Nobile, ricco, tutt'altro che imbecille, coll'aureola dell'uomo
pubblico. Prospero Anatolio aveva avuto tutti i requisiti per essere
fortunato in galanteria; invece colle donne egli non era stato mai un
Cristoforo Colombo... solo qualche volta un Amerigo Vespucci. E ciò
non per altro che per un difetto di pronuncia; difetto che non gli era
abituale, ma che gli si faceva pur troppo sensibilissimo quando si
trovava vicino a una donna che gli piaceva.
Il povero duca, che fra gli amici parlava spedito, che nel Consiglio
Comunale godeva fama di eloquente, quando si metteva a far la corte
alle signore si confondeva, ciangottava fra i _checchechè_ e i
_chicchichì_, e invece di un sorriso di aggradimento, otteneva una
risatina di buon umore.
E a proposito della balbuzie intempestiva del duca d'Eleda, nel gran
caffè di Borghignano si raccontava certo fatterello piuttosto
piccante.
Un giorno, alla Camera, il duca d'Eleda doveva fare un lungo discorso
sul nuovo trattato di commercio tra l'Italia e il Belgio.
Il nome del relatore, nuovo alle battaglie parlamentari, la importanza
della tornata, avevano popolata l'aula e le tribune. Il duca
incomincia a discorrere. La sua parola chiara, facile, senza affettati
ghirigori, correva spedita e ascoltata, quando nella tribuna, fra le
signore, comparisce madamigella Blasch, che aveva da poco tempo
sostituita la Clarence-Lory nella _troupe_ del _Maynadier_.
Fra questa giovane virtuosa... di canto e il neo-deputato esisteva da
poco tempo un'intimità molto sospettata. Era una tentazione...
superlativa, madamigella Blasch, e vestiva, in quel giorno, un abito
di velluto turchino-mare molto attillato. Il volto aveva freschissimo,
le labbra tumide, l'occhio stanco. Il duca la vede... Che cosa mai gli
ricorda quella donna? Non si sa; ma da un momento all'altro
l'agitazione s'impossessa di lui, la paura del pericolo lo confonde,
perde la parola, il pensiero divaga, egli impallidisce... è perduto!
Allora _cocotoni, cu-cuoi, co-commercio_, e i prodotti d'esportazione
e d'importazione passano fra le risa e i commenti degli onorevoli.
Intanto Prospero Anatolio passava la trentina, e sua madre venendo a
morire gli balbettò un nome e una preghiera. La preghiera di finirla
con la sua vita da scapolo, il nome della signorina Maria di Santo
Fiore.
Era il luglio del sessantuno. La Camera, chiusa dopo la morte del
conte di Cavour, non occupava gli ozi del duca; l'infedeltà scoperta
di un'amica gli aveva messo nell'animo quello sconforto che qualche
volta persuade l'uomo anche a prender moglie e, ad ogni costo poi, non
avrebbe voluta estinta la lunga discendenza dei d'Eleda. Tutto ciò
calcolato, strinse la mano alla morente, giurando che il nome gli
resterebbe impresso nel cuore, e la preghiera sarebbe stata esaudita.
Il duca viveva molto a Torino, allora capitale del regno, e nelle sue
corse a Borghignano era un miracolo se interveniva ad una serata di
sua madre. Quelle riunioni informate al più austero cerimoniale lo
seccavano cordialmente.
Ancora, dunque, egli non conosceva affatto la signorina Maria. Ma
sapeva bene che la geologia del Santo Fiore si perdeva nella notte dei
secoli, e che la giovinetta, ultimo rampollo dell'albero vetusto,
aveva ereditato dalla madre inglese l'indole, il sangue, la bionda e
pallida bellezza... e centomila lire di rendita.
Presto egli fece la domanda, e la risposta, favorevole, fu data ancora
più presto. I parenti della fanciulla, orfana da vario tempo, diedero
una festa di famiglia, dove la _high-life_ di Borghignano fece pompa
di tutto il suo splendore e dove Prospero Anatolio incontrò Maria per
la prima volta.
Maria, bella a trentacinque anni, allora che ne aveva sedici era una
meraviglia. Nude le spalle, nude le braccia, nudo il seno, fra le rose
del suo abito bianco, tutta quella nudità, alla quale era costretta
per la prima volta, le tingeva coll'amabile rossore della verecondia
le carni alabastrine. Il cuore le batteva forte forte, e la commozione
delle gioie promesse e fantastiche, le angosce dell'ignoto, i segreti
turbamenti dell'innocenza, la rendeano più bella e più attraente.
Prospero Anatolio fu sedotto, affascinato, e:--Vi a-a-aspetta nella
mia casa il po-posto venerato di mia madre--balbettò alla fanciulla.
Maria levò sopra di lui il suo sguardo dolce, sereno: e la goffaggine,
la confusione del duca, non dissiparono la favorevole prevenzione che
ella già sentiva per l'uomo colto e reputato che le stava dinanzi.
Invece gli fu grata di quella goffaggine, di quella confusione, che la
povera illusa credeva fosse il turbamento dell'amore.