V.

Quei tre o quattr'anni che passano tra l'infanzia e la giovinezza, son

pieni di sconforti e di malinconie, come quando si comincia a sentir

che s'invecchia. L'anima, smaniosa di affollarsi alla vita, se la vede

chiusa da ogni parte, e si dibatte in una prigionìa affannosa. Come

il germe, a primavera, tenta la scorza che lo ravvolge, e s'agita

impaziente, così in quegli anni l'uomo si sente chiuso nel ragazzo,

e ne freme. Ha bisogno d'aria e di luce, e vorrebbe levarsi a volo;

e urta le ali nelle pareti domestiche, e le ripiega rintuzzate e

dolorose. Vede sotto di sè un piccolo mondo di bambini, dove si

gioca, si ride, si canta, si folleggia, e non vi può più discendere;

vede di sopra un altro mondo più vasto, dove si pensa, si lavora, si

combatte, si ama, e non vi può ancora salire. Intravvede già, come

dietro un velo, la donna, bella, cara e misteriosa, argomento segreto

di desiderio e di sogno; e la donna si china a baciare i bambini, si

volta a guardare gli uomini, e a lui passa accanto, e non lo vede. Egli

vorrebbe attirare quello sguardo, parerle bello, piacerle; e non è che

un bambino allungato, con una grossa testa su due spallucce misere,

e un busto cascante su due stecchi di gambe, da cui saltan fuori due

ginocchioni angolosi. Sente i primi stimoli della vanità, vorrebbe

esser ben vestito, elegante: e gli fanno portare i panni smessi di

suo fratello maggiore, e gli taglian le cravatte nei vestiti vecchi di

sua sorella, e non si fidano ancora di lasciargli in mano l'orologio.

Vorrebbe esser preso per un ometto e contar per qualcosa; e se apre la

bocca in mezzo alla gente, o dice una freddura, che cade inosservata,

o dice uno sproposito, e gli dan sulla voce. Vorrebbe essere garbato

e piacevole; e se capita in un salotto non sa come rigirarsi, urta in

una seggiola, mette i piedi sullo strascico di una signora, e pesta

un callo al padrone di casa. Vorrebbe esprimere quel che gli bolle

dentro, aprire il suo cuore, sfogarsi; e scrive versi che fanno ridere

il maestro, e il babbo glieli strappa di mano, e gli mette sotto il

naso un trattato d'aritmetica. Vorrebbe agitarsi, svagarsi, girare,

veder cose nuove; e deve tornare a casa alle otto a scartabellare il

dizionario latino, in un cantuccio della sua stanza, solo, mentre sente

il fruscìo dei vestiti delle sue sorelle, che si preparano pel teatro

o pel ballo. Sconfortato, umiliato, ora s'insinua in mezzo alla gente

per implorare uno sguardo e un sorriso; ora si chiude in sè stesso,

indispettito e selvatico, e come stanco degli uomini e della vita. E

allora seguono le lunghe ore di solitudine passate alla finestra, di

notte; o in campagna a guardare tra i fili dell'erba; e la sua fantasia

viva e irrequieta si slancia avidamente in un avvenire sconfinato

ed arcano, pieno di grandi disegni e di grandi speranze. Allora

egli si finge una vita a modo suo; casi mirabili e strani, lotte,

pericoli, trionfi, viaggi, aurore di cieli ignoti, e vasti giardini

taciti, popolati di fantasime care. Ma poi quella splendida visione

lo rattrista e lo stanca, ed egli riabbraccia con impeto la vita; si

rigetta in mezzo allo strepito dei sollazzi infantili; se ne sdà, non

pago, e si volge appassionato agli studii; irrequieto, li abbandona, e

cerca il riposo dello spirito nelle fatiche smodate del corpo; il suo

mondo fantastico gli si mescola nella mente col reale, e lo assalgono

nelle tenebre improvvise paure, da molto tempo perdute; terrori

religiosi impensatamente ridesti; poi freddezze feroci che gli armano

la mano contro gli animali innocenti, e ardimenti insensati che lo

spingono sull'orlo dei tetti e sulla cima degli alberi; poi malinconie

profonde che gli fanno cercar le braccia della madre, e piangere sul

suo seno lacrime calde e pacificatrici.

L'eccessiva timidezza di molti ragazzi di quell'età proviene appunto da

ciò, che essi hanno dentro tutto quel tumulto di pensieri e d'affetti,

e voglion tenerlo celato, e treman sempre che altri lo scopra, e li

stimi più ragazzi di quel che sono; essi medesimi credono che quello

sia un resto di fanciullaggine, e se ne vergognano; mentre è invece la

prima scintilla della giovinezza che li feconda e li trasforma.

Novelle(#58341) · 第 43 / 95 题