XIII.

--Bada, Nando, la civetta dà il segno!--diceva, qualche giorno dopo la

famosa recita di beneficenza, il Frascolini, _juniore_, chiuso nel

casotto della ragnaia, a un giovane contadinello che gli faceva le

veci d'uccellatore.

--Bada! Sta attento!... Tira gli zimbelli! Maledetti tordi; che

cos'hanno, l'accidente, stamattina, che non voglion zirlare!--E così

dicendo, chinato, guardando in tralice dal finestrino, si cacciò in

bocca un fischietto, soffiandovi dentro con tanta forza, da diventar

rosso, enfiato. La frasconaia s'era messa in movimento: tutti gli

zimbelli svolazzavano con voli brevi, continui, e i richiami, chiusi

nelle gabbie, tratti in inganno dal fischietto, rispondevano

confusamente coi loro canti vari e stonati.

--Eccoli!... Son tordi!

Tutt'e due, dentro al casotto, alzati a mezzo, non respiravano

nemmeno; attenti, fissi, collo sguardo al pertugio, spiavano il

momento buono: i tordi saltellando, zirlando, a mano a mano si erano

fatti più vicini all'agguato, e Sandro stava già pronto, per dar la

tirata, con una mano sulla corda dello spauracchio, quando da un

momento all'altro, la civetta dà un inaspettato allarme col chinar del

capo, i fringuelli cominciano a spionciare e i tordi fuggono

spaventati.

--Bestiaccia d'una civetta! Ora vo e le tiro il collo!

--Ci sarà certo qualcuno, che viene verso il _roccolo_--obbiettò

Nando, alzandosi ritto per guardare.

--Animale! se lo pigliasse il cimurro!--e rapidamente cacciatosi in

testa il cappello, Sandrino uscì dal casotto sbatacchiando l'uscio con

dispetto, pronto a dire il fatto suo al malcapitato. Ma chi mai

avrebbe potuto pensarlo?... Egli si trovò faccia a faccia con Lalla e

con miss Dill.

--Duchessina, signora miss, è un miracolo, un onore, si accomodino...

prego... restino servite.--Il giovinetto, confuso, sorpreso da quella

visita che gli capitava per la prima volta, continuava a balbettar

complimenti, fermo, impalato sull'uscio, mentre _Musette_, ch'era pure

della comitiva, coi denti gli scoteva i calzoni, dimenando la coda ed

abbaiando festevolmente.

--Miss Dill, in tanti anni, non aveva mai veduto uccellare, e ci siam

presa la libertà di venire; abbiamo fatto male?

--Ma che dice mai?... è un onore, un onore grandissimo. Peccato che

non sia mattina di buon passo... Entri entrino... Nando, marmotta!

pulisci la panca. Compatiranno; si sa bene, se lo avessi saputo

prima... ma qui siamo alla militare, _sans façon_, come si dice!...

Miss Dill fece il suo ingresso nel casotto, come sarebbe entrata in

una cattedrale; dura, impettita, cogli occhiali sul naso, che arricciò

di molto per la puzza di pollina.

Lalla, invece, indugiò all'aperto con Sandrino, facendosi dire il nome

dei vari uccelletti e chiedendo un'infinità di _perchè_ a proposito

degli allettaioli, delle reti e degli zimbelli.

Lalla, quel giorno, era proprio carina, carina assai. Indossava un

vestitino bianco, succinto, di squisita eleganza. Il collo era

nascosto dalla sciarpa di pizzo, il mento quasi sprofondato nel

fiocco; in testa un cappello strano, ma di buon gusto... Una specie di

panierino capovolto, stretto alle tempie, circondato, quasi coperto da

un _foulard_ scarlatto; così che il _musetto_ vispo, furbo,

freschissimo, si scorgeva appena. Bene però le si vedevano gli occhi

vispi e pungenti di sotto la lunga tesa del cappello. La candida

rotondità del braccio appariva, essendo brevi le maniche del vestito,

fra i ricami di un mezzo guanto di reticella che, quasi toccava il

gomito colle manopole; e il braccio bellissimo si movea di continuo

dinanzi agli sguardi di Sandro, avendo la fanciulla qualche nuovo

oggetto sempre da indicargli coll'ombrellino.

Così avviluppata, quella creatura vaga, flessuosa, sottile, era tutta

una seduzione, perchè era tutta un mistero: dai capelli che le

scendevano sulla fronte come una frangettina di ricciolini, e dei

quali si sentiva penetrante, soavissimo il profumo, fino al piccolo

piede che compariva e spariva leggiadramente, chiuso serrato nelle

ghette di lino.

--Sa?... Temevo quasi di riuscirle importuna.

--Come?... lei?...--esclamò il giovane, con stupore.

--Alle volte, non si sa mai, avrebbe potuto averci visite, o

aspettarne qualcuna.

--Visite, quassù, al _roccolo?!_...

--Via... non faccia tante meraviglie; la Nena, sa, mi ha detto tutto.

Alessandro stava apparecchiando uno di quei _non capisco_, i quali, se

esprimono il contrario di quello che dicono, servono, nulla di meno,

per rispondere qualche cosa, quando opportunamente capitò fuori la

miss.

--Poveri uccellini--interruppe Lalla, che l'aveva veduta colla coda

dell'occhio--poveri uccellini, come devono soffrire legati a quel

modo!--Dal brusco cambiamento della sua interlocutrice Alessandro capì

benissimo che non doveva continuare il primo discorso e le fece subito

una dissertazione tecnica sulla _braca_.

--Le dobbiamo ancora le nostre congratulazioni per la sera di

beneficiata; ma non è colpa nostra... lei non si lascia più vedere.

--Bene, bravo; bisogna correggere però il vostro _costume_ dell'ultimo

atto. Manca di _proprietà_; lo ha detto anche don Vincenzo.

--È indicato così nella commedia.

--Cattivo, cattivo; mi ha fatto piangere tutta sera--continuò Lalla,

che non aveva versato nemmeno una lacrima.

--Oh! duchessina, si sa bene, da noi, poveri dilettanti, si fa... come

si può...

--Non le è mai venuto in mente di far l'artista?

--A me no--rispose Sandrino--quantunque l'organista mi abbia

assicurato che avrei una bella voce da tenore.

--Oh, oh, per il teatro ci vuol altro--concluse miss Dill, la quale,

per dire gentilezze, parea fatta apposta.

--_Giorgio il Mulatto_ di Alessandro Dumas?... è bello?--domandò la

signorina entrando nel casotto con Sandro e leggendo il titolo di un

libro della _biblioteca circolante_, rimasto aperto, sopra un

palchettino.

--Bello o brutto, non fa per lei!--esclamò la miss, strappando il

libro di mano alla fanciulla.

Lalla, senza scomporsi, osservò, frugò in ogni cantera, in ogni

ripostiglio del casotto, domandando conto di ogni particolare, come

già avea fatto prima nella frasconaia; ma una cosa la colpì

singolarmente e, senza essere veduta dalla miss, colla punta, colla

sola punta delle dita, toccando il braccio di Sandrino lo fece voltare

dalla parte della finestra; di sopra c'erano scritti pochi versi.

--Madama Veronica?--chiese con un garbo pieno di finezza.

Alessandro sorrise, arrossì e non rispose: lentamente, a mezza voce,

la fanciulla lesse allora questa melanconica strofetta:

«Ovunque il guardo io giro

Amico mio, ti vedo;

E l'ultimo respiro,

Lo dici e te lo credo,

Non può rapirti a me».

--Che cosa succede? Che cos'è questo frastuono?--domandò a un tratto

miss Dill, levando il naso dal libro.

--Fringuelli, fringuelli di passo!--rispose Nando allegramente.

Infatti tutti i fringuelli della ragnaia si erano messi a spionciare

con tanta forza da rompere la testa.

--Questa volta, qualche cosa si prende!

--Oh! bravo, signor Alessandro, bravo!--Lalla, ritornata bambina,

batteva le mani dall'allegrezza.

--Finalmente! temevo non si prendesse altro che emicrania, con questa

puzza!--e, per vederci meglio la miss forbiva il _pince-nez_ col

fazzoletto. Tutti tacevano, raccolti attorno al finestrino. Lalla

aveva preso sotto il braccio _Musette_ perchè stesse ferma, gli

zimbelli ritornarono in ballo:--Zitti, ecco ci sono--e Sandro facendo

guizzare, per lo spavento, miss Dill, che non sapeva di che si

trattasse, tirò con forza lo spauracchio.

--Presi!--gridò Nando correndo fuori del casotto, con _Musette_ fra le

gambe.

--Aspettate! aspettate! Vengo anch'io! Voglio vedere, povere

bestiole!--e la zitellona corse fuori tenendosi alzato l'abito con

tutte due le mani.

Intanto anche Alessandro era lì per uscire.

--Senta--gli disse Lalla all'uscio, fermandolo--può prestarmi questo

libro?--e indicava il romanza di Dumas.

--Volentieri, s'immagini, quando vuole, duchessina.

--Ma non ne dirà nulla nè a miss Dill, nè alla mamma?

--No, no...

--Viene a casa nostra stasera?

--Verrò certo...

--Venga, e il libro lo dia alla Nena: ma di nascosto che nessuno lo

veda.--Il Frascolini, in quel mistero, in quel primo segreto della

giovinetta, non capì nulla, nulla affatto... forse perchè non ebbe

tempo per riflettere. Improvvisamente la voce della miss e lo

squittire di _Musette_ attrassero la sua attenzione.

--Mostro! scellerato! canaglia! Oh, è orribile!--sbraitava l'inglese.

Sandro e Lalla raggiunsero la vecchia in quattro salti e la trovarono

più verde del solito, gli occhiali per aria, il classico cappellone di

sghembo. Miss Dill coll'ombrello picchiava giù botte di santa ragione

sulle spalle del povero Nando, il quale, stretto fra la istitutrice e

la rete, se le pigliava tutte come trasognato, mentre _Musette_ gli

mordeva i calzoni.

--Che cosa avvenne?--domandò Lalla, non potendo trattenersi dal

sorridere.

--Il mostro ha schiacciato, sotto i miei occhi, la testa di quelle

povere bestiole!... Ma io ti ammazzerò, brigante!--e la sensibile miss

ricominciò le ombrellate. Ridendo, senza più poter trattenersi, i due

giovani volevano persuaderla che l'uccellatore non aveva fatto nè più

nè meno del dover suo, quando, a un tratto, videro Lorenzo

attraversare i campi, correndo, a salti, rovesciando i segnali,

calpestando i mozziconi del granoturco e venire dritto nella direzione

della ragnaia.

--È Lorenzo quello laggiù?

--Sì, mi pare; corre in cerca di noi...

--Presto, duchessina, presto! Ritorni a casa; è arrivato il padrone!

--Il babbo, il babbo! è arrivato il babbo!--e Lalla, dopo avere

abbracciato miss Dill per la contentezza, ed essersi abbandonata a

un'allegrezza assai espansiva, si avviò ratto per ritornarsene a casa,

avendo peraltro trovato il momento di dire piano a Sandrino:--Si

ricordi la promessa.

Maria conosceva benissimo quella passeggiata, perchè era sempre

minutamente informata di tutto ciò che faceva la sua figliuola, e la

circondava di una vigilanza attiva e prudente, senza lasciarla mai in

balìa di sè stessa, non essendo miss Dill, per Lalla, altro che una

esecutrice scrupolosa degli ordini che riceveva dalla madre. Anche per

la gita al roccolo di Frascolini, la permissione l'avevan dovuta

chiedere a lei, e lei l'aveva accordata, non vedendoci ragioni per

doverla rifiutare. Il Frascolini vecchio era stato un famigliare del

conte defunto; il Frascolini giovine era cresciuto, per dir così,

nella corte e nel _tinello_ del _Palazzo_: come supporre dunque che,

da un momento all'altro, fra Lalla e lui potessero nascere altre

relazioni fuori del profondo rispetto dall'una parte e della

affabilità cortese dall'altra?

Mater dolorosa · 第 22 / 45 题