Sempre care mi arrivano le notizie sue, e di casa: vorrei fossero
migliori quelle della Ersilia, e penso, che la risanerebbe, qualora per
parecchio tempo stèsse lontana dalla città su le rive del mare, o su
l'alto di una montagna, mutando affatto genere di vita: bisogna
pensarci.
Qua il cholera procede con molta severità, ci ha portato via parecchi
conoscenti, e le donne in casa stanno di mala voglia; ma ormai partirci
è dannoso quanto il rimanere; e bisogna far muso duro alla fortuna; sarà
quello che sarà, e poi io mi governo un po' a uso Turco: era destinato!
Tempi mai più visti, piagge sformate, piani straripati, monti franati,
ogni cosa per la peggio. Fame, miseria, orrori: e tutto questo a cagione
della profezia: l'_empire c'est la paix!_
Della guerra niente; buttano fuori bolle di pace, ma non c'è da
crederci. La Russia vuole rifarsi; certo ella sta su le spine, ma nè gli
Alleati riposano su le rose. La guerra andrà per le lunghe, e si
strazieranno, finchè l'Austria e la Prussia non ci entrino di mezzo. La
Inghilterra già ci ha guadagnato!
Nè a noi sento meglio. Grande insegnamento sarebbe questo, che tanta
mole di danni deriva dall'avere o con frode o con violenza rapito le
libertà oneste ai popoli: ma sì, egli è un predicare alle rondini.
I miei saluti alla signora Teresa, e alle figlie per parte mia, di
Maria, e di tutti. Mi voglia bene.
_Aff. Am._
D. GUERRAZZI.