C'era una volta un giovine bello e non sciocco, e nemmeno vano, che è
più raro; o vano forse, ma in una certa sua maniera aperta e faceta,
che piaceva. E non di quei belli, che c'è chi li trova così così, e a
qualcuno anche non piacciono; era bello per tutti. Si sarebbe potuto
paragonare a uno di quei giovani tanto frequenti nei romanzi francesi,
e tanto rari, per fortuna, nel mondo reale, che per tutto dove passano
lasciano una traccia di dissidii coniugali, di malinconie di ragazze,
di collere d'innamorati; e ad ogni atteggiamento che pigliano, il
romanziere gli fa cader su da qualche spiraglio un raggio di luna o
di sole, e gli appiccica una similitudine tirata da qualche quadro
illustre.
A pensare che era stato assuefatto da bambino a sentirsi passare
sotto il mento la mano bianca delle signore, a esser baciucchiato
dalle ragazze, a vedersi sempre intorno i genitori in adorazione, a
farsi perdonare qualunque monellerìa con un atto grazioso, era una
meraviglia il vederlo cresciuto così senza fumi, senza leziosaggini,
buono, franco, alla mano, che si faceva voler bene da tutti, o almeno
non dispiaceva a nessuno. Quando gli dicevano uno scherzo sulla
sua bellezza, egli stesso ne scherzava, senza che da nessuna delle
sue parole trasparisse un barlume di vanità, e svelava, con molta
semplicità, certe sue finezze dongiovannesche, d'effetto provato,
asseriva, e immancabile; e contraffaceva, con molta grazia, gli
atteggiamenti e i modi proprii, spingendo sempre la cosa fino a tal
segno di ridicolo da escludere affatto ogni sospetto d'artifizio.
Una sera, a una cena di amici, perchè gli avevano detto che la
bellezza, nell'uomo, non conta nulla, che lo spirito è tutto, e che lo
spirito, a voler esser giusti, e lo sfidavano a negarlo, era la parte
meno notevole in lui, proruppe esilarato: — Già, tutti dicono così; ma
poi che cosa si vede in effetto? Il rovescio, si vede. Nei romanzi,
tutti gli uomini che fanno qualcosa di grande o di buono sono belli;
tutte le donne si struggono d'avere dei figliuoli belli; gli aiutanti
di campo si cercano belli; i commedianti bisogna che sian belli, gli
oratori, belli, i re, belli; e di un poeta bravo, ma brutto, si dice:
— Me lo figuravo diverso; — e il Byron si curava più del suo viso che
della sua gloria, e il Leopardi avrebbe dato tutto il suo greco per un
paio di occhi da incapriccire Nerina, e il Petrarca si dà del bello da
sè, _forma non glorior excellenti, sed_.... ma sono un bell'uomo; e il
Guerrazzi, sotto la maschera del suo Orazio, dice addirittura che le
ragazze si voltavano indietro a guardarlo; e il Murat, coi fucili alla
gola, pensava ancora a parer bello dopo morto; e ci sono delle città
dove i prefetti brutti non ce li vogliono; e Cristo si dipinge bello,
e gli angeli, perchè riesca più comodo di amarli, si rappresentano
grandi e snelli come cavalleggieri di Saluzzo, o tondi e coloriti
come le mele lazzeruole; eternamente brutti nei romanzi, nei quadri e
nell'immaginazione della gente i cretini, i birbanti, e voi. —
L'indole sua aveva poi questo di singolare, che a volte egli si sentiva
come scontento, e più che scontento, vergognoso quasi dei suoi pregi
esteriori; ma neanche vergognoso, un sentimento come di disistima di
sè, provava; appunto perchè, come gli avevan detto gli amici, in lui
lo spirito era tanto da meno della persona, o per dir più giusto, la
gente ne teneva tanto meno conto. Era d'ingegno aperto e sveglio, e
non senza quel che di vivo e d'arguto, a cui si dà nome di spirito; ma
di ben altra levatura avrebbe dovuto essere, perchè viso e cervello
fossero alla pari. Quella sproporzione gli pareva ridicola, qualche
volta umiliante; e diceva: — La mia anima è come una contadina zotica
vestita da signora elegante. — È innamorato? — gli domandava un giorno
la sua vecchia padrona di casa, vedendolo triste; — eh via! non si dia
pensiero: lei è un bel ragazzo.... — Io sono un bel fantoccio, — egli
rispondeva, e in quel momento pensava a una ragazza piantata da lui che
una volta gli aveva scritto: — Lei ha sbagliato a nascere coll'anima;
lo avremmo potuto mettere in una galleria. — E questo suo sentir
meschino di sè lo pigliava sovente all'improvviso, come un mal di capo,
in mezzo a una brigata d'amici, in specie se c'erano delle donne, e
allora ammutoliva, pigliava il cappello, e via: chè già gli pareva
d'aver detto tante sciocchezze, tanti spropositi, tante assurdità, da
colmar la misura della più generosa tolleranza. Del resto, tutte queste
debolezze provavano ch'egli era assai da più che non si credesse egli
stesso; per lo meno un cervello sano e un cuore gentile; un po' matto,
quand'era allegro, e quand'era triste, un po' acre; buon giovane, in
fondo.
Aveva ventott'anni, i capelli biondi, la laurea di avvocato, un po'
di ben di Dio, e uno stranissimo nome ch'egli non poteva soffrire:
Riconovaldo.
Ed ora comincio il racconto.