rischiararsi i vetri, gli evviva al Barbarò raddoppiarono, e quando
egli sporse il capo ringraziando, scoppiarono più fragorosi.
--Anche a me come a Garibaldi!--pensò nel richiudere le imposte;
poi:--Speriamo almeno che mi lascieranno dormire!--borbottò sbuffando
col servitore, fingendo di esser quasi seccato di tutte quelle feste.
Si spogliò in fretta, e si cacciò in letto; ma quantunque i dimostranti
se ne fossero andati, egli stentò ad addormentarsi. Aveva addosso
l'irrequietudine, la smania che dà la contentezza.
I biechi fantasmi della coscienza erano svaniti; Pompeo pensò allora
che se aveva lavorato tutta la vita per farsi un patrimonio, sapeva
poi anche impiegare le sue ricchezze pel bene pubblico... e si sentiva
commuovere all'idea di essere un vero benefattore dell'umanità.
La mattina seguente sognava ancora di aver sposata la marchesa Angelica
con ottocentocinquantamila lire di dote ereditate dallo zio Diego, e
sognava pure che lo avevano nominato Direttore della Banca Nazionale,
quando fu destato da Giulio, all'improvviso, che gli capitò in camera
disperato, piangendo e singhiozzando.
Francesco Alamanni, dopo essere stato lungo tempo infermo nello Spedale
militare d'Innsbruck, ritornato da pochi giorni a Milano, aveva la sera
innanzi dichiarato alla Mary, che non avrebbe mai acconsentito al suo
matrimonio col figlio di Pompeo Barbarò.
FINE DEL PRIMO VOLUME.
NOTE DEL TRASCRITTORE:
--Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.
--L'indice non è compreso nell'opera originale. Ne è stato prodotto
ed aggiunto uno dal trascrittore.
--Gli apici sono stati resi con un accento circonflesso: parola^a indica
la lettera a soprascritta.