena?... E se Giorgio l'avesse spiata e
scoperta?... Allora... allora suo marito avrebbe avuto ragione di
credere anche quello che non era, perchè lei, infine, non aveva
_rimorsi!_--Non sarebbe stato prudente nemmeno il valersi, come al
solito, dei libri. Giorgio, che non era uno stupido, avrebbe capito
subito il contrabbando.--Era meglio lasciar correre l'acqua per la sua
china...--e lasciò correre.
Per altro, passato molto tempo, quando fu sicura che il Vharè non
pensava, nè avea mai pensato di correrle dietro, allora si sentì un
po' mortificata.
--Ma dunque?... non era innamorato come diceva?... Si rassegnava a
perderla, e per sempre, senza ribellarsi, senza fiatare?...
Oh,--allora, per ripicco, voleva mostrarsi indifferente anche
lei!...--E per ciò, quando arrivarono le prime visite della Bertù e
della Calandrà, la contessa Della Valle fu di buonissimo umore,
raccontando che vedeva molta gente, che andava alla caccia, che andava
a cavallo, insomma che si divertiva dalla mattina alla sera. E tutto
ciò perchè il Vharè lo sapesse e fosse convinto che se lui si era
subito confortato, anche lei non moriva di dolore!... In tal modo,
senza che Lalla se ne fosse accorta, il bel marchese, uscitole dal
cuore da una parte vi rientrava dall'altra; sempre, è vero, per
stradette oscure e recondite chè, direttamente, lì dentro per la
strada maestra, non vi entrava nessuno.
Cessati tutti i timori, quella rottura col Vharè le spiacque anche per
un'altra ragione: Pier Luigi, la Bertù, la Calandrà, Gianni Rebaldi,
tutti insomma i pettegoli maligni di Borghignano, avevano ragione di
stare allegri; avevano ottenuto il loro scopo; quello, cioè, che il
Vharè non le andasse più in casa, e non le facesse la corte.
Ogni volta che pensava a questo fatto, e nella solitudine di quella
sua vita uniforme e noiosa Lalla ci pensava troppo di sovente, si
sentiva rodere per un po' di rabbietta. A poco a poco, essa cominciò a
dir male del mondo e della _società_; le sue parole erano piene di
amarezza; tutti erano--cattive lingue--tutti erano--maligni--e quando
la Calandrà e la Bertù ritornarono a Santo Fiore--perchè d'autunno e
di primavera esse andavano in giro per le ville, a scroccare pranzi e
colazioni--furono ricevute da Lalla tanto freddamente, che non osarono
ripetere l'improvvisata.
Un altro signore che si ebbe un'accoglienza non molto cordiale in casa
Della Valle, fu Pier Luigi; questi, come aveva promesso a Prospero
Anatolio, era venuto dopo le _corse_ di Varese a Santo Fiore, per
riprendere la Giulia.
--Allontanare Pier Luigi da Giorgio!...--Lalla trionfava; ma col
marito si mostrò dolentissima di essere la cagione innocente di quella
rottura, e lo consigliò, lo pregò, lo supplicò a non fare scene, e
lasciar correre.
--Quello che gli stava ben detto, glielo aveva saputo dir lei; ma non
conveniva inimicarselo; ormai lo conoscevano, e perciò del male non
poteva più farne.
Giorgio le promise tutto ciò, ma non andò a prendere lo zio alla
stazione, e anche al Villino gli fece un'accoglienza glaciale.
--Ah, ah!... la colombina, ha confessato, la colombina! Sicuro, ha
confessato il peccato mio per nascondere il proprio!--borbottava Pier
Luigi, che aveva tutto indovinato.--Me l'ha fatta; ma me l'ha fatta
bene, ed a tempo. Eh, c'è sangue, c'è!... Un po' che volesse
ingrassare, sarebbe una perfezione, sarebbe! Io mi tenevo sicuro che
non avrebbe parlato! _Diabolo_.... _Diabolo!_.... Se ho cercato di
saltare il fosso, la spinta, per altro, me l'ha data lei e secondo le
buone regole avrebbe dovuta tacere! Ad ogni modo... è carina; e perciò
bisogna accordarle le attenuanti. Ha parlato solamente quando ha
capito che era utile e necessario. Sono stato un imbecille, sono
stato, a voler predicare la morale. Forse, colla pazienza e
perseveranza chi sa?... Povero Giorgio! Per lui sarebbe stato molto
meglio se avesse sposata la Giulia... Per lui, e per me. Almeno io
avrei finito di fare il padre nobile, avrei finito.
Di questa rottura, chi ne sentì più forte il dispiacere, fu Prospero
d'Eleda. In famiglia, è naturale, si notò subito la freddezza fra
Giorgio e lo zio, e il d'Eleda si adoperò a tutt'uomo per sapere che
cosa diamine fosse accaduto!
Era un dovere per lui, in quel caso, di mettersi in mezzo e far da
paciere. E si arrabbiava con Maria perchè non lo secondava con
bastante calore; ma la duchessa sospettava intorno la verità e, troppo
delicata per parlarne con chicchessia, approvava in cuor suo la
condotta di Giorgio. Il duca, invece, borbottava e smaniava,
dichiarando energicamente che se il signor conte era matto, buon
padrone! Lui non voleva seguirlo sul terreno delle sgarbatezze, e fu
fissato che Pier Luigi, in dicembre avrebbe ricondotta Giulia a
Borghignano per tener compagnia alla duchessa quando i Della Valle
sarebbero ritornati a Roma.
La duchessa, infatti, aveva bisogno di compagnia e di svago, perchè
andava peggiorando di giorno in giorno. Santo Fiore e le passeggiate
le avevano fatto più male che bene, e invece di andare a Roma coi
figliuoli, come sarebbe stato il primo disegno, doveva rimanere a
Borghignano per curarsi. Prospero Anatolio sarebbe rimasto a
Borghignano anche lui e finalmente in marzo o in aprile, avrebbe
potuto tornare a Roma per i lavori del Senato. Povero duca!... Egli si
sacrificava (e lo diceva a tutti, sospirando) a cagione della salute
di sua moglie, e degli studi di un nuovo progetto sulla riforma e
sulla cessione in appalto del _Dazio consumo_, che aveva sollevato,
nel Consiglio e fuori, un forte partito avverso all'_Amministrazione
d'Eleda_.
L'ultimo giorno che i Della Valle rimasero in villa, pareva ancora un
giorno tepido di ottobre. La campagna anch'essa ha le sue civetterie e
molte volte, quando noi siamo sulle mosse per abbandonarla, ella
sembra adornarsi, farsi più bella, più gaia, ringiovanire, quasi
volendo lasciare nel nostro cuore, col suo ultimo ricordo, un
desiderio e un rimpianto.
La Giulia e Pier Luigi, se n'erano andati da vari giorni e a Prospero
Anatolio, dopo quella partenza, erano capitati addosso tanti conti da
regolare e da rivedere, da non lasciargli nemmeno il tempo, assicurava
lui, lamentandosi, di respirare. La brigatella si trovava dunque
ridotta a due sole coppie: a Lalla che camminava davanti con miss
Dill, e a Giorgio con Maria un po' più indietro.
Giorgio, durante quella passeggiata che, in certo modo, si poteva dire
di commiato, scherzava amabilmente intorno a quell'avversione che
Maria, negli anni passati, sembrava nutrire per lui.
Maria, scherzando a sua volta, si schermiva con molta finezza, ma poi,
fatta più seria, concluse che quelle accuse non avevan ombra di
fondamento: se gli fosse stata nemica e se, invece, non lo avesse
molto stimato, non gli avrebbe mai concessa in moglie la sua
figliuola.
--Oh, in quanto alla stima, siamo d'accordo! ma fu la vostra
confidenza, fu la vostra affezione che mi toglieste ad un tratto.
Perchè?... Questo è il problema!
Maria, tornò a ripetere che non era vero, che si ingannava; non si
sentiva bene e ciò la metteva spesso di malumore.
--No, no,--insisteva l'altro,--voi non mi dite tutto; no, non posso
ingannarmi, vi conosco troppo bene. Forse, adesso, vi siete ricreduta,
forse adesso mi avete _quasi_ perdonato, e soltanto per il grande
amore che sento per vostra figlia.
--Sì, sì; vi sono molto riconoscente di... del vostro affetto per
Lalla; per mia figlia. Giuratemi, giuratemi che l'amerete sempre così!
Giorgio, premendole il braccio, la guardò lungamente, in un modo che
valeva assai più di qualunque risposta.--Voi credete, non è vero, che
al di là... Voi credete che ci sia _un al di là?_
--Oh, se ci credo!--rispose Maria levando al cielo gli occhi umidi e
lucenti, con un'espressione che rivelava tutto il suo favore e tutta
la sua fede.
--Ebbene,--continuò Giorgio, indicando Lalla amorosamente--anche _al
di là_... io l'amerò sempre così, perchè la mia anima è piena di lei,
come il mio cuore.
--Grazie... grazie.--Ma la poveretta non potè continuare, interrotta
da un urto di tosse forte e doloroso come un singulto.
Giorgio si fermò guardandola colpito.
--Vi sentite male?
--No, no; è passato;... anzi, mi sento meglio; molto meglio. Le vostre
parole... il sapere che voi amate mia figlia... Sono contenta, mi
sento tanto felice--è la mia gioia più grande, questa; è la gioia che
mi farà forse, guarire.
--Allora, in cambio della mia promessa, ne voglio un'altra, da voi.
--Quale?... Quale?...--La voce di Maria si era fatta tenue come un
sospiro, come un gemito.
--Quando ritorneremo da Roma, vi troverò buona, come siete buona...
adesso?
--Sì; fate felice mia figlia, amatela sempre sempre, e sarò buona, ve
lo prometto.
--Grazie, _mamma_, grazie!... Oh se sapeste quanto vi voglio bene!--E
Giorgio, così dicendo,--erano soli nella stradetta,--l'abbracciò con
improvvisa tenerezza e le baciò i capelli e la fronte. Maria gettò un
grido; Lalla e miss Dill si fermarono voltandosi; ma Lalla indovinò
tutto e correndo presso la mamma e abbracciandola, come aveva fatto
suo marito, finse amabilmente d'esserne un po' gelosa.
--Sì, sì,--esclamò Giorgio,--l'amo più di te! assai più di te!--E
presale una mano, si tirò Lalla sul cuore, e la baciò, la strinse con
tanta passione, da rendere ancor più evidente il giuoco di quelle
parole.
Miss Dill, commossa e muta dinanzi a quella scena si tolse il
_pince-nez_, e colla punta del dito mignolo si asciugò lentamente due
lacrime: una per occhio.