_Carissima Signora Ersilia_
Oh! questo poi lo sapeva, quando lor signore si ficcano in testa una
cosa, e che contiamo noi poveri babbi, e poveri zii? Meno, che nulla.
Infatti, e come potremmo sostenere la guerra civile? Noi correremmo
rischio, mantenendoci in istato di ostilità, a trovare la nostra pappa
diaccia, e buona a impastare gli avvisi della lotteria Poniatowski;
tossendo, a sentirci dire: lisca! — a non trovare berretto da notte, le
pantofole, la veste da camera; a trovare il letto marmato, lo scaldino
pieno di acqua, sul guanciale un ago, nelle scarpe un sassolino...
misericordia!
Il padre di famiglia eccolo con la corda al collo ai vostri piedi, si
arrende a discrezione, e voi, belle come pietose, usategli carità.
Ma l'uomo pel quale, voi amabilissima, diventate di ora (i maldicenti
dicono tutti i giorni come il _panem quotidianum_ del _pater noster_) in
ora demonii incarnati, non vada lieto del suo trionfo: brevi gioie ha da
aspettarsi, ecco la vita del marito: a tavola serva sempre, e a lui il
più delle volte non rimanga minestra, o gliene rimanga poca, e
fondaccio, della carne l'osso, del pesce le lisca, e di tratto in
tratto, purchè non passi in consuetudine, la testa, e la coda: paghi il
sarto, il mercante, il parrucchiere per fare comparire la moglie ornata,
ma egli non sia temerario di darle braccio; al teatro si levi sempre, e
ceda posto al primo venuto, e rimanga confinato accanto alla porta,
esposto al reuma perpetuo; non si attenti salire in carrozza della sua
consorte, ma si dica beato se, in passando, lo impolvera, e lo infanga;
queste ed altre le giuste pene dei giovani per i peccati commessi e
fatti commettere a danno di noi poveri babbi, e poveri zii.
_Discite justitiam moniti._
Fuori di chiasso, sono lieto delle sue contentezze; saluti il buon
Ferdinando, a cui auguro vedere cinque, o sei nipotini intorno a
pungergli le gambe con le spille; non è vero il detto del frate; meno
galline, meno pipite. La creatura umana vive di affetti, senza essi la
vita è un festino senza lumi. — Alla signora Teresa dica, che spero
vederla venire a prendere i bagni di mare quaggiù. Starebbe
magnificamente, con piccola spesa; in paradiso, in somma; molto più che,
attaccandomi un barbone, io potrei sostenere le parti di Padre Eterno. I
miei nepoti salutano lei, lo sposo, e tutti di casa. Scrivetemi, che le
lettere dei cari amici come voi, mi sollevano, e quando le ricevo, sto
bene tre giorni.
_Bastia, Villa di Belgodere, 27 Feb. 1854._
_Aff.o Amico_
D. GUERRAZZI.