Maria comparì la prima volta in mezzo al bel mondo fiorentino, nel
gran ballo della principessa Balbi della Bicocca. Già essa vi era
stata annunziata, e la precedeva quel vociare inquieto, quei mille
pettegolezzi coi quali si fabbricano le biografie improvvisate di
tutti coloro che attirano la curiosità della gente. Gli uomini ne
parlavano con entusiasmo, le donne con una certa diffidenza; esse
temevano una rivale.
La bellezza della duchessa d'Eleda aveva raggiunto allora quasi la
perfezione, e quel poco che le mancava per esser perfetta, ne
accresceva la grazia. Era una bellezza che parlava ai sensi e al
cuore; grande, bionda, pallida, l'eterno femminino di Goethe aveva in
lei la sua espressione più viva, e la formosità giovanile, i suoi
fascini più attraenti. Il poeta Aleardi, allora di moda, la paragonava
a una Madonna pensata dal Beato Angelico, e dipinta da Rubens.
Quando non c'è un amante di mezzo che faccia da diafragma, i raggi
lucenti della moglie cadono diritto a illuminare il marito: e Prospero
Anatolio, come aveva già preveduto, ebbe in suo pro tutta la
benevolenza che sapeva cattivarsi la moglie. Cominciavano a
dimenticarlo, e la moglie lo ricollocò sul candelliere.
La celebrità, come le donne e la fortuna, si abbandona a chi sa
coglierla in buon punto; e una volta raggiunta nessuno o ben pochi
ripensano agli espedienti adoperati all'intento. Prospero Anatolio
poi, dominato da una gran vanità, non era uomo da fermarsi ad
analizzare il _successo_. Quando lo applaudivano alla Camera, egli
dimenticava che il discorso era stato riveduto da un suo collega,
costretto, per la _disciplina di parte_, a tenersi nell'ombra; quando
faceva ridere gli amici con un frizzo, dimenticava il _Figaro_ o il
_Fanfulla_, dove lo aveva letto. Adesso si sentiva accarezzato,
cercato, adulato, e non pensava a sua moglie, alla forza prima di
tutto quell'incenso; quella forza ch'egli per altro, a suo tempo, non
avea trascurato di adoperare.
Gli uomini di tutti i partiti, deputati, ministri, senatori,
banchieri, artisti alla moda, diplomatici a spasso, generali e
ufficialetti, tutto il sesso forte, insomma, si affaccendava attorno
al duca e gli faceva corona: e nemmeno il sesso debole gli era avaro
di sorrisi.
Maria non aveva amanti; per combatterla e vincerla bisognava dunque
sedurre il marito.
E infatti fra le altre, e più delle altre, la baronessa Renata de
Haute-Cour, che da vari mesi faceva delirare invano il povero
Anatolio, aveva cominciato, dopo la venuta di Maria a Firenze, a
mostrarsi con lui di una amabilità molto arrendevole.
La de Haute-Cour era la moglie del ministro di Francia: una donnina
che sembrava uscita da un capitolo di Feuillet, piena di grazia e di
nervi; che rideva, parlava, gestiva continuamente, e che formava con
Maria il più vivo contrasto. La duchessa d'Eleda aveva la maestà, i
modi, il sentire di una gran dama; Renata, invece, la storditaggine
briosa di uno sbarazzino.
Forse appunto per un tale contrasto, o forse per il rumore, lo
scandalo, l'invidia, i desideri, che la de Haute-Cour avea sollevati
intorno a sè, Prospero Anatolio da due mesi ne era perdutamente
invaghito, e balbettava con lei, balbettava in modo straordinario.
Renata non si può dire che rifiutasse il suo omaggio, questo no; ma le
piaceva di farlo giocolare, come il micino che corre, salta, scatta,
si contorce, fugge e ritorna affaticandoci per ghermire il gomitolo e,
quando è lì lì per afferrarlo, uno strappo improvviso glielo porta
lontano.
Ma invece al ballo della Principessa della Bicocca, Prospero Anatolio
raggiunse il colmo della felicità. Renata era tutta per lui solo:
aveva aperto al duca una partita a due colonne sul libricciuolo dei
balli, e licenziava con poche parole gli importuni che tratto tratto
venivano ad interrompere i loro discorsi.
Gongolante, orgoglioso, egli non avvertiva però che i rivali da lui
messi in fuga correvano ad ingrossare le file già formidabili degli
adoratori di sua moglie.
Durante le quadriglie, la coppia del duca e della baronessa Renata era
la più disattenta di tutte, e fece nascere confusioni disastrose nella
_grande chaîne_ e nei comandi _à gauche_ e _à droite_. Fra un ballo e
l'altro era sempre il duca il cavaliere di lei, l'angelo custode del
suo ventaglio, il segretario dispotico del suo _carnet_. Il duca la
faceva bere, il duca la faceva passeggiare, il duca provvedeva agli
strappi del suo vestito, conducendola dove le cameriere riparavano ai
guasti avvenuti nel calore delle danze.
--Il vostro è un capriccio,--gli diceva Renata appoggiandosi
mollemente al braccio di Prospero.
--No! No! Per tutto ciò che ho di più sacro al mondo, vi giuro che vi
amo, che non ragiono più.
--Ma... domani?
--Domani, come ieri, come oggi, co-come sempre!
--_For ever?_
--_For ever._
--E vostra moglie?
--Mia moglie... Vi amo.
--Guardatela. È bella assai, vostra moglie...
Fatto il giro dell'appartamento, erano entrati insieme nel _buffet_, e
Renata, dietro a una portiera, gli indicava la duchessa, in mezzo alla
sala da ballo.
Era appena finito un valzer: Maria, ancora ansante, colle guance
leggermente colorite, era ammirata, circondata dal fior fiore della
gioventù e dell'eleganza.
--Com'è bella!... No! Non dovete guardarla!
E Renata si strinse più forte al braccio del duca, piena di fascino e
di grazia, fingendosi quasi paurosa, quasi mortificata da quel
confronto.
--Voglio voi... Amo voi...--le balbettò all'orecchio il duca d'Eleda.
--Vi piaccio dunque... mi amate di più?--esclamò Renata correggendosi
a tempo, e con una mano sapiente giuocando colla commenda che brillava
sullo sparato tutto a pieghe e a ricami della camicia di Prospero.
--Lo vedete, Renata, non so-ono qui?!...
Renata si guardò intorno con un rapido giro degli occhi. Nel _buffet_
non c'era nessuno. Nascosta dietro alla portiera, non poteva certo
esser veduta: si alzò ritta sulla punta dei piedi, e con una sua mossa
da monello stordito sfiorò colle labbra il volto di Anatolio, che
diventò pallidissimo.