Che l'anima col corpo morta fanno,
la domanda mossa da Betto Brunelleschi a Guido Cavalcanti, aggirantesi
pei sepolcreti: «Quando sarete giunti a trovare che Dio non è, qual
profitto ne caverete voi?» Certo confesso infiniti i mali dell'abusata
idea di Dio, ma chi può dirmi quelli che usciranno dalla sua negazione?
Basta, io mi consolo pensando avere veduto passare più sistemi
filosofici sopra questa terra, che nuvoli in cielo.
Poichè il maggiore fu daccapo medicato, Curio e Filippo manifestarono il
desiderio di attendere tanto ch'ei rinvenisse, se non che l'infermiere
ne li distolse mettendo loro sottocchio che, nello stato di debolezza in
cui si trovava, era mestiere risparmiargli ogni subita e gagliarda
commozione, la quale non si sarebbe potuto evitare, quando il maggiore,
tornato in sè, se li fosse veduti dinanzi. Curio pertanto e Filippo se
ne andarono non senza molto raccomandarsi al cerusico, che lo salutasse
per loro e confortasse con ogni maniera di affettuose parole.
*
A casa della baronessa ebbero cibo e riposo. Filippo non voleva
intendere ragione, e comecchè affranto si apparecchiava a partire
subito. Le persuasioni altrui, e più le gambe proprie, misero il veto
all'avventato proposito. Sorsero, appena un po' di chiarore apparve in
oriente; la baronessa già levata li aspettava e li condusse in camera di
Eufrosina, la quale pure seduta sul letto era ansiosa di vederli: appena
le furono comparsi davanti stese le braccia, e con la manca strinse la
mano a Curio, con la destra al padre, e, questo guardando, con
ineffabile affetto gli disse:
— Babbo, ti raccomando il signor Curio.
Poi, rivoltasi a Curio, aggiunse:
— E a voi, signor Curio, raccomando il padre mio; da lui in fuori io non
ho altri al mondo....
Non risposero, perchè piangevano; ella no, quantunque le lagrime le
stessero in pelle in pelle per traboccarle dagli occhi. Filippo le baciò
la mano e il volto, Curio si tenne facoltato a baciarle la mano
soltanto; però a lui solo, mentre passava la soglia, riuscì voltarsi
indietro a dirle:
— A rivederci, Eufrosina.
— Sì, a rivederci, e Dio vi accompagni.
Il povero Filippo non aveva ancora ricuperato la favella; strinse nelle
sue le mani della baronessa e guardò in su; ed ella:
— Ho capito.... Filippo, sono madre anch'io... ed ho provato il dolore
di perdere un figliuolo. Anzi, sentite un po': io temo forte che la
povera Eufrosina non reggerebbe alla incertezza del vostro stato, quindi
vi proporrei imitare lo esempio di quella santissima donna che fu la
contessa Teresa Confalonieri, la quale, sentendosi morire, onde la nuova
della sua morte non levasse gli ultimi spiriti al marito Federigo,
prigione nello Spielberg, scrisse lettere con la data di giorni, mesi ed
anni avvenire, affinchè, dopo defunta, via via gliele consegnassero, ed
egli, credendola viva, non disperasse. Pietoso inganno! Voi poi vivrete
di certo, me lo porge il cuore, che non mi ha tradito mai; pure cento
casi possono avvenire, i quali, o vi toglieranno la comodità di
scrivere, o la occasione per farmi recapitare le lettere, e allora mi
varrò di quelle che mi saranno trasmesse, secondochè vi ho accennato.
Intanto fatevi animo, e state sicuro che la vostra figliuola sarà da me
tenuta come persona caramente diletta.