LA MALEDIZIONE.

Il marchese don Flaminio non si fece lunga pezza aspettare: improvvido e

spensierato, il cuore non gli presagiva nulla di sinistro: saliva le

scale canterellando, senza porre mente ai volti lugubri e al favellìo

sommesso dei servi: non lo percosse la frequenza straordinaria della

gente accorsa al rumore delle pistolettate, e nemmeno alla inchiesta dei

curiosi: «dov'è successo lo ammazzamento?» Tanto lo teneva assorto quel

suo matto amore!

Quando entrò in sala, e vide il sangue prima, poi il cadavere in modo

così disonesto fracassato, come colto da fulmine stramazzò. — Il medico

accorso in fretta gli allentò la vena, gli applicò le ventose: e

adoperandovi intorno ogni sforzo dell'arte, con infiniti argomenti gli

riusci a farlo rinvenire; ma colpito il povero vecchio dal male di

gocciola, ne rimase come morto: anzi si può dire morto addirittura,

tranne il capo, rimasto mezzo vivo; imperciocchè non riuscisse, anche

balbettando, a farsi capire: cibo e bevanda ricusava; mai di piangere

rifinava; due rivi perenni gli scendevano giù per le gote, ed

immollavano le lenzuola e i pannilini che ci soprammettevamo. Come quel

cristiano potesse cacciar fuori tanta acqua dal capo, per me non sapeva

capire davvero. Voi intendete, che andando avanti di cotesto passo poco

cammino si poteva fornire: e fu così; difatti il medico sul far del

giorno gli tastò il polso, lo guardò in faccia, e voltato ai parenti

susurrò: «andate pel prete.»

E il prete venne, che fu monsignor Romei vescovo di santa Sabina, il

quale remossi tutti gli ostacoli lo confessò. O come fec'egli a

confessarlo? direte voi, e questo dissi ancora io perchè della lingua

non si poteva valere, e nelle altre membra era impedito; e pure

monsignor vescovo dichiarò averlo inteso ottimamente punto per punto, e

così com'ei disse si ha da credere che fosse; imperciocchè la virtù di

Dio per operare miracoli sia onnipotente. Sempre più poi aggravandosi il

male lo munirono dell'eucarestia, l'unsero con l'olio santo; breve, lo

provvidero del viatico per imprendere il gran viaggio. In quel punto

monsignor vescovo si allontanò un momento per confortarsi. A dire il

vero suonavano allora le ventuna, e monsignore aveva pranzato a

mezzogiorno; ma la fatica sofferta, e forse anche, chi sa, la vista dei

patimenti dello agonizzante gli avranno messo appetito: a fin di conto

non lo abbandonava solo; anzi lo lasciava in buona compagnia: stola su i

piedi, e Cristo al capezzale.

Noi altri servi stavamo intorno al letto pensando che di ora in ora

passasse, quando il moribondo mandò fuori dalla gola un suono

inarticolato dal quale intendemmo, si può dire a caso, ch'egli prima di

morire desiderava vedere il suo figliuolo Pompeo. Andai pel putto, e lo

collocai tra suo padre e il crocifisso di argento: il povero figliuolo

si struggeva in lacrime; e veramente egli era un caro garzone come i

suoi fratelli, eccetto quel negozio della matrigna, che non vo' negare

un tantinello abbrivato. Il vecchio cessò dal pianto alla vista di don

Pompeo: con occhi infiammati guardava prima fisso fisso il putto, poi il

Cristo: stringeva i labbri, gonfiava le gote: le vene ingrossate e di

colore di piombo stavano a un pelo per iscoppiargli su per le tempie e

nella gola: si conosceva espresso com'egli si adoperasse a raccogliere

tutti i suoi spiriti vitali in uno sforzo supremo, e, come piacque a

Dio, secondochè desiderava gli riuscì; avvegnachè gli venisse fatto di

sciogliere la lingua, e pronunziare distinte le seguenti parole[3]:

«Signore, tu hai detto: chi di coltello ammazza, di coltello conviene

che muoia. Io nel tuo santo nome maledico gli scellerati, che uccisero

di mala morte quella povera creatura senza pietà per l'anima sua, e me

loro padre precipitarono violentemente dentro il sepolcro. Assenti col

tuo volere alla mia maledizione, e fa che se ne vedano anche in questa

vita i segni espressi per terrore dei malvagi, e per conforto dei buoni.

Esalta poi questo innocente, benedicilo in ogni pensiero del suo cuore,

in ogni opera delle sue mani; e come solo si astenne da contaminare di

sangue la dimora dei suoi nobili maggiori, così rimanga di sua schiatta

solo ad abitarla, ed a lasciarla in retaggio ai figli dei suoi figli.» —

E forse intendeva favellare di più; ma la lingua ingrossata gli negò lo

ufficio, ed ei si tacque: — nella notte passò.

§ IV.

La vendetta paterna · 第 10 / 69 题