Carissima Sig. Ersilia_

Appena mi capiterà la occasione di spedirle un foglio, che non tocchi

quarantina, avrà quanto ella, e l'amica sua desidera, non nuovo ma

accomodato al soggetto; dacchè anche gli Album possono spargere buon

seme, e il come lo dirà lo scritto. Non ho anco ricevuto la _Beatrice_.

Io non l'ho potuta correggere, e temo vi sieno errori non pochi. Si

emenderanno in altra edizione, se ciò fosse accaduto. Sento, che Pappà

la legge, ella pure la leggerà: il vostro parere non chiedo, tanto mi

procedete parziali, che parrebbe accattare lodi. No, senta quello, che

la gente ne dice in pro, e contra, e si compiaccia trascrivermelo, onde

io ne faccia, se merita, mio prò. — Conforto lei, e tutti a scrivermi le

cose del paese; voi avete tempo per farlo, ed io m'illudendo sopra lo

esilio penso così starmi in casa. Quando ritornerò, e ritornerò mai?

Questo Dio solo sa. Intanto compie l'anno della mia partenza. Certo è

amaro lo esilio, ma non è dolce starci in casa come state voi, e questo

pensiero, invece di sollevare, accresce le noie. Sento però, che i

privilegiati vivono contenti, e ai bagni si balla in allegria, mentre in

città si muore di colera, e di miseria. Questo non mi maraviglia;

dev'essere così, gli schiavi a catena non ponno avere i sensi degli

Scipioni. Eppure la parte sana avrebbe da usare il disprezzo, arme non

proibita, e che pure fa le più profonde ferite. Dicano quello, che

vogliono: la Patria sta in mano delle donne; queste non possono

difenderla con le armi, ma creano, ed allevano le braccia, e i cuori

bastanti a ciò. Saluti a tutti in casa, e fuori agli amici se me ne

rimangono, e se si ricordano di me.

La vendetta paterna · 第 27 / 69 题