XXVI.

Riconovaldo s'affacciò alla porta della camera di Furio e lo chiamò per

nome.

Furio, pallido e trasfigurato che metteva pietà, venne innanzi tremando

e vacillando.

— Animo — disse il giovane — ora è tempo che tu venga a veder tua

sorella.

— Oh! no! — esclamò il ragazzo con voce di pianto, retrocedendo; — non

posso! non ho coraggio!

— Vieni! — ripetè Riconovaldo con accento imperioso. — È nostro dovere

d'importelo e tuo dovere d'obbedire.

Furio obbedì; Riconovaldo lo prese per mano e lo condusse sopra; il

padre e la zia lo seguirono.

Sul punto d'entrare nella camera di Candida, Furio si sentì mancar

le gambe; il giovine lo sorresse e gli disse: — Coraggio! — ed

entrarono.

La camera era quasi buia; Candida era a letto tutta coperta fino al

mento; Furio gettando un grido disperato si lanciò verso di lei, ma si

arrestò ad un tratto e cadde in ginocchio, singhiozzando: — Candida!

Candida! io ti volevo tanto bene... perdono! —

Candida tirò fuori un braccio e fece l'atto di cingergli il collo;

Furio s'alzò, chinò il viso sulla spalla di lei, esclamando con voce

soffocata: — Oh Dio! Dio! che cosa ho fatto! che cosa ho fatto! — ed

essa gli posò la mano sul capo e stettero un po' di tempo così.

All'improvviso Furio si sentì sul capo un'altra mano, e balzò indietro

atterrito.

Candida, sorridendo, gli tese tutt'e due le mani sane e intatte come le

aveva sempre avute.

Furio guardò, si passò una mano sugli occhi, girò lo sguardo intorno,

lo rifissò sulle mani di Candida, cominciò ad ansare, a gemere, a

sorridere, a mormorare qualche tronca parola, ad agitarsi tutto come

preso da febbre, e poi, tutto a un tratto, raccolta con grande sforzo

la voce, proruppe in un altissimo grido di gioia e si gettò fra le

braccia di sua sorella.

— Povero Furio! — essa gli disse, accarezzandolo affettuosamente,

— perdonami; ho fatto tutto questo per tuo bene; il dolore che hai

sofferto per cagion mia t'ha guarito; ora sei contento e tranquillo; ma

ho sofferto anch'io tanto per te; pensa quel che mi dev'esser costato

il farti penare così! Riconovaldo m'aiutò, persuase il babbo e la zia,

eravamo tutti d'accordo; tu mi perdoni, Furio, non è vero? —

Furio senza staccar la bocca dal viso di Candida accennò di sì.

— Ed ora, — uscì a dire Riconovaldo, — io ne ho già parlato al babbo e

alla zia; Furio verrà a fare un piccolo viaggio con me, per compenso di

quello che gli abbiamo fatto soffrire. —

Furio si gettò al collo di Riconovaldo. Questi si accostò a Candida,

cinse con un braccio la testa di lei, coll'altro la testa di Furio,

se le serrò tutt'e due contro il petto, e dopo aver guardato un pezzo

i due vecchi meravigliati di quell'atto, sorrise e disse: — Non avete

ancora capito che c'è qualche faccenda da accomodare? —

E allora Candida nascose dietro al capo di Furio il suo viso purpureo e

radiante di fidanzata.

Novelle(#58341) · 第 65 / 95 题