CAPITOLO IX.

„ Collo stomaco vôto e rifinito,

„ Prosciugate le fauci, arse le labbia,

„ Nell'immago del prossimo convito

„ Beavan l'alma. Oh qual gl'invase rabbia,

„ In veder, dal soave inganno tratti,

„ Che i conti senza l'oste avevan fatti!

_Coleridge._

Hayston di Bucklaw era uno di que' tali spensierati che pel piacere di

ridere non badano a sagrificar l'amicizia. Appena si vociferò fra i

cacciatori che il personaggio principale della brigata si era

trasferito a Wolfcrag, questi proposero, come atto di cortesia, che si

portasse colà il cervo ucciso. A Bucklaw non parve vero di accettare

il partito, dilettandosi anticipatamente dello smarrimento del povero

Caleb Balderston nel vedere arrivare tutta questa turba alla torre, nè

prendendosi alcun fastidio dell'imbarazzo che una tal visita avrebbe

portato al suo amico. Ma egli avea nel vecchio Caleb un antagonista

abile ed accorto, e fornito di un fertile ingegno che non mancava mai

nelle occasioni di stratagemmi e sutterfugi opportuni, in sentenza di

esso, a salvar l'onore della famiglia.

„ Lodato sia Dio! Meditò fra se stesso, il gagliardo vento di questa

mattina ha chiuso con tanta forza un battitoio del portone della torre

che adesso non può più aprirsi; non dovrebbe essermi difficile a

chiuder l'altro con eguale saldezza. „

Ma come prudente governatore di una rôcca pensò che sarebbe stata cosa

saggia lo sbarazzarsi de' nemici che vi si erano introdotti

(riguardando egli come nemici tutti quelli che mangiavano e che

bevevano) prima di pensare ad altri provvedimenti per impedir

l'ingresso alla comitiva di fuori, che potea però tardar poco ad

arrivare, come un vicino suono di gioiose grida annunziava. Curò

pertanto con impazienza l'istante che il suo padrone avesse fatto

entrar nella torre i suoi due ospiti principali; e fermando sulla

soglia della porta quei che li seguivano incominciò subito le sue

fazioni.

„ Se non m'inganno, diss'egli, i cacciatori portano in gran cerimonia

il cervo al castello, e siccome noi in questo momento possiam tutti

esserne riguardati abitanti, parmi convenevole che ci tratteniamo alla

porta di fuori per riceverli onorevolmente. „

Non vi fu chi contraddicesse a questa insidiosa proposta; ma il

vecchio Caleb, facendo destramente alcuni passi indietro, tornò dentro

alla torre, chiudendo senza perder tempo il secondo battitoio del

portone con tal forza, che lo strepito si fece udire per tutto il

castello. Dopo avere provveduto in tal guisa alla sicurezza della

piazza, credè di poter parlamentare col nemico, e aprendo un picciolo

sportello forato nel portone medesimo, e che serviva altra volta a

riconoscere chi si presentava, disse loro: „ Signori miei, il sere di

Ravenswood fa imbandire un banchetto al vostro padrone e ad alcuni

personaggi distinti che si trovano in sua casa: ma è un uso praticato

qui, ed antico al pari di questo castello, che per qualunque sia

ragione non si apra la porta a nessuno finchè i padroni sono a tavola;

cautela che è stata riconosciuta saggia più d'una volta in tempo di

guerra, e dalla quale noi non ci scostiamo nemmeno in tempo di pace „

Aggiunse che a Wolfhope, a piedi della collina, eravi un albergo ove

consigliava loro di trasferirsi, perchè vi avrebbero trovata

eccellente acquavite: anzi fece creder loro che il padrone avrebbe

pagato il conto; ma pronunziò quest'ultima parte di discorso in modo

confuso, intricato ed in istile d'oracolo, onde vi fosse luogo ad

interpretare i suoi detti come voleasi; poichè, in mezzo a tutte le

sue astuzie, il buon Caleb si riserbava le gravi menzogne agli

estremi, e quando non trovava migliori modi per ispacciarsi.

Un sì fatto annunzio sorprese alcuni, fece riderne altri, e sopratutto

empiè di collera i servi, i quali pretendeano, almeno essi, di avere

un incontrastabile diritto di servir a tavola la padrona e il padrone.

Ma Caleb non si sentiva in voglia di far distinzioni, e mantenne il

suo proposito con quella salda ostinazione, che è sorda a tutti i

ragionamenti, e incapace d'ogni convincimento. Conchiuse dicendo che

in quel castello non mancava copia di servi per tale incumbenza.

Intanto arrivava Bucklaw a capo del suo antiguardo, che invano con

tuon corrucciato ordinavagli di aprire subitamente il portone. Fermo,

come uno scoglio, Caleb rispondea.

„ Fosse anche dinanzi a questa porta il Re seduto sul proprio trono,

non potrebbe costringere le mie dieci dita ad aprir questa porta

contro gli statuti della famiglia di Ravenswood, statuti che è mio

obbligo fare eseguire, come gran domestico di questa casa. „

Non ardiremmo qui riferire i giuramenti e le imprecazioni che

l'estremo sdegno suggeri al labbro di Bucklaw: minacciò Caleb di farlo

pentire per avergli usato un tal trattamento; aggiunse di aver cose da

comunicare allo stesso sere di Ravenswood; ma nulla valse a smovere

dal suo proposito l'inflessibil vegliardo.

„ Dica pure quel che sa dire; ma mi do al diavolo! se vede per

quest'oggi la faccia del mio padrone. Vada pure a desinare, a cenare,

a dormire dove gli piacerà. Domani svegliandosi, si farà giustizia da

se medesimo. Propriamente a lui convenivasi il condurmi qui una banda

di cacciatori assetati, come se ignorasse che non sappiamo come

cavarci la sete noi stessi! „ Indi, serrato lo sportello, tornò nella

torre, lasciando che la gente rimasta di fuori si facesse ragione come

credea meglio intorno a questo genere di accoglienza.

Tutta cotesta scena, nè se n'accorse Caleb, era accaduta alla presenza

di uno spettatore statosi fino allor silenzioso; e fu l'intendente

dello straniero, che godea di grande confidenza presso il padrone,

anzi quel medesimo che durante la caccia avea prestato il suo cavallo

a Bucklaw. Avendo questi seguito il suo padrone assai da vicino, senza

che ci badasse Caleb, conducea il suo cavallo alla scuderia, intanto

che il vecchio servo di Ravenswood, andava preparando ed eseguendo le

divisate fazioni; laonde non si trovò compreso nella generale

esclusione. Osservando il contegno del nostro Balderston, ne indovinò

facilmente il motivo, e sapendo le intenzioni del suo padrone, non

s'imbarazzò sul partito cui attenersi. Rimase in disparte sintanto che

Caleb fosse partito, appena lo vide lontano, si avvicinò allo

sportello, e apertolo a sua volta, disse ai servi e picchieri, i quali

non si moveano di lì: „ Il lord Cancelliere avverte così le persone del

suo seguito, come quelle del seguito di lord Littlebrain di

trasferirsi a Wolfhope; ivi troveranno di che reficiarsi a spese del

mio nobil padrone. „

Allora quella banda di cacciatori abbandonando l'inospita porta della

torre di Wolfcrag, scese per la collina maledicendo di tutto cuore il

vecchio furfante che gli aveva ingannati, e dando a tutti i diavoli il

castello e gli abitatori di esso. Bucklaw, fornito di doti naturali

che in circostanze più felici avrebbero potuto renderlo un uomo

stimabile, avea ricevuto un'educazione sì trascurata in ogni sua

parte, che trovavasi sempre inclinato a secondare co' pensieri e co'

fatti quelle brigate colle quali trovavasi in comunione di piaceri.

Compiacevasi di raffrontare in suo animo gli encomj di cui quelle

turbe gli largheggiavano colle ingiurie e colle imprecazioni che tutti

di comune accordo scagliavano contro il sere di Ravenswood. Rammentava

i giorni noiosi e monotoni trascorsi a Wolfcrag paragonandoli colla

vita gioconda e dissipata cui era stato avvezzo. Per ultimo,

l'esclusione toccatagli dal castello gli sembrava un affronto da non

perdonarsi: dalle quali considerazioni unite, nacque in esso la

risoluzione di romperla con chi gli era stato ospite ed amico.

Giunto all'albergo del villaggio di Wolfhope, vi trovò

inaspettatamente un uomo di sua antica conoscenza che scendea da

cavallo. Era questi il degno e rispettabile capitano Craigengelt, che,

quasi avesse dimenticato il contegno, per lo meno indifferente; col

quale poco tempo prima egli e Bucklaw si disgiunsero, s'avvicinò a

questo con sollecitudine, stringendogli in modo il più cordiale la

mano; atto di cortesia che veniva sempre restituito da Bucklaw, e

d'onde Craigengelt trasse il coraggio di ripigliare con esso il tuono

della intrinsichezza.

„ Buon giorno dunque, mio caro Bucklaw egli esclamò; quanta

soddisfazione ho nel vedervi! mi convinco che in questo cattivo mondo

vi è luogo per le oneste persone. „

É da sapersi che i giacobiti in quella età (non pretendiamo asserire

che fosse a buon diritto), aveano adottato il termine _oneste

persone_, per indicare quelli della loro fazione.

„ Anche per altre persone, a quanto sembra, rispose Bucklaw; se così

non fosse, nobile capitano, come vi avventurereste voi in questo

luogo? „

„ Chi? Io! sono libero come l'aria che non ha nè imposte, nè decime da

pagare. Tutte le cose sono state appianate e accomodate con que'

vecchi pazzi del Consiglio privato. Non avrebbero ardito di tenere in

prigione un par mio, nemmeno per una sola settimana. Gli uomini di una

certa spezie, Bucklaw, banno più amici che non pensate, e amici che

nelle occasioni sanno render servigi. „

Via! via! soggiunse Bucklaw, che conosceva perfettamente il carattere

di Craigengelt, e che solennissimamente lo disprezzava, risparmiatemi

le vostre millanterie, e ditemi piuttosto, se siete veramente in

istato di libertà e sicurezza.

„ Libero, quanto possa esserlo un podestà nella piazza del borgo

affidatogli da amministrare; sicuro quanto un predicatore

presbiteriano sopra il suo pulpito; e vi cercava per avvisarvi che non

avete più bisogno di tenervi nascosto; non sono state pronunziate

contro di voi nè ammenda, nè condanna. „

„ Quand'è così, suppongo che vi direte da vero mio amico. „

„ Vostro amico, Bucklaw! Sono il vostro fedele Acate, come ho udito

dire da certi sapienti. Noi siamo il guanto e la mano, l'albero e la

scorza, in vita ed in morte. „

„ É quanto vedrò sull'istante, ascoltatemi. So benissimo che non siete

mai sprovveduto di danaro, benchè io non sappia altrettanto bene

d'onde vi venga. Prestatemi un paio di monete d'oro per ispazzare la

polvere che si è fermata sul gorgozzuolo di tutti questi galantuomini.

Allora potrò credere.... „

„ Un paio! ne ho venti ai vostri comandi, gioia mia, e altre venti ad

una occorrenza. „

„ Parlate sul serio? (esclamò Bucklaw guardando fisamente l'altro,

com'uomo fornito di bastante discernimento naturale per giudicare che

tale eccesso di generosità in Craigengelt da qualche straordinaria

cagione dovea derivare). Craigengelt, o voi siete veramente una

persona di garbo, cosa che stento un po' a credere, o più scaltro di

quanto io vi sospettava; ed anche a suppor questo ho le mie grandi

difficoltà. „

„ Una supposizione non impedisce l'altra. In somma, vedete e giudicate.

Eccovi dell'oro che non teme la pietra di paragone. „

E sì dicendo pose in mano a Bucklaw un pugno di monete d'oro, che

l'altro si pose, senza contarle, in iscarsella, non però senza

soggiungere, che la circostanza in cui trovavasi l'obbligava ad

accettar prestiti, fosse anche stato Belzebù il suo prestatore.

Voltosi indi ai cacciatori; „ Andiamo, amici, lor disse: son io che vi

fo trattamento. „

„ Lunga vita al sig. di Bucklaw „ gridarono a coro que' cacciatori.

„ E vada al diavolo colui, esclamò un picchiere, che dopo la corsa

lascia i cacciatori a secco, come se fossero pelli da tamburo! „

„ La casa di Ravenswood, aggiunse un vecchio servo, altre volte era

onorevole e buona al pari di qualunque altra del paese; ma adesso ha

perduto tutto quel poco di riputazione che le rimanea, perchè è

rappresentata da un tanghero peggior di un ebreo. „

Gli applausi fatti a questa proposizione provarono che questa era

parimente l'opinione generale. Tutti entrarono precipitosamente

nell'osteria, ove trascorsa fu banchettando tutta la notte. L'amor del

sollazzo, ingenito in Bucklaw, non gli avea mai permesso di essere

troppo delicato nella scelte de' suoi compagni, e in quel momento,

dopo la dieta, e quasi assoluto digiuno forzato, che toccato eragli di

sopportare in casa del sere di Ravenswood; dopo essere stato per più

giorni privo di que' godimenti che formavano la felicità della sua

vita; il vedersi regolatore di una mensa, cui non erano assisi che

picchieri e servi da livrea, gli dava diletto, come se fossero stati

duchi e principi i convitati. Craigengelt che avea le sue buone

ragioni per secondarne l'umore, si mise in accordo armonico seco lui,

e aggiungendo ad un grande capitale d'impudenza una inalterabile

giocondità, e l'abilità di cantare con grazia alcune allegre

strofette, diede nuov'anima alla generale allegrezza, il che gli

meritò di tornare compiutamente in favore a Bucklaw.

Intanto una scena affatto diversa accadeva a Wolfcrag. Il sere di

Ravenswood, troppo assorto nelle proprie meditazioni per dare

attenzione agli stratagemmi di Caleb, dopo avere attraversato il

cortile, introdusse i suoi ospiti nel salone, ove era stato celebrato

il convito dell'esequie.

L'istancabile Caleb, che fosse genio, o consuetudine, lavorava dalla

mattina alla sera, aveane fatte a poco a poco sparire tutte l'orme del

funereo baccanale, ma nè tutto il suo ingegno, nè tutta la cura datasi

di collocare nel modo meno svantaggioso le scarse suppellettili che vi

si trovavano, poteano impedire che quelle pareti ignude e d'ogni

ornamento sfornite, non rendessero oltre ogni dire tetro e lugubre

l'aspetto di quello stanzone; quelle anguste finestre pareano

piuttosto forate ne' muri per aiutare il rinnovellamento dell'aere che

per lasciar varco alla luce, e l'oscurità consueta di quella sala era

in oltre accresciuta dalle fitte nuvole che tutto occupavano il

firmamento.

Ravenswood usò di tutta la grazia che addiceasi ad un giovane

gentiluomo di quella età, non senza però lasciar trapelare un tal

quale stento e imbarazzo, nel condur la donzella in fondo alla sala

intantochè il padre della medesima si apparecchiava a spacciarsi del

cappello e del ferraiuolo. Nelle stesso momento si fece udire lo

strepito della porta chiusa, come dicemmo, con grande violenza da

Caleb; mosso dal qual fracasso, lo straniero si avvicinò con molta

vivacità alla finestra, e veduta la cagion del romore, e l'esclusione

de' proprj servi, lanciò sul sere della torre un guardo, da cui

traspiravano i sospetti che lo aveano soprappreso.

„ Voi non avete cosa alcuna da temere, o signore, in tuon serio

dissegli Ravenswood, che tuttavia ignorava quanto era accaduto. Se

questo castello manca di modi per ricevere convenevolmente gli ospiti

che si degnano visitarlo, almeno ha modi sufficienti per guarentirli.

Ma parmi tempo di potermi informare chi sieno le persone che onorano

di lor presenza il mio modesto soggiorno. „

Taciturna ed immobile rimanea la donzella, intantochè il padre di essa

al quale sembrava particolarmente fatta una simile interrogazione,

trovavasi nello stato di un attore che al momento della

rappresentazione si avveda d'essersi incaricato di una parte superiore

alle sue forze, o sentasi tradito dalla memoria nell'atto in cui

dovrebbe parlare. Si studiò nulladimeno di nascondere l'imbarazzo

chiamando tutte le cerimonie d'uso in proprio soccorso. Ma dopo avere

mosso un piede avanti per avvicinarsi al suo ospite, l'altro addietro

come se volesse scostarsene, le sue mani, delle quali dovea valersi

per levarsi di dosso il ferraiuolo e di testa il cappello, non eran

più destre di quello che se il primo gli fosse attaccato ai panni con

fibbiagli di ferro irrugginiti, e se l'altro fosse stato una pesante

massa di piombo. A proporzione dell'indugiare dello straniero,

crescendo l'impazienza in Edgardo, sembrava questi commosso da

un'agitazione che derivava forse da tutt'altra origine. Edgardo

cercava di frenare la brama sua di parlare, mentre l'altro, giusta

ogni apparenza, non trovava termini per esprimere quello che dir

voleva. Finalmente Ravenswood, che già avea riconosciuto il suo

ospite, non potè più a lungo serbare il silenzio.

„ Mi sembra diss'egli, che ser Guglielmo Asthon non sia molto propenso

a profferire il suo nome nel castello di Wolfcrag. „

„ Io avea sperato che non fosse per essere necessaria una tale

formalità (soggiunse il lord Cancelliere con quel restio tuono di

voce, che viene attribuito allo Spirito maligno quando è costretto a

rispondere ad un esorcista), e vi son grato, o sere di Ravenswood, che

d'un colpo abbiate rotto voi questo diaccio. É sempre goffa la

comparsa d'un uomo costretto ad annunziarsi da se medesimo,

massimamente allor quando certe circostanze, certe sfortunate

circostanze, permettetemi dirlo.... „

„ Non devo dunque, Ravenswood lo interruppe, riguardare come puramente

accidentale l'onore di questa visita? „

„ Qui è necessario alcun poco distinguere (disse il Cancelliere

ostentando un'aria di disinvoltura che non era per certo in fondo al

suo cuore). Quest'è un onore, che da qualche tempo in qua ho vivamente

desiderato; non l'avrei forse mai ottenuto senza l'incidente del

temporale. Ma certamente, mia figlia ed io dovevamo augurarci

un'occasione per porgere i nostri ringraziamenti all'uom nobile e

generoso cui siam debitori della nostra vita. „

Gli astj che teneano divise le grandi famiglie ne' secoli della

feudalità, aveano fin allora ben poco scemato di vigore, benchè non

traboccassero più con atti di aperta violenza. Nè i sentimenti

affettuosi che Edgardo incominciava a provar per Lucia, nè i riguardi

dell'ospitalità, dovere per esso inviolabile, poteano sì di soggiogare

affatto le passioni che a malgrado di lui sorgevangli in cuore alla

vista del più crudele nemico del padre suo, venuto a porsi sotto il

tetto di quella famiglia, la cui rovina avea per lo meno affrettata.

Volgea gli sguardi, or sul padre, or sulla figlia, con una specie di

perplessità, che ser Guglielmo cercò di troncare avvicinandosi alla

figlia, e sciogliendo il nastro che le teneva la maschera al volto.

„ Mia cara Lucia, le diss'egli, senza maschera e a volto scoperto, ne

conviene manifestare la gratitudine che dobbiamo al nostro

liberatore. „

„ Purchè si degni accettarne da noi le espressioni; „ si limitò a

rispondere Lucia, ma con un tuon sì soave di voce che sarebbesi detto

rampognasse ad un tempo e perdonasse al sere di Ravenswood la fredda

accoglienza di cui verso gli ospiti usava. Queste parole, pronunciate

da una creatura amabile quanto ingenua, penetrarono nella parte più

profonda del cuore di Edgardo. Rimproverata a se medesimo la propria

durezza, balbettò alcuni accenti di scusa, fra' quali furono

intelligibili certe espressioni che indicavano la sua sorpresa, la sua

confusione, ma conchiuse finalmente manifestandole con fervore e

vivacità il contento di poterle offerire sotto il proprio tetto un

ricovero. Dopo averla, giusta quanto allor praticavasi in simili

circostanze, abbracciata, cerimoniale per lui oltre ogni dire

aggradevole, non sapea poi risolversi a lasciarsene sfuggire la mano

che tenea fra le proprie, intantochè le guance della giovinetta

tingeansi d'un rossore, che imprimeva a quest'atto di cortesia

maggiore entità di quanta ne avesse ordinariamente per sua natura.

Allora scintillò un lampo sì vivo, che per un istante bandì affatto le

tenebre da quella sala, onde tutti gli oggetti che vi stavano

apparvero nel lor vero lume. E le belle proporzioni del dilicato volto

di Lucia che agitata da quella commozione di animo a stento reggeasi;

e gli espressivi lineamenti di Ravenswood che tenea fisi su la

donzella due occhi, ove l'alterezza e l'irresoluzione tuttavia si

scorgeano; e la fisonomia pallida e spaventata del lord Cancelliere

che non distaccava gli sguardi dagli stemmi della famiglia, scolpiti

sulla soffitta di quello stanzone tai quali vedeansi nella biblioteca

del castello di Ravenswood; tutti questi oggetti furono d'improvviso

rischiarati da una luce viva e rossiccia, cui tosto venne dietro uno

scroscio di folgore sì vigoroso, che scosse fin dalle fondamenta la

vecchia torre; e ognun già la credea percossa dal fulmine e in atto di

diroccare. Il nembo infuriava perpendicolarmente alla cima

dell'edifizio; la fuliggine che da più secoli erasi tranquillamente

accumulata lungo la canna del cammino, precipitava a grosse falde giù

per la sala; nuvoli di polve e di gesso si staccavano dalle pareti; e,

o fosse che veramente la folgore avesse percosso il tetto, o effetto

dell'urto violento dell'aere, grossi mattoni divelti dall'alto

dell'edifizio, caddero con tremendo fracasso in mezzo al cortile, come

se l'antico fondatore della casa di Ravenswood avesse egli medesimo

eccitato quell'orribile temporale per additare non dovervi essere

riconciliazione fra il rappresentante della sua famiglia, e colui che

ne era sempre stato il nemico.

La costernazione fu generale, e bastarono appena tutte le

sollecitudini del lord Cancelliere e di Ravenswood per impedire che

Lucia non isvenisse. Per la seconda volta, Edgardo trovavasi

incaricato del più dilicato, del più pericoloso fra tutti i ministeri,

quello di arrecar soccorsi alla beltà circondata da rischi e da

patimenti, ministero che ne diviene tanto più periglioso, se è vôlto a

pro di persona, che le rimembranze del giorno, e i sogni della notte

continuamente offersero alla nostra immaginazione. Se il Genio della

casa di Ravenswood riprovava veracemente un nodo fra il discendente

della propria famiglia e la giovine che sotto il tetto di lui

riparavasi, non può negarsi, che scelse sconciamente le vie per far

palese questa sua disapprovazione, nè mostrò ingegno superiore a

quello d'un semplice mortale. Le minute sollecitudini, assolutamente

indispensabili per calmare lo spirito della donzella, e per liberarla

dal concepito spavento, metteano per necessità Edgardo in tale

corrispondenza col padre di essa, che almeno per qualche tempo dovea

infrangere il cancello tra loro interposto dalla feudal nimistà. Tener

linguaggio robusto, o anche freddamente indifferente al padre di una

giovinetta, e di una giovinetta qual era Lucia, oppressa dinanzi a lui

da un terrore tanto naturale e legittimo! chi sarebbe stato da tanto?

Mentre Lucia stendeva a ciascun d'essi le mani per ringraziarli delle

lor cure, Edgardo si avvide che i sentimenti dell'odio concetto contra

il lord Cancelliere non erano in quel punto i sentimenti predominanti

dell'animo suo.

Continuava a mugghiare il tuono, benchè con minore violenza, cadea la

pioggia a rovesci, nè vedeasi possibilità alcuna che miss Asthon, dopo

l'impressione fisica che avea fatta in lei lo spavento, tornasse per

quella sera al castello di lord Littlebrain, distante oltre a cinque

miglia di lì. Il sere di Ravenswood non potea pertanto, anche secondo

le regole di un'ordinaria urbanità, dispensarsi dall'offerire alla

donzella e al padre di essa il proprio tetto per quella notte. Ei fe'

dunque tale profferta con termini e maniere le più cortesi, e sol si

composero a più cupa espressione i suoi lineamenti, quando fu

costretto ad un tempo a palesare il rammarico per trovarsi privo di

quanto sarebbe stato necessario a trattar tali ospiti in modo

condegno.

„ Non vi prendete pensiere di ciò, (fu presto a soggiungere il lord

Cancelliere, premuroso di allontanare da quei colloquj tutto ciò che

collegavasi ad un argomento non privo per lui medesimo di qualche

amarezza) non vi prendete pensiero di ciò; voi siete celibe; nè mi è

ignoto che divisate d'imprendere un viaggio sul Continente; è naturale

che la vostra casa manchi d'arredi, e di molte suppellettili, che

altrimenti potrebbero giudicarsi indispensabili ad un vostro pari. Son

cose troppo facili da comprendersi; laonde datevi pace; perchè il

continuare a parlarci in tal modo, sarebbe quasi un suggerirne il

dovere di cercare altro ricovero, e di collocarci alla meglio in

qualche capannuccia del vicino villaggio. „

Si accingeva a rispondere il sere di Ravenswood, allorchè apertasi la

porta del salone, vi entrò precipitosamente con occhi stravolti e

fisonomia sformata Caleb Balderston.

La promessa sposa di Lammermoor, Tomo 1 (of 3) · 第 11 / 13 题