VII.

Rinvenuta un poco dallo sgomento di quella scoperta, la poveretta ebbe

qualche conforto dal dubbio.

Dubitò delle parole di sua figlia, dubitò della colpa di suo marito.

Quelle parole--_for ever_--non avrebbero potuto, alle volte, essere

inspirate da una simpatia vaga?... E se proprio sotto c'era un

affetto, non poteva essere un affetto meritevole di perdono, scusabile

forse?... Ma in questo modo, per quanto Maria lo desiderasse, non

riuscì lungamente a ingannarsi. Messa in sull'avviso, non ebbe che ad

osservare, attentamente osservare, per accertarsi della verità.

Maria non era innamorata di Prospero; ma quella scoperta non doveva

perciò riuscire meno dolorosa. Il suo affetto di madre, la sua dignità

di donna e di moglie, avevano ricevuto un grave oltraggio. Non era

innamorata di Prospero, ma gli voleva bene; lo stimava, e aveva

bisogno di stimarlo, perchè era il padre della sua creatura, e perchè

l'onore di quest'uomo era pure il suo onore. Non era innamorata di

Prospero; ma Prospero era suo marito... Ricordava che ieri, ieri

ancora, egli l'aveva avuta fra le sue braccia... e pensando adesso che

non vi era stata desiderata dall'amore, ma dai sensi, vedeva l'occhio

di lui fissarla curioso, disamorato: lo vedeva cercar confronti,

invocare altre orme, e il suo pudore, il suo orgoglio ne soffrivano

amaramente.

Che cosa fare?...

Il primo pensiero fu quello di fuggire da suo marito, perchè le faceva

orrore.

Fuggire?... E Lalla? Lalla la sua figliuola? Lalla piccina ancora?

Avrebbe potuto dividerla dal padre? Avrebbe potuto dividerla dalla

mamma sua? Avrebbe potuto lei abbandonarla? No; Maria era madre; madre

sempre e prima d'ogni altra cosa, e con questo affetto si sentiva

rialzar pura, quasi redenta dall'oltraggio patito.

Ma... che fare?... Vederlo ancora?... Continuare a star con lui?

La sua mente si perdeva, l'animo suo ondeggiava in mille dubbi. Ella

da sè sola non riusciva a connettere le idee, e non sapeva nemmeno a

chi ricorrere per consiglio. Nessuno avrebbe potuto o voluto aiutarla;

e poi di nessuno ella stessa si sarebbe fidata.

--Di nessuno?... No, Giorgio mi consiglierà: di lui posso

fidarmi.--Con questo pensiero Maria ritrovò un po' di calma; il suo

volto turbato si ricompose ed ebbe un sorriso di speranza e di

sollievo.

--Giorgio?... sì, Giorgio! Ecco spiegato adesso il suo contegno, la

sua freddezza con Prospero,--andava pensando fra sè.--Egli certo

sapeva ogni cosa; e il suo carattere franco e onesto soffriva nel

vedermi offesa così vilmente. Ed io... che invece dubitavo di Giorgio

e della sua amicizia! Ah! Ma ora gli dirò tutto, mi confiderò con lui

interamente, e farò... farò tutto quello che egli mi consiglierà di

fare.

Dopo una tale risoluzione, Maria scrisse sul momento al conte Della

Valle, senza riflettere al passo gravissimo che stava per fare, il

seguente biglietto:

«Venite subito da me: ho scoperto tutto e ho tanto tanto bisogno di

consigliarmi con voi.--_Maria._»

Piegata, suggellata la lettera, fatto l'indirizzo, suonò: poco dopo

entrò la cameriera.

--Chi c'è in anticamera?--le chiese Maria, ancora colla voce malferma.

--Giacomo e Lorenzo.

--Mandami Lorenzo.

La cameriera uscì e ritornò quasi subito introducendo un servitorello

dai quattordici ai sedici anni.

Era costui un figliuolo della nutrice di Lalla, che aveva ottenuto di

entrare al servizio della duchessa, e le era fedele come un cagnolino.

--Sapete, Lorenzo, dove sta di casa il conte Della Valle?

Il ragazzo strinse gli occhi e chinò la testa, pensando, poi, dopo un

momento, rispose:

--Sì, signora duchessa. Ora me ne ricordo. Sta in via dei Fiesolani,

in quel palazzone vecchio, di faccia alla chiesa di San Filippo.

--Va bene. Gli porterete questa lettera. Se non è in casa, aspettate

che ritorni; ma non dovete consegnarla che nelle sue mani.

Rimasta sola nuovamente. Maria raccolse le carte, le buste, le penne

sparse sullo scrittoio, e le richiuse in una piccola scatoletta

intarsiata.

Ma, in questo punto, un pensiero che le giunse improvviso le fece

prima corrugare la fronte; poi le sue guance, quasi sempre

pallidissime, diventarono rosse, di bragia, e corse ella stessa in

cerca di Giacomo, fin nell'anticamera.

--Lorenzo è già andato?...--domandò al servo affannata.

--Sì, signora duchessa.

--Correte presto! fermatelo! Ch'egli ritorni qui sul momento!

Non aveva terminato di parlare, che già il servitore, fatta a salti la

scala, usciva di casa, e dopo pochi minuti, che a Maria, la quale

stava ansiosa ad aspettare dietro i vetri della finestra, sembrarono

eterni, ritornava indietro con Lorenzo, il quale teneva ancora tra le

mani la lettera per il conte Della Valle. Maria, vedendola, respirò

liberamente.

--Devo aspettare?--domandò Lorenzo, quando ebbe ebbe restituita la

lettera alla duchessa.

--No, non occorre, andate pure.

Era assai forte il turbamento ch'ella provava allora, con quel

bigliettino fra le mani; perchè era esso appunto la causa di tanta

agitazione.

Sapeva di averlo scritto in un momento di febbre, senza pesarne le

parole; e però Lorenzo non era ancor uscito dal palazzo, ch'ella già

cominciando a riflettere, sentì subito il timore di aver commessa

un'imprudenza. Quanto più ci pensava, tanto meno sapeva rendersi

ragione di tutta quella fretta di scrivere al conte Della Valle di

quel partito preso così sui due piedi.--Guai, guai, se Giacomo non

fosse arrivato in tempo a fermar la lettera!...--A mano a mano la sua

inquietudine diventava sgomento, e la imprudenza commessa diventava

sempre più grande nella sua mente...--Guai, guai, se Giacomo non fosse

arrivato in tempo!...--Pure, anche quando finalmente la lettera le fu

restituita intatta, Maria non riebbe la calma.

Era angustiata dal timore e oppressa da una soggezione strana:

guardava la lettera, che teneva sempre chiusa in mano, voleva aprirla

e non sapeva risolversi, non osava. Finalmente, si fe' coraggio,

stracciò la busta:

--_Venite subito da me: ho scoperto tutto e ho tanto tanto bisogno di

consigliarmi con voi._--Ma s'egli non sapesse nulla, pensava, ho io il

diritto di metterlo a parte di un segreto che è il segreto di mio

marito?--_Ho bisogno di consigliarmi con voi!_--Consigliarmi con

lui?... No. Io sola devo difendere il mio onore, e poi, non ho forse

lo zio a cui rivolgermi, lo zio che mi fu padre e che ho

dimenticato!... Il dolore dunque rende ingrati; perchè sono stata

ingrata col mio unico parente, e mi sono rivolta per aiuto, per

consiglio, a chi?... ad un estraneo!... Un estraneo?... Eppure...

scrivendo a Giorgio, ho provato un grande conforto. Ho sentito nel mio

cuore che potrei ancora perdonare, che potrei ancora essere felice...

Felice?.... per lui dunque?!... Ah! mio Dio! mio Dio! sarebbe

possibile?!...

Maria, atterrita, interrogò il suo cuore, e il cuore, duramente, tanto

era inesorabile quella risposta, tanto era angosciosa per la poveretta

che ormai non poteva più dubitarne, il cuore duramente rispose che

ella amava.

--Sono perduta! è più forte di me! sono perduta!--esclamò piangendo

disperata; e allora sentì che nessuno al mondo, nemmeno le carezze di

Lalla, avrebbero potuto farle dimenticare quel nuovo affetto che,

scorto appena nella improvvisa vicenda dei suoi dolori, già cresciuto

gigante, la padroneggiava.

--Ed io, io che non voleva perdonare...

In questo punto, ricordando la colpa di suo marito, le sembrò quasi

che una mano vigorosa le stringesse il cuore, così da soffocarne ogni

palpito. Quella colpa le sembrò odiosa, e la sua virtù, il suo

orgoglio, la sua fierezza si ribellarono contro la sua propria

passione.

Fu una lotta accanita, crudele; ma ne uscì vittoriosa. Piangendo

sempre, perchè quel sacrificio era enorme, era uno di quei sacrifici

che uccidono: non consolata ma sicura; colla fede, che tante volte è

l'unica difesa della donna, pregò Dio, invocò sua madre per sè, per la

propria creatura....

Mentre Maria pregava e piangeva, senza ch'ella se ne accorgesse, si

aprì lentamente l'uscio della sua camera, e Lalla, che da due ore non

riusciva a spiegarsi quel mistero d'ordini e di contro ordini, cacciò

fuori adagio adagio il suo scarno visetto, con gli occhi vivi, pieni

di furberia e di malizia, fra le tende della portiera, trattenendo il

respiro, tentando di capire, fra i singhiozzi della mamma, che cosa

fosse accaduto di nuovo.

Ma quella poveretta non pregava con le labbra, pregava col cuore: e

così fu delusa, allora e sempre, la curiosità della piccola

imprudente.

Mater dolorosa · 第 16 / 45 题