VII.

Furio, pregato e ripregato da Candida, acconsentì d'andare a far

colazione cogli altri. — Animo, Furio, — gli diceva la sorella mentre

andavano, e l'accarezzava, — asciugati bene gli occhi, che nessuno

s'accorga di nulla, e non ti pigliar soggezione della cognata, ch'è una

donna alla buona, e ti vuol bene, e non badare alla zia. — Ma Furio,

via via che si avvicinava alla villa, si sentiva mancare il cuore, come

se andasse alla tortura. Entrò ch'erano già a tavola, sedette senza

guardar nessuno, e cominciò a mangiare cogli occhi bassi. Parlavano

del fratellastro. Suo padre interrogava Iride d'un certo progetto di

ponte, ch'essa non aveva mai sentito nominare. La zia le domandò quando

sarebbe arrivato suo fratello, ed essa rispose che sarebbe arrivato

fra tre giorni. Entrarono in altri discorsi, e Iride cominciò a parlare

quasi sempre lei sola. Furio, cogli occhi sul piatto, non movendosi se

non quanto bisognava per mangiare, la stava a sentire tutto intento e

maravigliato. Aveva una curiosa maniera di parlare. A momenti faceva

una vocina di bimba, lenta e soave; a momenti parlava lesto e tronco

come un soldato; era un discorrer tutto a salti, con mille variazioni

di tono, ora allegro, ora serio, ora annoiato, e poi certe risate

improvvise e sonore, che non si capiva come c'entrassero; e certe

mosse, certe scrollate di spalle, certi colpi della mano sulla tavola;

pareva che avesse addosso l'argento vivo, e le frullassero pel capo

cento capricci il minuto.

Quando stavan per finire, Furio, un po' incoraggito che l'avevan

lasciato in pace fino allora, risolvette di guardar sua cognata.

Cominciò a spinger gli occhi innanzi fino a guardarle le mani: erano

piccole e bianche come le mani d'una bambina; poi si fece animo ancora,

e sollevò lo sguardo.... Cielo, che angelo!

— Non credevo che fosse già così grande, — uscì a dire la signora.

Furio si sentì un tremito e abbassò il volto; tutti gli occhi, fuorchè

quei di Candida, si fissarono su di lui.

— Oh! per lungo è lungo, — disse il padre, guardandolo con quella sua

aria di compatimento.

— Le male erbe crescono, — soggiunse la zia.

Furio era rosso come una fragola.

— E come è bruno! — osservò Iride.

— Bruno? — rispose la zia; — bel bruno! nero come un beduino. —

Il padre rise, Candida s'alzò. Furio, colle sopracciglia aggrottate, e

un labbro stretto fra i denti, fissava le punte della sua forchetta.

— E guardate che mani! — disse ancora la zia, pigliandogli una mano per

mostrarla a Iride.

Furio diventò pallido, strinse il pugno, e lo svincolò bruscamente.

— Eh! — gridò la zia, alzando una mano; Furio si schermì il viso col

braccio; la mano scese, Candida la fermò; in quella s'udì fuori il

rumore d'una carrozza e il suono d'una voce.

— Riconovaldo! — esclamò Iride, balzando in piedi. Riconovaldo era già

nel salotto; tutti, fuori che Candida, gli corsero incontro. La bella e

serena figura di quel giovane esercitava un tale fascino, che, al primo

vederlo, persino il padre e la zia, per lo più duri e freddi, fecero

un atto di allegrezza. Iride gli saltò al collo, e Furio, ancora tutto

turbato, gli strinse la mano.

— E Candida? — domandò il giovane, guardando intorno.

Candida venne avanti lentamente e gli porse la mano con aria

d'indifferenza.

Novelle(#58341) · 第 45 / 95 题