materiale e morale sofferta dal primo di questi, tortura che, avendolo
ridotto a non potere più moversi dal letto, lo rendeva inabile ad
offrire, senza morirci sotto, nuovi sollazzi all’inumano Bargilone,
cui per altra parte importava il non privarsi del massimo fra questi
sollazzi, quello di vedere infrangere viva la sua povera vittima.
Un’altra circostanza di non lieve momento si fu l’essersi accompagnato
ai due novelli prigionieri il padre Venanzio che non cessò più mai
dall’essere il loro patrocinatore. Benchè certamente egli non valesse
ad infondere lo spirito di carità del suo ordine in que’ barbari
giudici, nondimeno il concetto generale di quasi santo in cui era
tenuto dall’intera popolazione, e fors’anche più il sapersi in quanto
credito egli fosse e presso la corte di Spagna e presso il vicerè e
presso altri potentati italiani e stranieri, faceano sì che non si
osasse resister molto alle sue insinuazioni, tanto più perchè egli
era troppo saggio per intrometterne mai di quelle che direttamente si
opponessero alle leggi ed alla giustizia.
Immediato effetto di tali insinuazioni fu il permettersi che una volta
il figlio vedesse l’infermo genitore, e ben potete immaginarvi che
la povera Maria chiese ed ottenne di essere compagna al marito in una
visita cotanto lugubre. Non regge il cuore a dipingere le disperazioni
del padre nel rivedere quel figlio, per amor del quale in gran parte
avea sconsigliatamente commessi tanti delitti e per lui ridotto in
vece alla più lagrimevole posizione, o le angosce di questo figlio che
incolpava sè medesimo di non aver prese cautele bastanti per salvar la
vita e l’onore dell’autore de’ suoi giorni e di averne anzi per propria
inconsideratezza accelerata la rovina, o finalmente l’eroismo coniugale
della eccellente Maria che, quasi dimentica del grave rischio in cui
era avvolta ella stessa, non pensava ad altro che a studiar conforti
opportuni ad alleviare l’affanno dello sposo e del suocero. Oh! al
vedere la cordialità, i riguardi da lei mostrati a quest’ultimo caduto
in sì abbietto stato, chi non avrebbe detto che quell’angelica donna
fosse divenuta la nuora d’un eroe giunto all’apogeo di sua gloria? Ma
in vece ella accresceva il cordoglio in entrambi perchè il secondo
rimproverava a sè stesso il caso innocente che il trasse a cercar
ricovero in casa di lei; il primo, la cecità della passione che gli
fece accettar la mano offertagli dall’amorosa Maria.
La mestizia di un quadro sì luttuoso potè soltanto essere temperata
dalla presenza dell’ottimo minimo, il quale, cercando una fonte
di consolazioni dall’essere noi tutti passeggieri su questa terra,
esortava i suoi tre amici (chè tale era divenuto anche il vecchio)
a pensar meno agli affanni presenti ed a fare scopo principale
delle loro cure il meritarsi un porto felice ed eterno implorando la
celeste misericordia, i due giovani per mantenersi fra le tribolazioni
incontaminati sul sentiero della virtù, il vecchio affidandosi della
remissione dei propri errori in quel Dio che _volentier perdona_,
tutti abbandonandosi intanto, sinchè loro era dato, alle dolcezze d’un
parentevole amore.
Molto poteva al certo il virtuoso monaco per indirigere verso il cielo
i suoi confortati; ma per salvarli sopra la terra dagli effetti di un
giudizio ordinario poteva pur poco! Solamente una grazia del re, che
sarebbe stato poco men che pazzia lo sperare, avrebbe avuta la virtù di
sottrarre all’estremo supplizio Antonio Grifone; e quel fatale articolo
di grida parlava troppo chiaro perchè fosse valida discolpa al figlio
l’aver cercato di salvare il proprio padre, alla sfortunata Maria il
non aver denunziato alla giustizia l’uom per lo meno sospetto di essere
un masnadiero che si rifuggì sotto al suo tetto. La stessa lealtà onde
nelle diverse comparse giudiziali i due sposi infelici esponevano la
verità dei fatti (nè certo il padre Venanzio gli avrebbe consigliati
a condursi altrimenti) stava contro di loro e avvalorava i tremendi
estremi che li conduceva entrambi non meno del padre loro alla morte.
Ben cercava il patrocinatore Venanzio di tirare in lungo (e sapete
se ne avea di bisogno!) il processo lambiccandosi la mente per trovar
fuori nuovi punti di difesa. Talvolta metteva in campo quell’adagio:
_Summum jus, summa injuria_, altrettanto antico quanto vero, ma che un
legislatore può valutare assai meglio d’un giudice. Tal altra traeva
a mano i luoghi oratorii della compassione; ma, oltrechè non erano
sicuramente i più adatti con quella razza di magistrati, rare volte
anche il tribunale più mite può ascoltarne la seduzione ove la legge
parli con evidenza. Anche a pro del vero reo, ne andava citando gli
atti di umanità, i motivi non ignobili in origine che lo traviarono, la
natura dei tempi; ma quand’anche, avendo che fare con altri giudici,
gli fosse stato possibile lavarlo dalla più obbrobriosa macchia di
un comune assassino, qual tribunale gli avrebbe risparmiata la pena
cui soggiacquero tant’altri capi di faziosi che turbarono la pubblica
tranquillità? Tutto ciò era piuttosto per guadagnar tempo.
I giorni intanto scorreano e la costernazione crescea sempre più nel
caritatevole frate, forse omai più desolato de’ suoi miseri prigionieri
ch’egli avea così bene assuefatti ad una intera rassegnazione nel
cielo.
Oh qual rimase in quel giorno ch’egli non potè allontanare di più, in
quel fatal giorno in cui venne profferita la sentenza del tribunale, in
cui venne annunziata a coloro che ne erano percossi! Questa condannava
ad essere arrotato il vecchio, cui per clemenza speciale (dove s’era
andata ad annicchiare la parola _clemenza_!) si concedea che il primo
colpo ne decidesse la morte, i due innocenti sposi ad aver recisa la
testa. Tutti e tre i rei erano già stati condotti nella conforteria. Il
monaco di Paola avea troppo bene apparecchiati alla morte que’ miseri
per aver più un estremo bisogno di confortarli, altrimenti ci sarebbe
voluto un confortatore per lui medesimo.
Consolatevi, leggitori; nessuno dei tre prigionieri morirà per man del
carnefice, laonde vi risparmio la lugubre descrizione dei loro estremi
congedi; vi dirò solamente che il padre Venanzio, ridotto ad uno stato
di vera agonia, contava ogn’ora, ogni quarto d’ora, ogni minuto, quando
finalmente comparve la Concezione con una lettera per lui del Gran
Capitano, lettera entro la quale era accluso un dispaccio alla corte di
giustizia. Figuratevi se il padre Venanzio non s’affrettò a recarlo,
e vedrete dal contenuto di esso che nè il Bargilone nè quegli amabili
giudici dovettero riceverlo volentieri, ancorchè, senza scrupolo di
calunniarli, si possa credere che avranno cercato di rifarsi delle tre
vittime tolte ai loro artigli su gli altri sgraziati rei de’ quali non
parlava il dispaccio.
Questo dispaccio considerava separatamente le persone dei due sposi
e quella di Antonio Grifone. Quanto ai primi, il gran contestabile,
fattosi interprete della sua grida medesima, dichiarò che non avea mai
potuto prevedere la condizione orribile in cui due innocenti venivano
ad essere posti dal testo della sua legge, e, valendosi delle facoltà
che in casi di natura tanto straordinaria aveagli concessi sua maestà
il re Cattolico, gli assolveva da ogni pena e si offriva anzi egli
stesso a pagare le spese di un processo derivato, egli avea la virtù
di confessar ciò, da una sua inavvertenza soltanto. Circa ad Antonio
Grifone, lo stesso Gran Capitano, con l’autorità parimente delegatagli
dal re, ordinava che fosse bensì tenuto sotto buona custodia, ma che ne
venisse sospeso il processo o l’esecuzione della sentenza, in caso che
fosse emanata, finchè gli pervenissero istruzioni dal monarca al quale
avea fatti presenti gli antichi servigi prestati dall’infelice reo allo
stato e la sua antica eroica devozione ad un sovrano nelle cui vene,
finalmente, il sangue dei re d’Aragona scorrea, siccome un argomento
valevole se non altro a mitigarne la pena.
Ciò non bastava alla compiuta felicità dei due sposi che continuavano
a vedere in pericolo i giorni del capo di loro famiglia; ma è
inesplicabile il contento che ne trovò questi al veder minorata di
tanto la propria infamia, al veder sottratti ad ogni infamia i suoi
figli. L’alterazione prodotta da tale contento nel suo corpo affranto
per cotanti patimenti fu sì forte che ne morì di lì a pochi giorni,
nè potè sapere che cosa avrebbe decretato di lui il sovrano. Il suo
ravvedimento era stato sì pieno che morì nella pace dei giusti non mai
abbandonato dall’assistenza dell’ottimo minimo, nè da quella della sua
così cara e virtuosa famiglia, dono di cui tanto più ringraziava Dio
quanto maggiormente era convinto di non averlo mai meritato.
Il Gran Capitano colmò in appresso questa famiglia di munificenze e di
onori, ai quali per lo sposo di Maria si aperse ogni adito perchè il
rescritto apposto dal re di Spagna alla consulta del suo contestabile
era tale che, risparmiando ogni pena infamante ad Antonio Grifone, lo
sottoponeva soltanto, se fosse stato tra i vivi, ad una relegazione
perpetua. Il padre Venanzio e la Concezione vissero ancora abbastanza
per vedere i figli di Maria Solis e di Luigi Grifone.
FINE
INDICE
I. La magra fiera Pag. 3
II. La mala predizione 15
III. L’apparizione 24
IV. Nuovi motivi di agitazione e stupore 35
V. La corte di giustizia 40
VI. Fazioni di barbarie interrotte 48
VII. L’espettazione e l’arrivo 54
VIII. Le nozze 67
IX. La sorpresa 76
X. L’enigma spiegato 86
XI. Il gran capitano 97
XII. Conclusione 109
NOTE:
[1] Così il buon Novarese Gerolamo Tornielli intitolavasi da sè
medesimo nelle sue vaghissime canzoni marinaresche alla Vergine.
[2] È noto come tale credenza superstiziosa del fascino del mal occhio,
chiamata oggidì in dialetto napoletano _jettatura_, abbia dominato ne’
paesi che sono scena di questa storia fin da quando fecero parte della
Magna Grecia. Può leggersi a tale proposito una lunga nota del signor
Bulwer al capitolo I del libro III de’ suoi _Ultimi giorni di Pompei_.
[3] Ne’ giorni contemporanei alla nostra storia questo grande
personaggio della cristianità non era per anche canonizzato. Lo fu in
appresso sotto il pontificato di Leone X.
[4] Tutti sanno che Gonzalvo di Cordova veniva generalmente conosciuto
col nome distintivo di Gran Capitano.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici. La numerazione dei
capitoli, errata nell’originale a partire dal capitolo VII, è stata
corretta. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice al termine
del libro.