_Bastia, 30 dicembre 1855._
_Cariss.a Parente ed Amica_
Sempre grati mi giungono i suoi caratteri, comecchè non mi annunzino
liete novelle.
Senta bene, e mi dia retta, unico rimedio di Ersilia, che ritroverà
infallibile, è recarsi in campagna remota, e copiosa di paesaggi: darsi
moto, accomodare lo stomaco, e il sangue, cibando latticini quanto più
si può: insomma ingagliardire il sistema _venoso_ onde vinca il nervoso:
in altro non isperi: ed io l'ho provato.
Che tempi orribili avemmo, signora Teresa mia, e in parte abbiamo: qui
non caro, ma mancanza assoluta di moltissime cose, qui cholera in
fiocca; qui diluvio universale: tutto adesso è cessato, non la fame.
Quaggiù per ora non si può più reggere, che alle miserie l'Italia ha
aggiunto le sue: meglio di 10,000 contadini sono venuti quaggiù: e,
orribile a dirsi! da Lucca mandarono orfani, i quali si vendevano
pubblicamente da 10 a 12 franchi a capo.
Queste cose eravamo riserbati a vedere in mezzo del secolo decimottavo.
Le auguro anno migliore del bruttissimo che muore; saluti tutti in casa
per parte mia, e dei miei, e col desiderio, non con la speranza di
rivederla, mi confermo
_Suo aff.o parente ed amico_
D. GUERRAZZI.
_Bastia, 23 giugno 1856._
_Cariss.a parente ed amica_
Certamente voi immeritevoli colpisce la fortuna matta e maligna; ma mi
riesce di non mediocre consolazione udire come rimetta alquanto dei suoi
rigori, e se, come spero e desidero, l'aria, e i bagni di mare,
renderanno la salute intera all'ottimo Ferdinando, non la malediremo del
tutto. — Per ora la stagione corre contraria: ieri ebbi a vestire di
panno: oggi poi fa caldo. Sono stato a viaggiare per l'isola: natura
aspra, e gli uomini altresì, ma di cuore, la più parte s'intende.
Per iscrivere sopra un argomento, quante volte ho potuto mi sono recato
su i luoghi, e me ne sono trovato bene.
S'ella non ha da darmi nuove, pensi se io, che vivo appartato in questa
remota parte di mondo.
Di tornare a casa non desidero nè spero. Con la libertà ne sono uscito,
e non vorrei tornarci che con la libertà. Quantunque gli anni
incomincino a farsi molti, io ho fiducia in Dio, che la patria nostra
tornerà a godere le oneste franchigie, che sono bisogno della odierna
civiltà, e cesserà il mal governo dei pessimi, che in ogni tempo di
miseria pubblica scappano fuori, come erbacce da un campo non coltivato.