Furio, pregato e ripregato da Candida, acconsentì d'andare a far
colazione cogli altri. — Animo, Furio, — gli diceva la sorella mentre
andavano, e l'accarezzava, — asciugati bene gli occhi, che nessuno
s'accorga di nulla, e non ti pigliar soggezione della cognata, ch'è una
donna alla buona, e ti vuol bene, e non badare alla zia. — Ma Furio,
via via che si avvicinava alla villa, si sentiva mancare il cuore, come
se andasse alla tortura. Entrò ch'erano già a tavola, sedette senza
guardar nessuno, e cominciò a mangiare cogli occhi bassi. Parlavano
del fratellastro. Suo padre interrogava Iride d'un certo progetto di
ponte, ch'essa non aveva mai sentito nominare. La zia le domandò quando
sarebbe arrivato suo fratello, ed essa rispose che sarebbe arrivato
fra tre giorni. Entrarono in altri discorsi, e Iride cominciò a parlare
quasi sempre lei sola. Furio, cogli occhi sul piatto, non movendosi se
non quanto bisognava per mangiare, la stava a sentire tutto intento e
maravigliato. Aveva una curiosa maniera di parlare. A momenti faceva
una vocina di bimba, lenta e soave; a momenti parlava lesto e tronco
come un soldato; era un discorrer tutto a salti, con mille variazioni
di tono, ora allegro, ora serio, ora annoiato, e poi certe risate
improvvise e sonore, che non si capiva come c'entrassero; e certe
mosse, certe scrollate di spalle, certi colpi della mano sulla tavola;
pareva che avesse addosso l'argento vivo, e le frullassero pel capo
cento capricci il minuto.
Quando stavan per finire, Furio, un po' incoraggito che l'avevan
lasciato in pace fino allora, risolvette di guardar sua cognata.
Cominciò a spinger gli occhi innanzi fino a guardarle le mani: erano
piccole e bianche come le mani d'una bambina; poi si fece animo ancora,
e sollevò lo sguardo.... Cielo, che angelo!
— Non credevo che fosse già così grande, — uscì a dire la signora.
Furio si sentì un tremito e abbassò il volto; tutti gli occhi, fuorchè
quei di Candida, si fissarono su di lui.
— Oh! per lungo è lungo, — disse il padre, guardandolo con quella sua
aria di compatimento.
— Le male erbe crescono, — soggiunse la zia.
Furio era rosso come una fragola.
— E come è bruno! — osservò Iride.
— Bruno? — rispose la zia; — bel bruno! nero come un beduino. —
Il padre rise, Candida s'alzò. Furio, colle sopracciglia aggrottate, e
un labbro stretto fra i denti, fissava le punte della sua forchetta.
— E guardate che mani! — disse ancora la zia, pigliandogli una mano per
mostrarla a Iride.
Furio diventò pallido, strinse il pugno, e lo svincolò bruscamente.
— Eh! — gridò la zia, alzando una mano; Furio si schermì il viso col
braccio; la mano scese, Candida la fermò; in quella s'udì fuori il
rumore d'una carrozza e il suono d'una voce.
— Riconovaldo! — esclamò Iride, balzando in piedi. Riconovaldo era già
nel salotto; tutti, fuori che Candida, gli corsero incontro. La bella e
serena figura di quel giovane esercitava un tale fascino, che, al primo
vederlo, persino il padre e la zia, per lo più duri e freddi, fecero
un atto di allegrezza. Iride gli saltò al collo, e Furio, ancora tutto
turbato, gli strinse la mano.
— E Candida? — domandò il giovane, guardando intorno.
Candida venne avanti lentamente e gli porse la mano con aria
d'indifferenza.