Ci sono in tutte le grandi città certe trattorie a terreno, composte
d'una sala e d'una cucina con un'avviso sulla porta che dice: _pensione
a quaranta lire il mese_. Si somiglian tutte: la sala è lunga e
stretta; in una parete si vede il busto del Re; in un canto un padrone
di cattivo umore, e in giro due o tre camerieri coi panni sudici, e
coi capelli scarmigliati, che servono di mala grazia. Gli avventori
sono quasi tutti giovani, che fanno il loro meschino desinare senza
discorrere e senza alzar gli occhi. Non sono poveri, non sono operai,
non sono studenti, non sono impiegati; è difficile determinare la
classe sociale a cui appartengono. Son gente che vive alla giornata,
sparsi pei fondachi, per gli Ufficii dei giornali e pei Ministeri; che
ogni tanto, man mano che l'occasione del lavoro manca da una parte e si
presenta dall'altra, mutan posto, occupazioni e nome; oggi procaccini
di gazzette, domani revisori di conti, un altro giorno scrivani
straordinarii. Dormono in una cameretta al quarto piano, fumano un
sigaro al giorno, e vanno una volta al mese al teatro. Alcuni hanno i
capelli lunghi; molti, l'inverno, son senza pastrano, e portano intorno
al collo una sciarpa di lana o uno scialle vecchio; spesso s'incontrano
fuor di città in qualche strada deserta, soli. Ce n'è degli scioperati;
ma molti pure che risparmiano dieci lire sulle cento che guadagnano al
mese; e le mandano a casa, o le mettono da parte. E sono i primi, per
lo più, a levare di mezzo alla strada un ragazzo, quando sopraggiunge
una carrozza, o a rialzare un vecchio caduto in terra, o a separare due
monelli che si picchiano. Alcuni hanno sul viso un espressione costante
di tristezza e guardan la gente in modo che par che rinfaccino a tutti
qualcosa; altri invece hanno una fisonomia che esprime serenità, pace,
sentimenti miti e benevoli. Tutti poi, o quasi tutti, mostrano di
tempo in tempo qualche viva allegrezza di cui può esser cagione una
lettera d'un parente lontano, o una buona parola d'un capo d'uffizio
o l'aver trovato una camera che costi cinque lire di meno al mese. Vi
sono nature ammirabili fra questa classe di giovani; cuori eletti, vite
nobilissime piene di sacrifizii e di dolori terribili, sopportati senza
lamento e in segreto.