Il Curato, che gli abitanti del villaggio chiamavano famigliarmente don
Luigi, era un vecchietto d'una settantina d'anni, piccolo e nervoso,
con due occhietti vivissimi, che leggevano nelle anime, — dicevano le
divote, — come in un libro stampato; buon uomo e buon prete, indulgente
in confessionale, allegro a tavola, di viso rosso, di capelli bianchi
e di opinioni politiche tricolori; non diverso nella vita e nei modi
dagli altri curati di quelle campagne; dai quali però era tenuto in
pregio per una certa tintura di buone lettere, di cui aveva dato prova
anni addietro in parecchi sonetti dedicati all'arcivescovo e lodati
da un giornale della provincia come “fiori di buona poesia non meno
commendevoli per la nobiltà della forma che per la robustezza dei
concetti„. Lo sguardo pieno di benevolenza e la voce dolce temperavano
la severità dei suoi lineamenti e la rigidezza della sua andatura che
gli davano un po' l'aria di un maggiore giubilato. Ed era aperto e
affabile con tutti, e tutti gli volevan bene; Camilla, in ispecie,
la quale aveva preso con lui una grande domestichezza, perchè,
stando di casa vicino alla chiesa, aveva occasione di vederlo spesso
e di parlargli lungamente. Corse perciò da lui a dirgli ogni cosa,
della leva, dei disegni di Carlo e delle sue paure, scongiurandolo
che tentasse d'indurre il giovane a mutar consiglio, se non voleva
vederla morir di dolore. Il curato le promise di fare quanto poteva, e
soggiunse che avrebbe cercato Carlo egli stesso prima di sera.
Un'ora dopo Carlo picchiava all'uscio del prete.
Non sapeva ancora cosa avrebbe detto, non aveva neppur pensato al modo
di cominciare, si sentiva in cuore una grande trepidazione. Entrò e si
fermò in un angolo della stanza col cappello in mano.
Era una piccola stanza a terreno, allegra, piena di luce, con
quell'aspetto particolare delle stanze dei curati di campagna, che
fanno indovinare la chiesa accanto: le pareti bianche e nude, un
crocifisso sopra la porta, un vecchio quadro, un vaso di dittamo sulla
finestra, e un leggero odore d'incenso nell'aria.
Il Curato era seduto sopra un seggiolone davanti al tavolino e leggeva;
quando vide comparire il giovane, fece un atto di sorpresa.
— Ho da parlarle, signor Curato, — disse Carlo.
Il Curato lo fece sedere. — In che modo può avermi prevenuto? — pensava
intanto. — C'è sotto qualcosa. — E guardò attentamente Carlo, e gli
balenò un sospetto, e risolvette di chiarirsene subito.
— Sento che sei chiamato al servizio militare, — disse.
— Sì signore, — rispose il giovane fissandolo.
— E quando parti?
— .... Partirei dopo la visita sanitaria, fra una diecina di giorni.
— E.... — domandò il Curato lanciandogli un occhiata scrutatrice —
parti? —
Carlo non rispose, lo guardò. Il prete si confermò nel suo sospetto; e
dopo aver guardato un po' il libro colle sopracciglia aggrottate, alzò
il capo e disse con aria distratta:
— Dunque parti, e sei venuto a chiedermi un consiglio, non è vero?
— Lei m'ha capito.
— Credo d'aver capito, — rispose con serietà il prete, — e poi,
pigliando tutt'a un tratto un accento benevolo continuò: — Sicuro... tu
sei un bravo giovane, sei robusto, hai giudizio, farai il tuo dovere e
te ne tornerai a casa contento. Non ti domando neppure se sei più che
mai risoluto di mantenere la tua promessa a Camilla; sono anzi sicuro
che, in tutto il tempo che starai lontano da casa, terrai una buona
condotta e farai di tutto perchè, come ora, partendo, le porgi la mano
di un buon figliuolo, così al ritorno essa possa stringere la mano d'un
bravo soldato; dico bene? —
Il giovane, meravigliato, arrossiva e impallidiva, senza sapere che
rispondere e a che partito appigliarsi. A un tratto gli tornarono in
mente le parole dell'amico: “Se fa l'indiano, non è che una finzione
per non compromettersi il primo„; e gli balenò un raggio di speranza.
Si fece animo, e ruppe il ghiaccio d'un colpo.
— Ma io non vado a fare il soldato! — esclamò.
— Ah! — gridò il prete con un leggiero sorriso voltandosi a guardare
verso la finestra.
— L'avevo detto, io! — pensò Carlo; — eccoci al punto.
— E cosa pensi di fare? — domandò il Curato, sempre guardando fuori.
— Io?... —