Ma la parola fredda, sarcastica e perfidamente ostinata di Marco
non tardò a vincere le ultime resistenze del suo cuore. Per più
giorni, quello gli stette accanto, continuando a stillargli il veleno
nell'anima; lo conduceva la sera a passeggiare per i viottoli dei
monti intorno al villaggio; e là gli tesseva flemmaticamente, l'un dopo
l'altro, lunghi racconti di prepotenze, di sevizie, di disperazioni,
e di soldati impazziti o suicidi, esponendo con voce compassionevole
mille particolari irritanti, fin che strappava dalla bocca della
sua vittima un grido di sdegno o di rabbia, e allora soggiungeva in
tuono di consolazione: — che non erano però casi di tutti i giorni.
— E così Carlo s'andava fortificando sempre più nella risoluzione di
sottrarsi a qualunque costo alla leva. Ma quando fissava la mente nel
pensiero della diserzione, l'idea delle difficoltà, dei pericoli e
dell'incertezza del suo avvenire lo spaventava. E una sera non potè
trattenersi dal dirlo all'amico, col quale, fin allora, s'era mostrato
sempre fermo e tranquillo nel proposito di disertare. Passeggiavano per
i fianchi d'un monte; il sole era tramontato; nessuno dei due parlava.
Carlo guardava sotto, nella valle, il suo piccolo villaggio, dove
cominciava a brillare qualche lume, e da cui gli veniva all'orecchio
un gridìo confuso di ragazzi. Il pensiero che tra pochi giorni avrebbe
dovuto dire addio, forse per sempre, a quella valle, a quelle case, a
Camilla, a tutte le memorie della sua famiglia e della sua infanzia,
gli strinse il cuore tutt'a un tratto con una grande violenza; si
fermò; mise un sospiro profondo, e passandosi una mano sulla fronte
che gli bruciava. — Eppure — esclamò con voce commossa — partire...
abbandonar tutto, tutti... andare... chi sa dove... chi sa per quanto
tempo... solo per il mondo... inseguito... ah! è troppo dura, sento
proprio che è troppo dura! —
Marco lo guardò e non rispose.
Si rimisero in cammino.
Fatti alcuni passi, l'amico brontolò con un accento ostentato di
noncuranza, come se dicesse una cosa affatto indifferente:
— Non ci sarebbe mica bisogno di girare il mondo.
— In che maniera? — domando Carlo fermandosi, in atto di seria
curiosità.
Marco lo guardò fisso e poi gli domandò alla sua volta: — Sei un uomo?
Carlo fece un gesto.
— Ebbene — disse Marco, e mettendogli la bocca all'orecchio, pronunciò
alcune parole sommesse.
— Mai fin ch'io viva! — gridò Carlo tirandosi indietro bruscamente e
facendo un atto vigoroso di rifiuto.
— Mai. — rispose pacatamente l'amico — è una parola presto detta. La
cosa merita qualche riflessione. Non si tratta mica della vita. Io ho
creduto di darti un suggerimento d'amico. Mi pare che sarebbe un mezzo
d'accomodar tutto. Pensaci. Del resto, vedi, io me ne lavo le mani.
Nelle peste ci sei tu in fin dei conti, non ci sono mica io.
E continuarono a scendere, verso il villaggio, in silenzio; Marco
tranquillo; ma Carlo profondamente agitato.
— Potrei contare sopra di te? domandò questi, con una voce che non
pareva la sua, quando furono sul punto di separarsi.
— Tutto quello che può fare un buon amico e un uomo d'onore — rispose
Marco mettendosi una mano sul petto — ti prometto che lo farei.
Carlo gli fissò negli occhi un lungo sguardo, gli strinse la mano e
disparve.