_Cecina, 4 Marzo 1871._
_Carissimo Signore_
Mi trovo favorito di un suo lavoro, di che la ringrazio. L'ho letto con
l'attenzione, che meritava, e mi parve ben fatto; considerandolo come
saggio di cosa maggiore, se a continuare nella impresa di illustrare
monumenti le basta il conforto di una mia parola, io volentieri gliene
do mille. Quantunque io non ci trovassi molto a riprendere intorno alla
lingua, tuttavia mi corre l'obbligo avvertirla, che parecchie locuzioni
da lei adoperate non vanno immuni da vizio, e talune parole voglionsi
addirittura condannare, come a mo' di esempio: «_dettagliatamente_».
L'obbligo di scrivere netto corre a tutti, ma più a lei che a pag. 10 mi
esce fuori con queste parole d'oro: «La lingua che è il primo tesoro
d'una nazione, e tanto la illustra, quanto più è bella, dovrebbesi con
religioso studio adoperare in ogni maniera di scritti.»
Ma so bene io donde la colpa: dai giornali, la più parte veleno di
morale, di dignità, di libertà, di tutto.