»Il re de' suoi guerrier raccolto ha 'l fiore.
_Enrico IV._
Nella sera successiva al giorno de' due assalti tentati contra il
castello di Tillietudlem, i duci dell'esercito presbiteriano si diedero
a consigliar seriamente fra loro. La sofferta perdita di uomini, al
certo non gl'incoraggiava, oltre che questa, siccome suol accadere,
cadeva appunto su i più valorosi. Nulla era da temersi quanto una
continuazione di sforzi, che poi fossero andati a vuoto, per conquistare
un castello di cui finalmente sol secondaria vedeasi l'importanza;
perchè ciò avrebbe raffreddato l'entusiasmo dei partigiani, e a
proporzione scemato il lor numero, a costo di perdere irreparabilmente
l'istante in cui una sommossa generale e non preveduta trovava il
governo sfornito di modi a reprimerla e dissiparla. In conseguenza di
tali considerazioni fu risoluto, che il principale corpo d'esercito
prenderebbe la via di Glascow per isloggiarne il reggimento di lord Ross
e gli avanzi di quello di Claverhouse riparatisi nella stessa piazza. Di
questo corpo primario fu dato il comando a Morton e ad alcuni altri
capi, intantochè Burley si assunse rimanere con cinquecento uomini
dinanzi a Tillietudlem, così per bloccare questo castello come per
raccogliere i nuovi rinforzi che a mano a mano arrivavano.
Ordinamento di cose che spiacque affatto al giovine di Milnwood! Egli
rimostrò pertanto a Burley come avesse egli ragioni fortissime a
desiderare in vece il comando del blocco di Tillietudlem, la qual
fazione se a lui veniva affidata, ripromettevasi di tale aggiustamento
che senza divenire soverchiamente grave agli assediati, sarebbe tornato
gradevole a tutto l'esercito.
Non durò fatica Burley ad indovinar quai motivi inspiravano al suo
giovine collega sì fatto linguaggio. Troppo interesse egli aveva ad
investigare l'indole, e le inclinazioni de' suoi fratelli d'armi, ed era
già stato istrutto dalla vecchia Mausa delle corrispondenze che aveva
Morton con una parte degli abitanti di quel castello.
»Non è saggezza questa tua, o giovine, che vuoi sacrificare la santa
causa all'amicizia d'un Filisteo, alla passione concetta per una femmina
Moabita.»
»Non intendo che vi vogliate dire, sig. Burley, e le vostre allusioni mi
spiacciono. Non vedo in oltre quai motivi abbiate per farmi tali
rimproveri.»
»Confessa la verità. Sii meco d'accordo, che vorresti vegghiare colla
sollecitudine, che ha una madre verso i propri figli, alla sicurezza
degli abitanti di Tillietudlem, anzichè far trionfare sul campo di
battaglia la bandiera della chiesa presbiteriana di Scozia.»
»Se così parlando intendeste, che preferirei il terminare una tal guerra
senza spargimento di sangue al procacciarmi gloria ed autorità a costo
delle vite de' miei concittadini, avete interamente ragione.»
»E nemmeno ho torto in pensando che da questa generale pacificazione non
vorresti esclusi i tuoi amici di Tillietudlem.»
»No certamente. Troppo io rispetto il maggiore Bellenden per dover
desiderare d'essergli giovevole sin quanto me lo permetterà l'interesse
della causa a cui mi son collegato. Non ho mai fatto mistero de' miei
sentimenti a tale proposito.»
»Lo so; ma quand'anche tu me gli avessi voluti nascondere, non sarei
riuscito meno a scoprirli. — Ora ascoltami. Miles Bellenden è provveduto
di vittuarie per un mese.»
»V'ingannate; noi sappiamo che non ne ha bastanti per una settimana.»
»Si dice anche questo; ma son venuto a sapere con sicurezza, che tal
voce fu da lui medesimo divulgata ad arte, onde persuadere il presidio
ad una diminuzion di razione, e così poter tirare in lungo l'assedio
finchè gli giungano i sospirati rinforzi.»
»E perchè, se ciò vi era noto, non farne consapevole il consiglio di
guerra?»
»A qual pro? Nè tu stesso lo ignori che Kettledrumle e Poundtext non
sono buoni di tacer nulla su quanto vi si discute. L'esercito è già
scoraggiato in pensando che forse converrà languire otto giorni dinanzi
a questo castello. Che sarebbe accaduto s'ei s'accorgeva che la
settimana si sarebbe trasformata in un mese?»
»E perchè poi nasconderlo a me o perchè aspettare questo momento per
istruirmene? — Ma prima di tutto quai prove mi date di quanto asserite?»
»Eccole!» rispose freddamente Burley. E in questo ponea fra le mani di
Morton molte requisizioni di granaglie, bestiami e fieno, inviate qua e
là dal maggiore a fine di vettovagliare il castello. E per vero il
numero delle cose richieste era sì ragguardevole, che Morton non potè
stare dal venire egli stesso nell'opinione di chi credea quel forte
provveduto per più d'un mese. Non già che tale fosse nell'interno suo la
persuasione di Burley, il quale sapeva ottimamente come la maggior parte
di sì fatte requisizioni fosse andata vuota d'effetto, e come i dragoni
incaricati di trasportare le richieste derrate vendessero in un
villaggio quanto avevano conseguito nell'altro; ma questa seconda parte
ben s'astenne Burley dal far nota al giovine Morton.
Ed avvedutosi d'aver fatta nell'animo di questo la breccia ch'egli
bramava, soggiunse. »Non mi rimane ora che a giustificarmi teco sopra un
sol punto. Tal circostanza non ti è stata nascosta più lungo tempo che a
me, perchè oggi unicamente queste carte mi vennero consegnate. Tu vedi
pertanto, che puoi andartene tranquillamente sotto le mura di Glascow,
darti colà _alla grand'opera della redenzione del popolo_; e intanto
viver sicuro che nulla di sinistro accadrà ai tuoi protetti, essendo il
castello sì riccamente provveduto, nè avendo io forze bastanti per
cimentarmi ad un assalto. Poi ti son noti gli ordini del consiglio che
ristringono ad un blocco soltanto le mie fazioni.»
»Ma, aggiunse Morton che sentiva invincibile ripugnanza ad allontanarsi
da Tillietudlem, perchè non conferire a me piuttosto il comando di
questo blocco? Perchè non vi trasferite voi stesso innanzi a Glascow?
Questa impresa è, non v'ha dubbio, la più importante e la più onorevole
di tutte le altre.»
»Ed è per questo che m'adoperai a procacciarne l'incarico al figliuolo
di Silas Morton. Io già sono vecchio. Egli è vero che non temo i
pericoli, ma neanche sono affamato d'onori e di gloria. La mia carriera
è già distinta abbastanza in mezzo a coloro che abbandonano qualsivoglia
cosa per seguire le ispirazioni di lassù. La tua adesso incomincia. Tu
abbisogni ancora di provarti degno della confidenza che posero in te i
comandanti dell'esercito. Tu non partecipasti alle glorie della giornata
di Loudon-Hill; tu eri prigioniero. L'assalto dato con buon esito alle
trincee del castello fu comandato da me, nè tu vi avesti che una parte
secondaria. Se ti rimanessi or neghittoso attorno alle mura di vecchia
rocca, intantochè le imprese d'una più vivace milizia ti chiamano
altrove, tutto quanto l'esercito divulgherebbe il figlio di Silas Morton
degenere dal suo genitore.»
Per quest'ultima considerazione punto nel suo amor proprio il giovine
Morton si accordò, senza movere altre obiezioni, nel divisamento di
Burley. Non potè nullostante allontanare dal proprio animo un tal quale
sentimento di diffidenza, che non era della lealtà in esso ingenita
dissimulare.
»Intendiamoci però bene, sig. Burley. Voi non credeste abbassarvi nel
divertire la vostra attenzione alle particolari mie inclinazioni;
permettetemi farvi noto, che a queste son collegato costantemente quanto
ai miei principj politici. Egli è possibile che nel durar di mia assenza
vi si presentino occasioni d'operare a seconda del mio cuore, ovver di
trafiggerlo: siate ben certo che, qualunque poi sia l'effetto delle
imprese che cimentiamo, la vostra condotta in tale occasione vi starà
mallevadore o dell'eterna mia gratitudine o dell'implacabile odio mio; e
che comunque possiate riguardarmi e giovane ed inesperto, saprò trovare
amici a me soccorrevoli nel provarvi o l'uno o l'altro de' due
sentimenti.»
»S'intende che questa sia una minaccia? soggiunse con altera calma
Burley. Avreste potuto risparmiarmela. È noto che le minacce non m'hanno
mai fatto paura. Ma di questo non voglio offendermi. Andate a compiere
la spedizione che vi è fidata. Qualunque intanto sia in questo luogo
l'ordine degli eventi, avrò ai vostri desideri tutto quel riguardo che
potrà conciliarsi colla obbedienza da me dovuta ad un padrone, sopra cui
non sono altri padroni.»
Morton costretto a contentarsi di una tale risposta ambigua anzi che no,
confortava se medesimo con questo dilemma. »O ne tocca la peggio, così
egli ragionava, e il castello riceverà soccorsi prima d'essere obbligato
di rendersi a discrezione; o rimaniam vincitori, e vedo nella fazione
de' moderati assai preponderanza per tenermi certo che il mio voto avrà
valore sopra quello di Burley nelle successive risoluzioni.»
Alla domane l'esercito avviossi a Glascow. Non è nostra mente il
diffonderci su tutte le particolarità di una tale guerra, delle quali
chi fosse curioso può trovarle descritte nella storia di questa età
sciagurata. Ne basterà l'accennare che lord Ross e Claverhouse, appena
seppero come una forza superiore al loro numero di combattenti stava per
assalirli, si trincerarono nel centro della città, pronti ad aspettare
colà i sollevati, e tutt'altro che risoluti ad abbandonare la capitale
della Scozia occidentale.
I Presbiteriani si divisero in due corpi per attaccare battaglia; ma il
valor cieco de' medesimi non valse a reggerli contro i vantaggi della
disciplina e dell'eccellente situazione che scelta fu dal nemico. Ross e
Claverhouse aveano posti soldati in tutte quelle case che dominavano le
strade, d'onde i Puritani sarebbero passati necessariamente per giugnere
alla parte più interna della città; e queste strade parimente furono
sbarrate col ministerio di carri e di catenoni di ferro; laonde, a
proporzione dell'innoltrarsi loro, i Presbiteriani vedeano schiarite le
proprie file sotto i colpi di destre invisibili, contra le quali non
avevano alcun genere di difesa. Ben inauditi sforzi vennero operati e da
Morton e dagli altri duci onde costrignere le proprie schiere a non
arretrarsi per tali ostacoli; ma il terrore impadronitosi di queste la
vinse, e si diedero a fuga senza, quasi può dirsi, aver combattuto.
Morton che fu uno fra gli ultimi a lasciar la battaglia ebbe il merito
di serbar l'ordine in quella ritirata, e parimente di raggranellare
quanti potè fuggitivi che rattennero almeno gli squadroni nemici, mossi
già ad inseguire quell'esercito sbaragliato. Pur ebbe il cordoglio di
udir le voci di alcuni di coloro, stati i primi a fuggire, che
accagionavano di tal disfatta il mal accorgimento d'averli assoggettati
ad un imberbe comandante, non rischiarato dalle ispirazioni celesti e
imbevuto d'idee soltanto mondane; e di più sostenevano che se li avesse
condotti un Burley, come all'assalto delle trincee di Tillietudlem, il
lor trionfo sarebbe stato sicuro.
Tutto il sangue ribollì per le vene al giovine di Milnwood in udendo sì
ingiuste rampogne, che però valsero a fargli meglio comprendere, come,
dopo essersi tanto innoltrato in quella rischievole impresa, non gli
rimaneva altro partito se non se vincer, oppur morire. »Non posso tornar
addietro, ei pensò. Non vi sia almeno nessuno, e nè anco Editta, e nè
anco il maggiore Bellenden, il quale non sia costretto a confessare che
il coraggio di Morton, lo qualifichino pur ribelle a lor grado, il
coraggio d'Enrico Morton non cede a quello di Silas suo padre.»
Sì poca era in quell'esercito la disciplina, tanto lo scompiglio dopo la
ritirata, che i capi credettero prudente consiglio l'allontanarsi alcune
miglia da Glascow, onde avere il tempo di riordinare, fin quanto in quel
soqquadro potea sperarsi, le loro file. Tale sconfitta nondimeno non
impediva che numerosi rinforzi arrivassero ad ogn'istante; poichè per la
notizia del buon successo di Loudon-Hill essendosi infervorati tutti gli
spiriti, il recente disastro non aveva ancora avuto il tempo di
divulgarsi fra le nuove reclute. Tutti coloro che professavano principj
moderati si congiunsero al corpo di battaglia comandato da Morton; ma
questi ben s'accorgea con dolore come ogni giorno sminuisse
nell'opinione di tutti quegli altri che aveano abbracciato l'entusiasmo
fanatico de' Puritani. Presso costoro le massime di tolleranza radicate
in Morton venivano nomate _indifferenza per la causa del Signore_ e le
cautele che a salvezza dell'esercito gli suggeria la prudenza, _empia
fidanza negli espedienti mondani_. Laonde concludeano col chiarire
migliori di esso que' capitani che metteano cieco zelo in luogo di saper
militare, e che esentavano i propri soldati dai doveri della disciplina
e della subordinazione appagandosi se pompeggiavano di fanatiche massime
e d'un selvaggio entusiasmo.
Nondimeno il pesante incarico del comando rimaneva a Morton; perchè i
suoi colleghi accorgendosi come l'ufizio di restituir l'ordine e la
disciplina ad un esercito non sia quello che renda maggiormente accetto
ai soldati il lor capo, di tutto buon grado gliel rinunziavano. Ognuno
quindi immagina con quali ostacoli dovè lottare; pur di lui furono sì
vigorosi gli sforzi, che nel termine di tre giorni pervenne a rimettere
le sue truppe in tale ordine da potersi credere senza presunzione in
istato di tentar con esse una seconda prova sopra Glascow. Ardeva egli
della brama di cimentarsi petto a petto con Claverhouse, la cui
persecuzione egli incolpava d'averlo costretto a gettarsi, senza averne
mai concetto il disegno, in mezzo alle schiere di gente, se non diversa
in tutto da lui per principj professati, certamente diversissima per
massime di condotta. Ma tal sua brama, rimase vuota d'effetto, perchè
l'esercito de' sollevati entrò in Glascow senza incontrar resistenza.
Lord Ross e Claverhouse aveano già sgomberata questa città, e senza
trarre un archibuso se ne impadronirono i Puritani.
La quale ritratta fu un segnale che addusse numerosissimo stuolo di
novelli combattenti nelle file de' sollevati. Divenne allor necessario
il creare ufiziali, l'instituire nuovi reggimenti, l'avvezzarli alla
militare disciplina, bisogna che per intero a Morton venne fidata, e
ch'egli maestrevolmente spacciò; al qual fine gli giovarono e le
cognizioni dell'arte militare a buon'ora apprese dal padre suo, e la
necessità in cui si vedea d'assumere solo questo incarico
rilevantissimo, a cui gli altri capi non aveano nè vocazione nè abilità.
Dee, non v'ha dubbio, far maraviglia; come lord Ross e Claverhouse, dopo
ch'era andato a buon termine il loro divisamento di difendere Glascow,
se ne fossero indi stôlti sì fuor di proposito. Ma tal condotta non fu
già mossa da una loro deliberazione, bensì dagli ordini che ricevettero.
Fin quando il Consiglio privato venne a sapere che si facea spaventosa
l'indole dell'ammutinamento de' Puritani, divisò raccogliere entro
Edimburgo quanta forza militare trovavasi nella Scozia per assicurare
intanto la città capitale di tutto il paese; in conseguenza di tale
risoluzione dovettero colà trasferirsi il reggimento guardie e l'altro
che lord Ross comandava.
In questo mezzo, la notizia della ribellione già accesa pervenne alla
corte di Carlo II, ove ognuno maravigliò, come il governo istituito
nella Scozia non avesse saputo sedarla fin nel suo nascere; s'incominciò
quindi a mettere in dubbio la capacità de' governanti, ed a credere che
il sistema di severità fin allora adoperato fosse anzi contrario
all'uopo di ricondurre gli spiriti inacerbiti. Fu pertanto risoluto di
nominare al comando generale dell'esercito di Scozia il duca di
Monmouth, che per nozze contratte nella parte australe di questa
contrada vi aveva acquistata molta preponderanza. La scienza militare,
di cui questo personaggio avea date segnalatissime prove nel continente
venne giudicata opportuna a sottomettere i ribelli recalcitranti mentre
la dolcezza e la bontà di sua indole riputavasi quanto mai confacevole a
calmare gli animi ed ispirar loro sensi più favorevoli verso il governo.
Così il ridetto duca dopo avere ricevuta una patente che gli conferiva
pieno potere di ordinare le cose scozzesi, si partì con numerose forze
da Londra per assumere il comando generale di tutta la Scozia.