I miei pensieri erano giocondi.

Cercavo d'indovinare quale dei due dovesse ritornare primo al letto

coniugale... Quale? Concetta senza dubbio. In quella appunto udii un

fruscio di abiti, mi alzai, mi volsi... e mi trovai faccia a faccia

colla signora Nina, la giovane vedova del terzo piano.

La signora parve meravigliata di vedermi e si mostrava

imbarazzatissima, tanto più che, essendo entrata colla dimestichezza

consueta, voleva non aver l'aria, d'aver commesso una indiscrezione, e

si guardava intorno per vedere se qualcuno giungesse ad apprendermi

indirettamente che ella usava d'un vecchio diritto.

Intanto io m'era inchinato a salutarla, ed aveva fatto per parlare.

Ella mi prevenne.

«La signora Concetta non è in casa? mi disse.

--Nè il signor Sulpicio, aspetto l'una o l'altro.

--Ed io cercava dell'uno o dell'altra, ritornerò...

Ma l'apprendere che i due coniugi erano entrambi fuor di casa pareva

inquietarla e non si muoveva.

«Se desidera attendere qui, ritornerò io...

--Grazie... ella viene probabilmente per...

--Per lo stesso motivo...

Così dicendo mi trassi in disparte come per invitarla ad inoltrarsi, e

un minuto dopo ella era seduta al mio posto in faccia al camino, ed io

non me ne andava.

La signora Nina non mi conosceva, ma io conoscevo benissimo la signora

Nina; molte volte, dalla mia finestra posta sopra la sua, avevo

studiato a memoria il colore dei suoi capelli sperando invano che ella

mi desse occasione di apprendere il colore delle sue pupille; una

volta l'avevo posta in fuga tossendo, e d'allora in poi non avevo mai

più tossito alla finestra. Ora quelle manine candide, che avevo visto

battere la solfa sul davanzale, tenevano le molle innanzi al camino, e

quel volto, che era quasi tuttavia un mistero per me, mi si mostrava

aperto.

Ah! la signora Nina era bella, o almeno mi piaceva tanto!

Vedendo che mi stavo ritto, mi fe' un cenno cortese; sedetti;

aspettammo alcuni momenti in silenzio; nessuno veniva.

A poco a poco quel silenzio ci pesò, e per uscirne ella mi parlò di

Sulpicio, ed io le parlai di Concetta.

Quando seppe l'ufficio che io compiva dacchè avevo la fortuna d'essere

il vicino dei due coniugi, la vedova sorrise lievemente. Che bel

sorriso! Che magnifici denti!

«Quale disgrazia! uscì a dire poco dopo; passare cinquantacinque anni

insieme senza riuscire ad intendersi!

--Debbe essere uno spasimo, osservai; ma in fondo si vogliono bene.

La vedova fe' una smorfietta e non rispose.

«Quei contrasti sono per essi come i venti che separano onda da onda e

le avventano, per ritornarle, passata la burrasca, la superficie d'uno

stesso mare. Non credo che due possano vivere insieme gran pezzo senza

incollerire.

Assolutamente la vedova non voleva rispondere; crollò il capo e si

die' a frugare impaziente nelle ceneri.

Tacqui.

«Quante ore sono? mi chiese avvedendosi che il suo silenzio mi

offendeva.

--Le quattro.

--È tardi; bisogna che me ne vada; ritornerò...

--Mancano veramente tredici minuti alle quattro...

La signora Nina sorrise e non se ne andò. Io non comprendeva perchè,

ma il cuore scampanava a festa...

Quand'ecco venire Sulpicio e Concetta, tutti due, tenendosi per mano.

«La pace è fatta? interrogammo coll'occhio la signora Nina ed io.

--Sissignori, ci risposero i due coniugi alla stessa maniera.

--Ero venuto per salutarla, disse forte la vedova a Concetta; ora è

tardi e me ne vado.

Concetta era di buon umore; le sue rughe avevano la mobilità delle

grandi gioie e gli occhietti mandavano lampi.

«Meno male che il signor Carlo le ha tenuto compagnia.

A quel riavvicinamento io sentii che il cuore picchiava più forte, e

mi avvidi che la vedova arrossiva.

Se ne andò; me ne andai subito dopo...

E tutto il giorno pensai alla signora Nina, e la sognai tutta notte, e

al giorno successivo stetti alla finestra l'intero mattino per

vederla, e fui così fortunato che mi vide e si volse e la salutai, e

per un mese non lasciai di andare alle stesse ore alla finestra,

sempre colla stessa fortuna, e una volta ardii sorriderle, e un'altra

volta ardì sorridermi... e cinque mesi e otto giorni dopo, io mi

stringeva legittimamente al cuore la signora Nina... non più vedova.

Fante di picche · 第 25 / 36 题