Il pranzo era al termine; una comitiva di bicchieri di vino s'era data
ritrovo nel nostro ventricolo ed accendeva gli estri del buon umore.
Ci fu però un momento in cui il nostro anfitrione chinò la testa fra
le mani e guardò fissamente la tovaglia. In quel punto il piede
d'Antonio urtò sotto la tavola contro lo stinco della mia gamba;
guardai. L'ex-baritono uscì in breve dalla sua beata fantasticheria,
si pose al cembalo senza dir parola, e dopo alcuni accordi di
preludio, intonò con voce stentorea la romanza del _Trovatore_.
«Che voce! esclamava ogni tratto Antonio, chinando il capo sul mento e
guardandomi sott'occhi, che voce! benissimo! benissimo! Sai qual'è la
disgrazia dei nostri teatri? aggiunse quando l'altro ebbe finito.
--E qual'è?
--Che siano al mondo tanti disgraziati, i quali implorano la
misericordia del cielo in chiave di baritono, e che se ci è uno il
quale abbia un _organo_ a dovere, sia un uomo felice e non ne voglia
sapere del palcoscenico.
Antonio temperò l'effetto della frase lusinghiera con una bella
risata, ma l'ex-baritono non pose mente che alla prima parte e rispose
modestamente all'elogio cantando il duetto e facendo in falsetto la
parte della donna.
--Credete che, se volessi ancora cantare, troverei una scrittura?
disse all'improvviso.
--Ma tu non vuoi! rispose Antonio.
--È vero! oh! come sono felice! ripetè per la centesima volta
l'ex-baritono; bisogna bere un'altra bottiglia!...
Quel vinello generoso cresceva insolitamente la verbosità del nostro
ospite e metteva noi pure alle porte della sua felicità. Io giurai che
il monte S. Martino non mi era mai parso così bello, e che avrei
passato la vita a contemplarle, sicuro di non poter spendere meglio
l'esistenza. Antonio, che da prima pareva farsi beffe del singolar
modo che l'ex-baritono aveva scelto per essere felice, assicurava che
ora ne comprendeva la filosofia profonda, e l'anfitrione continuava ad
assediarci di domande ed a farci ogni tanto quesiti ed ipotesi a cui
non sapevamo troppo che rispondere.
«Che si dirà di me adesso al caffè Martini? Che si direbbe se mi si
vedesse riapparire un bel giorno a Milano, o se annunziassi un'altra
volta il mio _debutto_?
--Che lago! che magnifico lago! Che monti! Che panorama! ripeteva
Antonio; mi par di amarli; ora comprendo come devono essere cari a te
che li hai sempre dinanzi! Che buoni amici i monti! Che cara compagna
la solitudine!
Del vinello, che aveva la maggior parte nel nostro entusiasmo, non una
parola; questa è la gratitudine degli uomini.
Venne il momento di separarci dal nostro ospite, il quale aveva fatto
di tutto per trattenerci, pregandoci, scongiurandoci, e dandoci
perfino il tenero spettacolo delle lagrime d'un uomo felice,
--Beato te! disse Antonio sospirando, beato te! io mi sento ammalato
di nostalgia al solo pensiero di lasciar questi luoghi. Se rimanessi
un giorno ancora, Lecco mi parrebbe una sepoltura. Non verrai tu
qualche volta a Lecco? Ma già, il difficile è spezzare le abitudini!
Oramai tu sei un vecchio inquilino del monte e... Ci penso; non ne hai
detto da quanto tempo abiti questo paradiso!...
L'ex-baritono stringeva le nostre mani nelle sue, e ci guardava come
sbigottito della nostra sciagura e commosso dal nostro dolore... Egli
uscì da quell'estasi con un sospirone lungo, e rispose:
«Da un mese!...