Vanardi intanto chiotto chiotto avea preso la strada verso
l'abitazione del suo amico Giovanni Selva. Ma di necessità gli toccava
passare innanzi ai principali suoi creditori.
Il venditore di legna era là che spaccava a stecche sopra un gran
ceppo certe legnette rotonde. Antonio sperò poter passare di fretta
innanzi alla bottega, camminando dall'altra parte della strada, senza
che l'inesorabile creditore lo vedesse: ma ecco che questi alzava il
capo appunto in quella e lasciava cader lo sguardo sul povero pittore.
--Oh, oh! signor Vanardi, cominciò egli, che pressa è la sua? Non è
già per venir da me ch'ella corre cotanto?
--No, rispose Antonio, sentendosi spuntare alle radici de' capelli
goccie di sudore per la vergogna. Ho qualche faccenda che mi preme.
--Va bene, va bene. Sa che c'è di nuovo? che mi sono stancato
d'aspettare, che sono stato dal giudice e che lei si riceverà quanto
prima la sua brava citazione...
Vanardi traversò la strada e venne sollecito verso il carbonaio.
--Oh, voi non farete una cosa simile, mio caro signor Gregorio. Siete
padre anche voi, ed avrete un po' più di sofferenza per un povero
padre di famiglia.
--Eh appunto perchè sono padre ancor io debbo pensare ai miei
interessi. Ve l'ho detto tante volte! Ora non c'è più novelle che
valgano; la mia istanza al giudice è già bella e data...
Antonio curvò il capo e s'allontanò senza aggiunger parola, ma con in
cuore una delle maggiori pene che avesse provato ancor mai.
Alla cantonata vide con spavento il pizzicagnolo fuor della sua
bottega, a discorrerla col panattiere.
--Signor Vanardi, quand'è che mi paga? cominciò il primo de' due,
appena fu a tiro.
--E me? soggiunse il secondo.
--Abbiano pazienza ancora un poco: rispose il povero diavolo. Spero
che...
--Ne ho avuto anche troppo di pazienza: esclamò l'uno.
--Ed ancor io, ma non voglio più averne: disse l'altro.
--L'avverto che di quest'oggi stesso mi provvederò in giustizia.
--Ed io pure.
Vanardi fece come avea fatto col carbonaio: non disse più verbo e tirò
dritto.
--Facciano, diceva a sè stesso con rabbia e dolore. Animo, addosso
tutti: coraggio, mi ammazzino, mi squartino addirittura. Ciò farà loro
piacere, può darsi: ma farli avere il fatto loro?... Sfido io!... Di
quest'oggi il mio padrino riceverà la mia lettera. Che effetto avrà
essa?... Quella è l'ultima mia speranza. Se la mi fallisce non mi
resterà più nessun mezzo... E che cosa dovrò fare? Ammazzarmi?
Si ricordò del fatto di cui gli aveva parlato lo speziale, narrato nel
foglio ch'egli teneva in tasca.
--Quella è un'idea... Ah! se con ciò potessi dar pane ai miei poveri
bimbi!
Giunse a casa il suo amico, con la faccia così turbata, che Selva gli
disse tosto spaventato:
--Antonio! Mio Dio! Che c'è? Che cosa t'è capitato?
Giovanni Selva non era neanch'egli in troppo buone fortune. Aveva
moglie ancor esso e famiglia, e non ricavava troppo larghi guadagni
dal lavoro letterario della sua penna.
Antonio s'era proposto di non dir nulla delle sue sciagure finanziarie
all'amico, appunto perchè sapeva che questi si sarebbe tosto risoluto
ad ogni possibile sacrifizio per soccorrerlo, ma in quel momento la
pena dell'infelice era troppo forte perchè egli la potesse nascondere,
e le impressioni soverchiamente dolorose richiedevano uno sfogo. Si
lasciò andare sovr'una seggiola come uomo disperato per l'affatto e
contò tutto.
Giovanni l'udì in silenzio, tenendo stretta fra le sue una mano
dell'amico. Quando questi ebbe finito, lo trasse a sè, lo serrò al
petto e lo abbracciò come un fratello. Poscia, senz'altre parole, lo
condusse seco ad uno stipetto; aprì questo stipo, ne tirò fuori un
cassettino e mostrò in esso ad Antonio il tesoro di sei napoleoni
d'oro.
--Eccoti il mio peculio, diss'egli. In altra occasione ti direi:
piglialo, gli è tuo; ma siccome a questo tempo ho ancor io qualche
spesetta, non posso che dirti: dividiamo per metà.
Antonio non voleva: ci si rifiutò lunga pezza; ma Selva gli pose a
forza i tre napoleoni nelle mani, ricordandogli ch'egli era padre e
che codesto era per i bambini.
--Con ciò, soggiunse, potrai acchetare i più accaniti de' tuoi
creditori ad aspettare gli eventi. Durante i quindici giorni che ti ha
accordato il proprietario, o il tuo padrino si commuove e ti soccorre,
o noi avremo trovato qualche altro modo di sopperire all'occorrenza.
L'arte, devi oramai esserne persuaso, mio caro Antonio, ti dà giusto
tanto pane quanto ne danno ai poeti le rime.
--Ti capisco! esclamò Vanardi con accento quasi di dolore. Tu vorresti
ch'io l'abbandonassi quest'arte ingrata, maledetta e carissima...
Avresti tu il coraggio di consigliarmi a fare il droghiere?
--E perchè no? Noi viviamo in un secolo di prosa e d'interessi, in cui
è solo il lavoro materialmente utile che procura guadagni. Il
commercio del droghiere soddisfa a parecchi bisogni della società
civile...
--Mah! disse Antonio grattandosi dietro l'orecchio. Queste buone
ragioni ho paura che mi convincerebbero, se mio zio cedesse alle mie
preghiere; ma è più facile che, stante la sua professione, mio padrino
faccia orecchie da mercante, e allora sarà inutile che la tua
eloquenza mi abbia convertito al positivismo della vita.
--Niente affatto. Se tuo zio non ti riapre le sue braccia e il suo
fondaco, ho in mente un partito per te, che già da più tempo rumino
meco stesso, e che se tu hai senno, non vorrai rifiutare.
--Che cosa? che cosa? chiese sollecito Antonio. Oramai son ridotto a
tale che, per salvarmi dalle strette della miseria, non c'è patto,
purchè onesto, a cui oserei dire di no.
--Buono! Vuol dire che t'acconcerai a far da computista, da scrivano
presso un banchiere.
Vanardi fece una smorfia.
--Star chiuso tutto il giorno nell'aria mefitica d'un uffizio!...
Allineare delle colonne di cifre per farle camminare in massa serrata
al risultamento d'una moltiplicazione... Oh, arte mia!... E ciò dopo
tanti sogni, tante speranze, dopo tanti studi!... Ah! l'è dura... E tu
avresti mezzo di ottenermi un simile impiego?
--Forse sì. Qui sotto, al secondo piano, abita un uomo, a cui non so
qual altro potrebbe andare innanzi in punto ad onestà, buon cuore, e
tutte le meglio qualità dell'animo. Egli è oro schietto per ogni
riguardo. Siamo amici quanto lo può permettere la differenza d'età che
passa tra noi (ch'egli è già oltre i sessant'anni), e la profonda e
riverente osservanza ch'io nutro per esso. La giovane di lui
figliuola, sposa da pochi anni, è in istretta relazione con mia
moglie: e due o tre sere per settimana, noi si va giù a far la
vegliata in famiglia in casa Biale.
--Biale? esclamò Antonio. Oh bella! Questa figliuola di cui parli ha
essa per madrina una vecchia marchesa?
--Giusto! La marchesa di Campidoro.
--Ed ha sposato un tale che è segretario d'un banchiere....
--Bravo! Pannini, segretario di Bancone.... Tu dunque la conosci
questa famiglia?
--Io no. Ne ho sentito parlare son pochi minuti nella spezieria di
messer Agapito, da una cameriera della marchesa.
--Spero che del signor Biale la ne avrà parlato bene, disse
vivacemente Giovanni Selva.
--Non ha avuto occasione che di nominarlo; ma disse le più lusinghiere
parole della signora Pannini.
--E se le merita davvero! Una cara personcina, tutto leggiadria ed
affetto. E come ama suo padre e suo marito!... Il signor Biale, a cui
è unica figliuola, come puoi capire, l'adora. Egli è appunto per mezzo
loro che spero farti ottenere un posticino negli uffizi del signor
Bancone. Pannini è assai nelle buone grazie di costui; e inoltre--ciò
che vale anche più--è amicissimo del primo commesso, il quale tanto
nella banca come nella casa di quel re da denari fa tutto ciò che
vuole. Dirò al suocero ed alla moglie di Pannini che lo inducano a
parlar per te. Non gliene parlo io stesso, perchè io e lui non ce la
diciamo di troppo. Egli avvezzo alle grandigie ed agli sbarbagli della
ricchezza guarda con occhio un po' troppo altezzoso le mediocri
fortune d'un povero letterato come son io, e quanto ad orgoglio io non
istò al di sotto di nessuno: dunque ci trattiamo freddamente, e
ciascuno va per la sua strada. Ma quel giovane ama di molto sua
moglie, e s'ella glielo dice farà tutto quello che può in favor tuo.
Di questa sera io parlerò al signor Biale e mia moglie parlerà a
madama Pannini, e domani stesso spero di andarti a portare a casa tua
qualche non iscoraggiante risposta.
--Mio caro Giovanni: esclamò Antonio, gettando le braccia al collo
dell'amico; non ti ringrazio nemmeno; perchè non lo potrei a dovere;
ma la salvezza della mia famiglia che dovrò a te...
--Basta! Tu costeggi il pericolo d'imbrogliarti in una bella frase.
--Tranquillati, lascio lì di botto: ed anzi t'esprimerò un dubbio....
Ah! la disgrazia fa diventar scettico.
--Parla pure.
--Come mai codestoro vorranno darsi briga per uno che non hanno mai
sentito nominare? A questo mondo non si fa del bene che a coloro i
quali ce ne possono rendere....
--Si vede che tu non conosci quell'eccellente famiglia. Hai tu venti
minuti di tempo da passare meco ancora?
Vanardi mando un sospiro.
--Ah! pur troppo ho tutto il mio tempo libero, come quello d'uomo che
vive delle sue rendite.
--Ebbene, siedi lì che ti conterò in breve la storia di questa brava
gente: quando la saprai, avrai finito di dubitare.