Chi non gli voleva bene certo era il rettore — in quegli anni c'era
ancora un rettore spirituale nella vecchia casa di ricovero — e questo
rettore — dicono le cronache — era prete un po' ficcanaso e non molto
rispettabile, ma molto portato a fare il tiranno. I vecchi in massa non
lo vedevano di buon occhio e spesso si intrattenevano delle marachelle
di don Tinazza; ma in tali occasioni abbassavano la voce e i sordi
erano esclusi dalla conversazione.
Il solo Alessandro osava gridare e proclamare la sua opinione — si
sarebbe vergognato di fare come gli altri.
Quand'egli si metteva in mezzo a un crocchio, con la sua figura da
ispirato, la testa circondata da un'aureola di capelli bianchi, gli
occhi neri, ancora vivi, lampeggianti, la voce penetrante e sonora,
pareva veramente un apostolo dei nuovi tempi.
La folla dei sordi, dei rimbambiti, dei burloni, degl'indifferenti, lo
guardava con piacere. Essi lo ascoltavano con inconscia ammirazione, i
più senza intendere o senza rendersi conto di quello ch'ei diceva.
Scandalezzate, palpitanti, per quella misteriosa e dolce paura che le
donne più semplici hanno cara come una carezza d'amore, le vecchie se
lo mangiavano con gli occhi e lo amavano.
Ma se la sottana di don Tinazza sventolava in lontano, l'oratore
rivoluzionario perdeva immantinente tutto il suo uditorio. Chi non
poteva allontanarsi abbastanza presto, fingeva di dormire.
*
* *
Nell'autunno Alessandro cadde malato, e la moglie gli si mise al fianco
da una parte, «Gerolamo» dall'altra.
Addio gaie recite sotto agli alberi verdi! Addio buone chiacchierate al
sole!
Già coi primi freddi di ottobre molti dei più vecchi se ne erano
andati. Nuovi ospiti arrivavano, nuovi balestrati dall'esistenza, in
cerca di un ultimo rifugio.
«Gerolamo» non si allontanava mai dal letto dell'amico infermo e
l'infermeria era piena di malati spediti, moribondi.
Tossivano, gemevano, rantolavano, infine partivano ad uno ad uno.
I preti stazionavano ora a un letto ora all'altro. E da mattina a
sera si sentiva un continuo biascicamento di preghiere latine fatte da
bocche senza denti.
— Lo sai, io non voglio il prete — disse un giorno Alessandro all'amico
suo.
— Non temere: ci sono io.
La vecchietta che sedeva dall'altra parte tutta tremante, indovinò più
che non intese, e non potè frenarsi.
— Sandro! Sandro! per carità!...
Il morente, per uno sforzo energico della sua volontà sollevò la testa
e ficcò gli occhi ardenti di febbre in quelli della moglie.
— Sono un uomo io! Un soldato!... Sono libero....
Ricadde spossato.
E il povero viso, sempre più scarno, sempre più affilato, sempre più
caprino della infelice vecchia, inondato di lagrime, fu coperto dalle
mani tremanti, ingranchite.
Dovette uscire un momento per singhiozzare liberamente.
Quando ritornò, il marito la guardò sorridendo con dolcezza.
— Ti raccomando la nostra reliquia! Quando vedi che dò di volta,
prendila tu.... E quando verrà il tuo giorno, e sentirai che non puoi
stare in piedi, prima di metterti a letto, bruciala, o falla bruciare,
da «Gerolamo»... Ma se lui non ci fosse più non ti fidare di altri....
Potrebbero avere il capriccio di tenerla.... e io non.... voglio che
profanino....
Ella promise piangendo....
Poco dopo si presentò il prete.
— Non voglio — disse il malato con voce ferma.
Il prete fece un grand'atto di meraviglia e di collera.
— Delira?... — domandò volgendosi verso il marionettista.
— No, non delira: non vuole il prete, e noi siamo qui perchè la sua
volontà sia rispettata.
Il prete guardò la donna.
— E voi che ne dite?...
— È la verità — rispose la misera compiendo l'atto più coraggioso della
sua vita.
Il libero pensatore morì tranquillo, pensando al suo figliuolo così
giovane, così bello, che lo aveva preceduto da tanti anni.
La moglie e l'amico lavarono il cadavere, e lo accompagnarono nel
deposito — uno stanzone sotto il portico, con un gran tavolato
appoggiato al muro, pendente in declivio, su cui giganteggiava un gran
Crocifisso di legno con la barba di lana, brutto lavoro del Seicento.
Altri cinque vecchioni erano morti nella giornata, e giacevano nudi sul
tavolato, coperti a mala pena da vecchie coltri.
L'apostolo ateo fu collocato nel miglior posto.
— Oh! Dio mio! povero il mio Sandro! — esclamò la vecchietta
singhiozzando, vinta da superstizioso terrore.