Carissima Signora, ed Amica_

Ebbi a questi giorni la sempre cara sua lettera del 13 corrente, dalla

quale sento il matrimonio della Signora Ersilia; ella è felice; basta. O

che cosa importa che quel benedetto Ferdinando si triboli a lambiccarsi

il cervello se questa prosperità sia per durare o no? O che si è messo a

fare l'astrologo? Lasci fare i lunari al Formigli. Godiamo del presente:

noi poveri mortali siamo soli padroni del presente, ed anche è bazza. —

Non ispendo parole a persuaderla che sto in Bastia; di qui non mi mossi

mai, nè ho intenzione di muovermi; quando a Dio piacerà, mi muoverò per

rivedere la dolce Patria, e voi diletti amici; e ciò avverrà tosto che

si allontanino le armi straniere: fino a quel punto mi piace mantenermi

esule. Nel mese entrante conto visitare l'Isola bella di memorie che

piacciono al nostro cuore a cagione del Sampiero e del Paoli. D'altronde

io sto benissimo con questi Corsi, dacchè i miei nepoti nasceano da

madre Corsa, e gli amori di parentela sieno qua stupendamente tenaci, ed

estesi. Nessuno vi ha retto lungamente, io ci sto volentieri, grazie

alla mia casa, che pare fabbricata dalle mani delle fate, e alla

parentela. Non passa giorno che non vengano a visitarmi dalla vicina

città! Creda, Sig.ra Teresa, è uno incanto, e se le ho detto venga a

prendere i bagni di mare quaggiù, io gliel'ho detto perchè se ne

troverebbe contenta. A Ferdinando dirà che mi scriva quando vuole, ma mi

dica tante cose: che cosa dicono, che cosa pensano laggiù? Che cosa

fanno non importa, perchè non fanno nulla, e questa è vecchia; ma le

ciarle, il bisbiglio, e se si preparano ad accogliere i Cosacchi.

Saluti e carissimi a tutti per parte mia, dei nepoti, e della Maria che

ingrossa a vista: ella mi abbia sempre

_Per suo Aff.o Amico e P._

D. GUERRAZZI.

P. S. Mandi le lettere per me al S:e D:e An:o Mangini, Livorno.

_Villa Belgodere 23 Ap. 1854._

La vendetta paterna · 第 24 / 69 题