In quell'estate il caldo durava insistente, e per ciò. quantunque si
fosse ormai verso la fine d'agosto, ben pochi erano i forestieri che
si disponevano ad abbandonare le bagnature.
Maria, o la Madonna di Neve, come la chiamavano anche a Pegli,
continuava ad essere la gemma più cara e più pregiata. Tranquilla,
sicura, un po' fredda all'apparenza, solamente il pallore del volto e
gli occhi profondi avrebbero forse potuto scoprire l'interno travaglio
dell'anima sua. In quanto a Prospero Anatolio, egli non le badava
nemmeno, e se ancora sentiva della rabbietta gelosa contro il Della
Valle, questa non era ispirata che dalla fama e dalla popolarità che
godeva l'autorevole deputato di Borghignano. Quando discorreva con
Giorgio, il duca recitava la parte dell'uomo stanco, sfiduciato, che
aveva dato volontario addio alla vita pubblica; ma invece ci pativa di
non contar più nulla davvero; di essere in politica un uomo finito.
Un'altra cosa non sapea perdonare al conte Della Valle: di non averlo
proposto ai suoi amici del Ministero per l'ultima infornata di
senatori. Se fosse stato un avversario leale, avrebbe dovuto, secondo
lui, riconoscere che nel Senato il duca d'Eleda sarebbe stato al suo
posto. Però _quod differtur non aufertur_. Prospero Anatolio ci
sperava ancora. In certi suoi apprezzamenti e giudizi sulla politica
del gabinetto pareva che volesse lasciar credere al Della Valle
d'essersi tagliata la coda. Se lo teneva vicino, e anche lui, col
sistema di Pier Luigi, quasi quasi ci trovava la mezza parentela.
Maria non capiva suo marito; quella condotta non sapeva spiegarsela;
ma poi, finì col non pensarci quasi più: una nuova e fiera angosciosa
battaglia si accendeva nel profondo del suo cuore.
Giorgio da qualche giorno teneva con lei un contegno affatto nuovo.
Era pieno di premure, e non la lasciava mai sola, un minuto. Quando
Maria passeggiava a braccio con lui sentiva il cuore di Giorgio che
batteva più forte, mentre le parlava vicino vicino, fissandola con
tenerezza, affettuosissimamente, come non aveva mai osato. Quello poi
che le dispiaceva di più era la corte sfacciata che anch'egli faceva a
Prospero e faceva a Lalla; tanto che, se Lalla non fosse stata ancora
una bambina in confronto di Giorgio, Maria avrebbe dovuto troncarla
subito; insomma, anche il suo ideale si offuscava, e la poveretta,
disingannata, sentiva ch'esso pure stava per ispiegare le insidie...
per tentare di sedurla.
--Anche _lui_ come gli altri!...--Ma Giorgio, l'uomo leale e onesto,
non poteva lasciarsi vincere dallo stimolo di un capriccio, di un
affetto volgare; egli conosceva Maria troppo a fondo per poter
credere, per poter sperare il più tenue ricambio; dunque... dunque
Giorgio doveva trovarsi dominato da una forza irresistibile, che non
gli permetteva più nè di ragionare, nè di vincersi; che lo rendeva
misero, infelice, e forse, invece di condannarlo, avrebbe dovuto
compiangerlo!... Egli non aveva ancor detto una parola che potesse
offenderla, ma le sue premure si facevano sempre più insistenti e
palesi; e Maria volle fuggire di nuovo. Bisognava partire subito; si
fece coraggio, e domandò a suo marito quando sarebbero ritornati a
Borghignano.
--Quando vuoi, cara: domani è venerdì... partiremo dopo
domani.--Conosciuta appena la risoluzione della famiglia d'Eleda, la
colonia dei bagnanti, per consolarsi del distacco, volle dare un gran
ballo, che sarebbe stato l'ultimo della stagione.
Ma non si consolarono tutti a quel modo; anzi ci fu, precisamente, chi
non si consolò affatto. Il povero Della Valle era rimasto sbalordito,
quasi sgomento, ad una tal nuova. Guardava Maria con occhiate lunghe e
dolenti, e più di una volta stava per aprir bocca, per confidarle chi
sa che cosa, ma poi non aveva coraggio di cominciare. Maria, la quale
credeva di capire che cosa Giorgio voleva dirle, anche Maria faceva di
tutto per non lasciarlo parlare. E l'ultimo giorno di Pegli rimase
chiusa in camera per non vederlo, per non incontrarlo; ma, il dopo
pranzo, dovette pur scendere, e non avendo alcuna buona ragione da
addurre, dovette assistere al ballo che veniva dato appunto in suo
onore. Per altro si sforzò a ballare quasi tutta la sera, e si tenne
sempre intorno un gran circolo, per non avere a trovarsi sola con
Giorgio, che le girava continuamente vicino, e faceva un braccio di
muso a tutta quella gente. In fine, passeggiando dopo una quadriglia,
che Maria non gli avea potuto negare, egli, tremando un po' nella
voce, le domandò un'ora, per l'indomani, nella quale potesse
riceverlo, solo, avendo gran bisogno di parlarle e di parlarle a
lungo. Maria diventò pallida, lo fissò seriamente, quasi serenamente;
poi, senza rispondergli, si staccò dal suo braccio e sparì dal ballo,
lasciando il conte Della Valle molto meravigliato, e anche un po'
mortificato.
--Anche lui, come gli altri!--continuò Maria a ripetere, a dolersi; e
non lottando più oltre per vincere il proprio amore, più sincera con
sè stessa, solo rimpiangeva il caro ideale svanito, perduto, e non
capiva che se lo rimpiangeva era solo perchè lo amava sempre, sempre
di più, e perchè in tutto quel tempo passato insieme, il suo ideale si
era fatto più forte, più vivo, era passato dall'anima al cuore.
Il giorno dopo essa non uscì dal suo quartierino, nemmeno per scendere
a pranzo; ma il Della Valle non si perdette d'animo; e trovato il
momento nel quale Lalla era andata in chiesa con miss Dill, e Prospero
stava meditando sullo _Spettatore_, si fe' coraggio e salì solo solo
in cerca della duchessa.
L'uscio del salotto era socchiuso, e dalla fessura egli potè scorgere
Maria appoggiata alla finestra, che gli voltava le spalle, e allora,
ricordandosi che quella donna per tanti anni era stata come una
sorella per lui, entrò risoluto, chiamandola per nome.
Maria guardava il mare, ma era pur sempre fissa ne' suoi tormentosi
pensieri, quando udì la voce di Giorgio, gittò un grido, e si voltò
come spaventata.
--Che volete?...--Come siete qui?... Perchè?... Come siete entrato?...
--Non mi sono fatto annunziare perchè temevo, in tal caso, che non mi
avreste ricevuto--rispose il Della Valle, non senza amarezza.
--Scusate, ma...
--Noi due, non ci conosciamo da ieri, Maria, ma da molti anni. Fummo
sempre come fratello e sorella. Perchè oggi non dobbiamo più essere...
nemmeno due buoni amici?
--Ma...
--Vi cerco, e voi mi fuggite sempre?... Vi domando un colloquio, e voi
me lo rifiutate?
Maria, tanto si sentiva commossa, si lasciò cadere sopra una poltrona
ch'era vicino alla finestra. La tenda, dapprima sollevata dalle sue
mani, calò giù, distesa, e il salottino rimase al buio.
--Sono molti anni. Maria,--continuò il Della Valle,--sono molti anni
che voi vi siete mutata con me; molto mutata. Che cosa vi ho fatto?
Nulla, posso dirlo, nulla! Fanciulli tutti e due, abbiamo avuto comuni
le prime gioie e i primi affetti: ricordate che io chiamavo mamma, la
vostra mamma?... Vi ho voluto bene sempre come una sorella, e se oggi
comincio a sentire per voi un altro affetto, forse più forte, ma
ugualmente sacro, per l'anima mia ve lo giuro, non c'è nulla ch'io vi
debba nascondere, nulla di cui mi abbia a vergognare, nulla che possa
meritarmi la vostra freddezza, e tanto meno poi la vostra collera.
La passione traboccava dalle parole di Giorgio, e la povera donna,
combattuta da tanti e così opposti sentimenti, sorpresa in un momento
di abbandono, vinta quasi da una persecuzione così spietata, eppur
così cara, credette d'intravedere nell'uomo che le parlava un
linguaggio così eloquente per il suo cuore, tutta la storia dei suoi
propri dolori, delle stesse sue gioie; non ebbe il coraggio di
condannarlo e nemmeno la forza di farlo tacere. Sentiva troppo che la
colpa non avrebbe potuto nascondersi in quell'animo onesto, che la
menzogna non avrebbe potuto macchiare quella fronte aperta e leale;
non lo condannò ma lo compianse, come compiangeva sè stessa; alzò gli
occhi negli occhi di lui e stordita, affranta, senza parlare, colla
gola serrata, stese una mano al Della Valle, che la prese tremante, e
inginocchiandosi a un tratto innanzi a lei, la coprì di baci.
--No... no... andate via... andate via.
--Mi perdonate?--balbettò l'altro con un fil di voce--mi perdonate?...
e, come foste mia sorella, vorreste essere anche... un poco... mia
madre?...
Maria sentì un brivido, una stretta al cuore che la fece balzar di
scatto, per ricadere come morta, livida, sulla poltrona.
Buon per lei ch'era scuro là dentro e che Giorgio, bene, non la poteva
vedere.
--Lalla?...--balbettò con uno sforzo che pareva un singulto.
--Lalla... sì... l'amo, l'amo, l'amo!... come un pazzo!
--Voi?!...
--Ve ne scongiuro, Maria, non vogliate essere gelosa dell'affetto di
vostra figlia per me. Se Lalla mi vorrà un po' di bene, questo affetto
non sarà tolto, credetelo, alla sua immensa tenerezza per voi; invece
di uno solo avrete due figli... che vi adoreranno...
--Ma io, io non posso...
--Voi potete tutto, e perciò è a voi che io mi rivolgo. Ritornate
buona con me e... e se un giorno vi ho offesa, se un giorno ho potuto
spiacervi difendendo troppo vivamente chi aveva dei gravi torti verso
di voi, perdonatemi, se non altro, in conto delle mie buone
intenzioni; perdonatemi, e ritornate mia sorella oggi, per essere mia
madre domani, perchè oggi è a mia sorella ch'io mi rivolgo pregandola
di chiedere formalmente per me, al duca e alla duchessa d'Eleda, la
mano della loro figliuola. Amo Lalla come non ho amato mai, come non
sapevo, come non sospettavo neppure che si potesse amare; e nel
ricambio di questo affetto è riposta ora, e per sempre, tutta la
felicità, tutto lo scopo della mia vita, e la mia vita istessa.
Detto ciò, il Della Valle, baciata ancora una volta quella mano
fredda, ghiacciata, ch'egli teneva stretta fra le sue, si ritirò
inchinandosi profondamente, e lasciò sola Maria, volendo rispettare
quel momento tanto solenne e grave per il cuore di una madre.
Maria, rimasta sola, strinse la fronte come per riordinare le idee, e
il cuore, quasi per ispremerne l'affanno. Oh! l'ideale ritornava
bello, alto, puro; ma ritornava tale mentre le chiedeva la mano di sua
figlia.
Povera donna!... Povera donna!--Che cosa avrebbe fatto?--Suo primo
pensiero fu quello di rispondere al Della Valle con un rifiuto; ma
quale ragione, quale pretesto avrebbe potuto adoperare?
Ogni madre sarebbe stata lieta ed orgogliosa di concedere in isposa la
propria figlia al conte Della Valle... e lei no? Perchè?... perchè
essa lo amava? perchè il Della Valle era il suo amore segreto? Ma ciò
essa non poteva, non doveva dirlo ad alcuno! E così, colpevole come
donna, colpevole come moglie, si sarebbe fatta colpevole anche come
madre, sacrificando a quel suo amore, l'avvenire e la felicità della
propria figlia?--Combatti, combatti sempre--le aveva detto don
Gregorio, e allora la tua passione non sarà una colpa ma un esempio.
Combattere? ma chi gliene avrebbe data la forza? Fuggirlo, non vederlo
mai più, soffocare l'amor suo, soffocando anche il proprio cuore,
uccidendosi a poco a poco, questo avrebbe potuto fare; ma dare in
isposa la propria figliuola all'uomo ch'ella stessa amava, che adorava
in segreto, oh era troppo pretendere da lei, e davanti a quel
sacrificio enorme, mostruoso, il suo cuore, la sua mente, il suo
sangue, tutta lei si ribellava e aveva diritto di ribellarsi; ma come
fare?... come fare?
E così, povera donna, il rimorso, l'amore, mille dubbi angosciosi
l'agitavano, la torturavano con assalti nuovi e spietati! Oh! s'ella
avesse potuto morire in quel giorno!... Ma a poco a poco, dopo qualche
ora di strazio, ritornò la pace al suo spirito. Riflettendoci bene,
pensò che Prospero non avrebbe acconsentito a quelle nozze; no, no,
certamente. Egli non avrebbe mai concessa la mano di Lalla al suo
fiero avversario, al suo competitore, al suo vincitore; e Maria,
affidandosi a quel soccorso insperato, volle subito uscire da ogni
incertezza, fece chiamare il marito, e superando a stento la propria
commozione, gli espose la inaspettata domanda del conte Della Valle.
--E tu, cara, tu che cosa gli hai risposto?...
--Io?... nulla; ma credevo, temevo che... che tu...
--Credevi... temevi... per il sì, o per il no?...--e il duca Prospero
disse queste semplici parole sorridendo bonariamente; ma le accompagnò
con un accento singolarissimo e con una finezza così ironica che
volevano alludere segnatamente al di lei amore per Giorgio, ch'ella
tanti anni prima gli aveva confessato.
--Certamente--soggiunse Maria che non tremava più, fatta sicura da un
impeto subitaneo di rivolta;--certamente, questo matrimonio sarebbe
convenientissimo per ogni verso: ma dubito assai che vi possa essere
qualche serio ostacolo per la disparità delle vostre idee e delle
vostre opinioni, e, francamente, per la reciproca antipatia che ho
sempre notata fra voi due.
--L'antipatia, cara, è una sensazione, più che un sentimento, e si
modifica a seconda dei casi. Il Della Valle, per esempio, che mi era
antipaticissimo come uomo politico, sotto il nuovo aspetto di genero
non lo vedrei punto di mal occhio. Se le nostre idee sono agli
antipodi, che cosa importa? Tutte le convinzioni vanno rispettate
quando sono sincere. Bisogna essere tolleranti a questo mondo, e
mostrandosi tale si guadagna un tanto anche nella pubblica
estimazione. E poi... e poi i tempi si fanno difficili; la marea
cresce, cresce ad ogni ora, spaventosamente; e se la Monarchia, a
forza di democratizzarsi, andrà a gambe levate, quel giorno, credilo,
cara, l'aver in casa un po' di repubblica, sarà una gran fortuna.
Sicuro che se tu non dividi queste mie vedute, se tu per ragioni
particolari, ch'io rispetterò sempre, non vuoi consentire con me...
--Io sono d'accordo, pienamente.
--E allora, meglio così; e facciamo buon viso a questo... genero,
inviatoci dalla Provvidenza.
E intanto pensava tra sè:--È pienamente d'accordo, dunque non lo ama,
e non lo ha amato mai!
Ma la sicurezza, la tranquillità di Maria, provenivano da una nuova
speranza che le era balenata: fra Lalla e Giorgio c'era troppo
differenza d'indole, di gusti di temperamento e di età; Lalla non
avrebbe potuto innamorarsi d'un uomo serio, d'un filosofo come il
Della Valle, e che aveva quasi vent'anni più di lei: e se sua figlia
avesse sentito di non poter esser felice con lui, allora Maria avrebbe
avuto non il diritto solamente, ma anche il dovere di salvare la
propria creatura.
--Tutto sta bene--disse Maria in forma di conclusione al marito,--ma
si deve interrogare Lalla in proposito. Capirai, in questo caso, la
sua volontà deve essere legge per noi.
--Sicuro, sicuro; la sua volontà prima di tutto: quantunque ella non
dovrebbe avere una volontà diversa dalla nostra. Sicuro, bisognerà
interrogarla. Tu per altro, se la trovi titubante, cerca, s'intende
per il suo bene, di persuaderla. Deve essere contenta lei, prima di
tutto, questo sì; ma noi abbiamo il dovere di pensare alla sua vera
felicità. Io la mando qui subito; se accetta è una grande consolazione
per me, se... se volesse rifiutare, ribatti, insisti, ma sempre colle
buone, e se non ci riuscirai... mi ci proverò un pochino anch'io.
Prospero Anatolio uscì gongolante dalla camera della moglie, corse giù
dalle scale, con un'agilità da giovanotto, e andò in cerca della
figliuola.
Quel matrimonio gli accomodava moltissimo. Gli ritornava la popolarità
a Borghignano, gli apriva le porte del Senato, temperando le tinte del
suo colore politico, gli assicurava la quiete, la tranquillità negli
sconvolgimenti dell'avvenire, e finalmente acquietava, completamente e
per sempre, il suo cuore e la sua vanità di marito.
Lalla non gli era stata mai tanto cara, e quando la ebbe raggiunta,
l'abbracciò più volte, coprendola di carezze e di moine.
--Hai pregato il Signore? Lo hai pregato proprio col cuore?
--Sì, babbo; per te e per la mamma.
--Ebbene, la tua mamma ti aspetta; ha da parlarti di cose molto serie,
molto importanti. Va, corri da lei, e ricordati che una buona
figliuola non deve avere altra volontà tranne quella dei suoi
genitori, che le vogliono bene, e che si sacrificherebbero anche, pur
di vederla felice... ad ogni costo.
Lalla, alle prime parole, aveva capito tutto; ma finse, si intende, di
non capire nulla, e corse dalla mamma.
Come Maria l'aspettava, può immaginarlo soltanto chi ha molto amato e
molto sofferto; la risposta di Lalla voleva dire la sua felicità,
voleva dire la sua vita...
Maria le parlò tremando, impallidendo, con le labbra secche, con gli
occhi arsi, ma senza una lacrima.
Invece Lalla l'ascoltò sino alla fine, poi si gettò fra le sue braccia
piangendo e abbassando la vaga testolina, con una verecondia piena di
grazia infantile.
Maria era perduta.
Intanto Prospero Anatolio che aveva speso bene il suo tempo origliando
alla porta, per regolarsi secondo gli eventi, entrò sorridente, beato.
Lalla sorrise anche al babbo fra le lacrimucce, e, come si era prima
gettata nelle braccia della mamma, così adesso corse a nascondersi in
quelle del _suo caro papparino_, con gli stessi attucci pieni di
verecondia e di gioia.