Riconovaldo s'affacciò alla porta della camera di Furio e lo chiamò per
nome.
Furio, pallido e trasfigurato che metteva pietà, venne innanzi tremando
e vacillando.
— Animo — disse il giovane — ora è tempo che tu venga a veder tua
sorella.
— Oh! no! — esclamò il ragazzo con voce di pianto, retrocedendo; — non
posso! non ho coraggio!
— Vieni! — ripetè Riconovaldo con accento imperioso. — È nostro dovere
d'importelo e tuo dovere d'obbedire.
Furio obbedì; Riconovaldo lo prese per mano e lo condusse sopra; il
padre e la zia lo seguirono.
Sul punto d'entrare nella camera di Candida, Furio si sentì mancar
le gambe; il giovine lo sorresse e gli disse: — Coraggio! — ed
entrarono.
La camera era quasi buia; Candida era a letto tutta coperta fino al
mento; Furio gettando un grido disperato si lanciò verso di lei, ma si
arrestò ad un tratto e cadde in ginocchio, singhiozzando: — Candida!
Candida! io ti volevo tanto bene... perdono! —
Candida tirò fuori un braccio e fece l'atto di cingergli il collo;
Furio s'alzò, chinò il viso sulla spalla di lei, esclamando con voce
soffocata: — Oh Dio! Dio! che cosa ho fatto! che cosa ho fatto! — ed
essa gli posò la mano sul capo e stettero un po' di tempo così.
All'improvviso Furio si sentì sul capo un'altra mano, e balzò indietro
atterrito.
Candida, sorridendo, gli tese tutt'e due le mani sane e intatte come le
aveva sempre avute.
Furio guardò, si passò una mano sugli occhi, girò lo sguardo intorno,
lo rifissò sulle mani di Candida, cominciò ad ansare, a gemere, a
sorridere, a mormorare qualche tronca parola, ad agitarsi tutto come
preso da febbre, e poi, tutto a un tratto, raccolta con grande sforzo
la voce, proruppe in un altissimo grido di gioia e si gettò fra le
braccia di sua sorella.
— Povero Furio! — essa gli disse, accarezzandolo affettuosamente,
— perdonami; ho fatto tutto questo per tuo bene; il dolore che hai
sofferto per cagion mia t'ha guarito; ora sei contento e tranquillo; ma
ho sofferto anch'io tanto per te; pensa quel che mi dev'esser costato
il farti penare così! Riconovaldo m'aiutò, persuase il babbo e la zia,
eravamo tutti d'accordo; tu mi perdoni, Furio, non è vero? —
Furio senza staccar la bocca dal viso di Candida accennò di sì.
— Ed ora, — uscì a dire Riconovaldo, — io ne ho già parlato al babbo e
alla zia; Furio verrà a fare un piccolo viaggio con me, per compenso di
quello che gli abbiamo fatto soffrire. —
Furio si gettò al collo di Riconovaldo. Questi si accostò a Candida,
cinse con un braccio la testa di lei, coll'altro la testa di Furio,
se le serrò tutt'e due contro il petto, e dopo aver guardato un pezzo
i due vecchi meravigliati di quell'atto, sorrise e disse: — Non avete
ancora capito che c'è qualche faccenda da accomodare? —
E allora Candida nascose dietro al capo di Furio il suo viso purpureo e
radiante di fidanzata.