_Comigliano, 20 novembre 1856._
_Cariss.a parente ed amica_
Ella mi narra disgrazie, io le taccio le mie, e se le mie consolassero
le altre non mi starei in silenzio; ma come le crescerei il fascio senza
pro, sicchè meglio e fare come faccio. — Il freddo mi travaglia, e non
siamo a nulla. Non ho mente a scrivere per ora, ma quanto prima qualche
cosa di fatto uscirà in luce. Sto solo in una villa arcigrandissima, e
messa su alla grande: ci abitò la ex regina di Francia moglie di Luigi
Filippo, ed ora la sua nuora mi sta poco lontana. Curiosa! tutti
frantumi gettati alla spiaggia.
Parliamo di lei. Intorno a Ferdinando, pazienza, dacchè il male se ne
va; per Ersilia poi, finchè non muterà affatto sistema di vita, non
guarirà mai; vuolsi aria montanina, e molto affaticarsi, e nudrirsi, e
ingrassare.
Quanto mi ragguaglia, circa a femmine, è brutto; più di tutto mi dolse
dell'Alberti, di cui le sembianze tanto erano gentili, ma costumi
secondo tempi, come frutti secondo gli alberi. Noi Toscani siamo
ludibrio per la nostra codardia, e rilassatezza.
Addio, stia sana, e si ricordi di noi. Salute a tutti.
_Aff.o parente_
D. GUERRAZZI.