CAPITOLO X.

_Qui battagliano gli eserciti dei Rossi e dei Gialli; qui appare la

bene organizzata Anima Economica delle moltitudini nemiche di Dio e

parla, per la prima volta, l'Uomo Pacato._

Alla _Camera Rossa_ era un andirivieni continuo di _compagni_ in

bicicletta. Assoluto Malvagni, il segretario di detta _Camera_, si

sentiva, quel giorno, l'anima precisa e concreta di un Imperatore.

Radunava le fila; metteva in moto le moltitudini. Tutto dipendeva da un

suo cenno.

Si ha un bell'avere saldi principii democratici, ma certi poteri

finiscono per inebbriare chi li esercita. Chiamarsi Segretario

piuttosto che Re o Imperatore, poco importa; il tutto consiste

nell'essere padroni del popolo.

Assoluto Malvagni era padrone del popolo; o meglio, di quella parte del

popolo che militava con lui sotto le bandiere del socialismo.

Assoluto Malvagni si era fatto su Marx e, passando di _plusvalore_

in _plusvalore_, era diventato una testa grande. Come avvocato non

aveva assunto il patrocinio se non di un furto di galline. Riuscito

a far condannare il ladruncolo, aveva preferito poi alle pandette la

politica.

Suo padre, integerrimo falegname, si era illuso di possedere nel

figlio, un grand'uomo e, per condurlo agli studi universitari, dopo

essersi indebitato fino ai capelli, aveva venduto le ultime seghe.

Carpita la laurea, il povero Assoluto era ritornato alla Città

del Capricorno nella speranza di guadagnarsi rapidamente una vasta

clientela. Ciò non ebbe a toccargli e Assoluto se la prese dapprima con

l'indelicata società poi con la _grassa borghesia_.

Una volta entrata in ballo la _grassa borghesia_, Assoluto di Patroclo

Malvagni sentì di aver afferrata la fortuna per le corna e si valse

delle medesime.

Andò innanzi a cornate. Questo è un mestiere che riesce bene, se uno

non ha troppi scrupoli.

Incominciò con l'avere un serio litigio col suo papà.

Il suo papà, come abbiamo detto, era un repubblicano a fondo perduto,

di schiatta legnosa. Egli stava alla sua convinzione politica come

una cariatide al proprio sostegno e non avrebbe ammesso che il figlio

degenerasse. Ma il figlio, di Repubblica non volle saperne. Vi furono

litigi seri. Una volta Patroclo, afferrata una seggiola, voleva

romperla sulla testa di Assoluto; però, non essendo Assoluto dello

stesso parere, il vecchio Patroclo si convinse che quella non era la

forma migliore per far entrare un'idea nelle testa del figliolo e le

cose rimasero al punto di prima.

Assoluto si buttò al socialismo. Grande oratore non era, ma sapeva dire

quattro minchionerie con una certa foga.

Poi doveva vendicare l'oltraggio che la società gli aveva fatto, non

riconoscendolo grande avvocato.

Il suo odio si vestì di ingiustizia sociale. La _grassa borghesia_

era là, pronta ad essere presa a calci in qualsiasi parte; Assoluto

incominciò l'operazione per conto del proletariato.

Per meglio fare fondò un giornale: «_Il Faro Socialista_», e in pochi

anni si sistemò.

La borghesia finì per rispettarlo. Gli stessi che avevano deriso

l'avvocato povero diavolo, ammirarono il direttore del _Faro

Socialista_.

Dati i quali trionfi, l'avvocato Malvagni divenne più Assoluto che mai

e tempestò, e minacciò e scrisse come una bestia, ma con quella tale

bestialità che è necessaria al popolo, a volerne essere amati. Fu un

organizzatore instancabile; si prodigò in comizi e conferenze; parlò

sempre, in qualsiasi ora del giorno o della notte e in qualunque luogo

si trovasse. Così crebbe in importanza e in misura e dominò la massa.

Ora egli predisponeva la battaglia dalla sua sede nella _Camera

Rossa_. Aveva innanzi, una carta topografica della provincia e veniva

riempiendola di segni cabalistici, con matite di vario colore. Riceveva

e rimandava, con ordini brevi e precisi, i capi delle varie sezioni;

precisava le ore dell'attacco, le strade da battere, le precauzioni da

prendere, il numero di uomini da usare.

Ora un bracciante stava presso il tavolo di lui: il cappello in testa e

le mani in tasca.

— Dunque hai capito, Giorgione?

— Ho capito.

L'avvocato Malvagni non alzava il capo dalle sue carte.

— Dovete cominciare dall'aia dei Baten.

— Va bene.

— A partire da San Girolamo e ad andar di traverso pei campi,

impiegherete tre ore...

— ... buone!...

— Sì, tre ore.

— Ma avete pensato — riprese Zurzôn — che a battere la strada che avete

detto voi ci son da traversare tre grandi fossi?

— Ci ho pensato. E non è per questo che ho fatto seguire la macchina da

tre carri di fascine?

— Va bene.

— Allora non ho altro da aggiungere.

— Posso andar via?

— Sì.

Si lasciarono. Arrivarono gli informatori.

— Ci sono incidenti?

— Poca roba. Una bastonatura alla Rotta; qualche schioppettata a San

Casciano.

— Feriti?

— Nessuno.

— Sì — soggiunse un secondo: — due donne!

— Come due donne?

— Una _rossa_ e una _gialla_.

— E dove?

— Alla Pieve Quinta. Hanno incominciato a graffiarsi, poi si sono

sparate contro.

— Ferite gravi?

— No.

— Sono _dentro_?

— Una è _dentro_ e l'altra è all'ospedale.

— Bene. E le macchine sono in moto?

— Le prime, sì.

— Dove?

— A San Casciano, alla Rotta, a San Pietro, a San Zaccarìa...

— Gli uomini sono armati?

— Armatissimi.

— Si sono divisi in tre squadre?

— Sì.

— Avete altro da dirmi?

— Ci sarebbe il caso Borgnini...

— Be'?...

— Il popolo vuole soddisfazione.

— Il popolo aspetterà. A questo penso io.

— C'è molta gente che brontola.

— Qui bisogna ubbidire e non brontolare!

— Però...

— Non c'è _però_ che tenga!... Quando sarà tempo penseremo a Borgnini.

La disciplina di partito assegna a ciascuno la propria responsabilità e

un compito preciso. Andate.

E anche gli informatori andarono.

Assoluto Malvagni rimase al proprio lavoro, tetragono al caldo, alle

mosche, alla stanchezza.

Le trebbiatrici erano partite alla chetichella dal loro grande deposito

presso la città del Capricorno e si erano sparse un po' qua un po' là

per la campagna, fermandosi nei luoghi più opportuni a prendere l'avvio

per muovere all'assalto delle aie. Tale dislocamento era stato studiato

tanto dai _rossi_ quanto dai _gialli_ con minuziosa cura e, molte

volte, i due avversari si trovavano all'agguato a poche centinaia di

metri.

In questi casi, la reciproca sorveglianza era accanita e continua.

Ora, fra i tanti, uno dei punti di maggiore pressione era San Zaccaria,

dove le squadre _rosse_ e le squadre _gialle_ erano più numerose, più

agguerrite e più violente.

Si avvicinava l'ora dell'attacco. Una placida sera di estate moriva

nell'immensità di un cielo tersissimo. Pei campi, biondi di stoppie,

non erano voci di biolchi, chè le terre non si aravano ancora; appena

passava qualche tocco di campana raminga, chissà da quale pieve

deserta. Una campana per le anime dei morti, non per un solo vivente,

chè, in quelle plaghe, di Iddio e del padrone ne avevano fatto un solo

fascio per un odio solo. E i poveri piccoli bruti, sotto la guida di

qualche positivista o materialista di quinta mano, si gonfiavan d'aria

e di parole, di oscenità e di penosa miseria rinegando la sola scarsa

poesia della vita.

Il Cavalier Mostardo · 第 30 / 72 题