(1) SARPI, Storia del Concilio di Trento, I.
(2) Ca-de-Dio, Gott-haus-bund.
(3) Graubund.
(4) Zelin-gerichten-bund.
(5) Secondo i vari linguaggi del paese, cioé tedesco, romancio o
ladino, si intitolano Comuni, Vicinati, Nachbarschaften, Schnitze,
Gleve, Directuren, Squadre, Contrade.
(6) Questa costituzione durò fino al 1847.
(7) Non posso tacere un curioso documento della tolleranza romana,
ch'è nei preziosi Diarj manoscritti di Marin Sanuto. Nel Vol. XXXVIII
pp. 159-160 porta una lettera che il cel. Gaspare Contarin,
ambasciadore a Madrid e che fu poi cardinale, scriveva ai suoi
fratelli raccontando come tre patroni di galee veneziane fossero stati
colti dall'inquisizione per aver venduto una bibbia ebrea e caldea
coll'esposizione di Rabin Salamon. Esso Contarin si presentò subito al
S. Uffizio, "parlai lungamente, dichiarandoli il costume di Italia e
di tutta la chiesa cattolica essere di admeter ogni auctor infedele,
quantunque contradicesse alla fede quanto li paresse, come Averois e
molti altri, perché si faria ingiuria quando non si volesse che li
adversarj nostri fossero auditi et lecti".
Addusse anche altre ragioni per le quali furono rilasciati, solo con
lieve penitenza. E il Contarin conchiude: "Questa inquisizione in
questi regni (di Spagna) è una cosa terribilissima, né il re medesimo
ha potestà sopra lei, et per li cristiani nuovi una cosa che a noi
pare minima a costoro pare grande. È stato etiam dito che hanno
venduto libri de Luterio, ma io nol credo".
(8) V. Missaglia, Vita del Medeghino, p. 52 e G. Batta Giovio, lettere
lariane, XI.
(9) Nel poema dell'Arsilli sui poeti del suo tempo è nominato come
uomo che a cercar libri aveva girato tutta Europa. Il Bossi nelle
incondite giunte alla vita di Leone X del Roscoe, v 10, p. 94, non
sapendo chi costui si fosse, propose di cambiarlo in Fausto Sabeo di
Brescia. La famiglia Calvi fu chiara in Menaggio, e n'è il sepolcro
nella chiesa maggiore.
(10) Ap. Hottinger, Hist. Eccl. sec. XVI, T. II, p. 611.
(11) Anche oggi in Valtellina e nei Grigioni un protestante si nomina
un Luter; forse dunque il predicatore di colà non fu che uno dei
seguaci di frà Martino.
(12) Olimpia Maratti, una di quei profughi, scriveva da Idelberga
Ferrarie crudeliter in christianos animadverti intellexi, nec infimis
parci, alios vinciri, alios pelli, alios fuga cibi consulere.
(13) Castagneto fu riformato da Girolamo Zerlino siciliano al qual poi
successero Agostino veneziano un G. B. vicentino; Girolamo Terriano di
Cremona fu il primo pastore di Bondo, ove il seguirono altri italiani.
Da Pietro Parisotti di Bergamo fu riformato Bevers; Siglio da Giovanni
Francesco, e da Antonio Cortese di Brescia; a Pontresina fu ministro
Bartolomeo Silvio di Cremona; a Casaccia Leonardo Eremita ed altri.
Evandro riformò Vettan e gli successe Francesco calabrese. Vedi sempre
De Porta.
(14) Alla biblioteca nazionale di Parigi, 8097, 3 son manoscritte
varie lettere che Celso Martinengo bergamasco apostata, da Ginevra,
scriveva ad Angelo Castiglioni, carmelitano di Genova, dopo il 1558 e
le risposte di questo, più acri che persuasive.
(15) A Ginevra era una chiesa riformata italiana, ove fu ministro
Nicola Balbani, scrittore della vita di Galeazzo Caracciolo marchese
di Vico, dalla quale si hanno importanti notizie sulla riforma nel
regno di Napoli. Quivi, e singolarmente a Caserta, predicò le dottrine
di Zuinglio e di Melantone l'agostiniano Lorenzo Romano di Sicilia.
Nelle Calabrie furono in un dì solo scannati ottantotto per eretici.
Il manigoldo, ammazzato uno, si poneva il coltello in bocca, mentre
avvolgeva un velo al capo dell'altro che doveva scannare. Contano da
seicento uccisi in quel tempo. Si faccia la debita deduzione ai
martirii raccontati da chi si gloria martire.
(16) Molti lucchesi furono tenuti eretici, dopo che Pietro Martire
Vermigli fu priore degli Agostiniani: e così altri assai toscani dei
quali i più nominati sono: Matteo Palmieri, I'andolfo Ricasoh
canonico, Jacopo Fantoni, e il famoso Gamesecchi, il quale a Viterbo
si era trovato col vescovo di Bergamo Soranzo, con Apollonia Merenda,
Luigi Priuli, Pier Paolo Vergerio, Lattanzio Ragnoni di Siena,
Baldassarre Alfieri, coi fiorentini Antonio Brucioli e Francesco Pucci
Mino Censo sanese, e vari Lucchesi, tutti tinti d'una pece. Il
Camesecchi finì bruciato.
(17) Non poche illustri donne furono sospettate di nuove opinioni: e a
dir le più illustri, oltre la duchessa Renata di Urbino, Giulia
Gonzaga contessa di Fondi e Vittoria Colonna, entrambe celebrate da
Paolo Giovio. V TUANO, C. 39 sul principio, e BAYLE, Dict. Si
aggiungano Lavinia della Rovere Orsina, Teodora Sauli, Faustina
Mainardi fiorentina, Apollonia Merenda napoletana. Olimpia Morata
ferrarese è la più illustre. Le sue opere furono raccolte e pubblicate
a Basilea il 1599 e più volte ristampate. Si ha HOLTEN, De O. Moratta
vita, Francfurt, 1731; KNETSCHTE, O. F. Moratta, Zillau 1808; O.
Moratta, her times, life, ecc. Londra 1834.
(18) A gravare i sospetti sul conto della fede di Castelvetro, avvenne
nel 1823 che, ricostruendosi presso alla Staggia nel basso modenese
una casa appartenuta alla sua famiglia, si trovarono murati da 50 in
60 volumi di prima edizione di libri di Calvino, Lutero ed altri
riformatori, con moltissime carte. Queste sciaguratamente andarono
disperse; i libri furono acquistati dalla biblioteca estense. Vedi
VALDRIGHI, Alcune lettere d'illustri italiani, ecc. Modena, 1827.
(19)
D. O. M.
MEMORIAE
LUDOVICI CASITELVITREI MUTINENSIS VIRI SCIENTIAE
JUDICII MORUM AC VITAE INCOMPARABILIS QUI DUM
PATRIAM OB IMPROBORUM HOMINUM SAEVITIAM FUGIT POST
DECENNALEM PEREGRINATIONEM TANDEM HIC IN LIBERO
SOLO LIBER MORIENS LIBERE QUIESCIT ANNO AETATIS SUAE
LXVI SALUTIS VERO NOSTRAE MDLXXI FEB. XX
Anton Federico Salis nel 1791 fece risarcire quel monumento, ponendovi
anche un busto di Lodovico nel giardin suo, che poi divenne degli
Stampa. Falla adunque il Pallavicino nella Storia del Concilio di
Trento, lib. XV, c. 10, scrivendo come visse e morì tra gli eretici in
Basilea: errore copiato dal Bayle nel Diction.
(20) L'iscrizione ivi posta sopra la cantoria legge così: Chiesa
cristiana vangelica riformata dagli errori e superstizioni umane in
questo borgo primo 1520, e da Pietro Paolo Vergerio stato vescovo di
Justinopoli e nunzio mandato da papa Leone X nell'impero germano, ecc.
Quella chiesa era già cattolica; venne poi rinnovata dal 1647 al 1649,
e ristorata ancora nel 1769: vi si leggono sulle pareti alcuni detti
del Vangelo.
(21) Diario manoscritto delle cose comensi.
(22) Erano Lucerna, Uri, Svitto, Unterwald, Zug, Solura, Friburgo.
(23) I Pestalozzi, gli Orelli, i Muralti, che sì bene meritarono della
Svizzera in questi ultimi tempi, traggono origine da Locarno. Bisogna
dire che questo paese non si fosse del tutto ripurgato, poiché intorno
al 1580 il papa trovò mestieri di commettere quella pieve alla
speciale cura di monsignore Speziano, vescovo di Novara, che la tenne
un dieci anni.
(24) Vedi un appello dai Valtellinesi sporto al vescovo di Como,
manoscritto in questa curia.
(25) Delle monache di Moncarasso destinate all'educazione, sol una
sapeva scrivere alcuna cosa. Che anzi le constituzioni severamente
proibivano alle monache di tenere in camera penna, carta e calamajo; e
in caso di provato bisogno, dovevano ricorrere alla badessa.
L'arciprete di Dongo querela presso al vescovo Ninguarda il curato di
Musso, che vantava volergli cavare il cuore, ed altri preti, che gli
avevano spianato incontro il fucile. Il curato di Barbengo faceva
mercato di vacche e cavalli, fabbricava casse e tini, teneva bastardi,
eccetera. Visit. episc. Ning. 1593, 94.
(26) Così il Giussano nella vita di San Carlo. Questo santo nelle
Trevalli lepontine scriveva aver trovato XIV sacerdotes publica
scortorum consuetudine infames: presbiteros ibidem suis ipsorum filiis
stipatos ad aram procedere solitos, atque hoc sibi jus profanos earum
regionum praetores sumpsisse, ut scorti domi tenendi facultatem
sacerdotibus pro arbitrio impertirentur. L. 2 c. 1. Poco dopo nota che
mercatura et sordidi quaestus minima sacerdotum flagitia erant,
ecclesiae stipendia in pellicum alimenta vertebantur, et patris nomen
quod ex publicae salutis cura mereri debuerant, plerique ex libidine
voluptatum acceperant. Leggesi ivi pure L. 2 c. 7 che il santo
soppresse molti monasteri, monialium non dicam collegia, sed amantium
contubernia. Erano tali quei di Bellagio e di Mompiatto. Carlo II
scrisse al vescovo della sua città di Como perché provvedesse
d'impedire "le conversazioni de' secolari con religiose, avanzandosi
anche a cose illecite con titolo di devozione". Lett. 13 gennaio 1682
nell'archivio municipale di Como. La rilassatezza monastica è con
strano vigore rivelata nel Gemitus Columbae del cardinal Bellarmino.
(27) Corre voce si volesse una volta trasportare a Gravedona il
Concilio. Forse si appoggia a certi seggioloni a bracciuoli ch'ivi
sono nella gran sala segnati coi nomi dei cardinali d'allora. Ma non
contando il silenzio degli storici e dei panegiristi di quel palazzo
(p. e. il Minozzi), basti dire che Trento stessa pareva picciola alle
gran corti di quei prelati.
(28) Forse si ricordò di ciò, allorquando, fatto papa, fulminò di
tremendo anatema chi si permettesse alcuna ingiuria contro gli
inquisitori.
(29) Serpeggiava molto in Mantova la dottrina novella: e pare vi
aderissero Camillo Olivo, segretario di quel cardinale e amico del
Sarpi, ed Antonio Ceruto canonico, scolaro del Vergerio, come dai
processi dell'Inquisizione di Roma. Nel 1568, aperte a forza le
carceri dell'Inquisizione, i Mantovani scannarono due domenicani.
Carlo Borromeo, mandato dal papa a por freno al male, vi riuscì: e dei
moltissimi frati che favorivano i predicanti, i più fuggirono, altri
furono messi in istato di non più nuocere.
(30) Può esser un esempio della lautezza con cui provvedeva alle
conversioni quel santo, il qual poi digiunava mezzo l'anno in pane e
acqua. A quel collegio fu assegnata la prepositura di Rivolta presso
Monza; Gregorio XIII vi aggiunse 2400 zecchini annui, alcuni benefizi,
e case e commende ch'erano appartenute all'ordine degli Umiliati,
allora abolito. Dovevano starvi 20 svizzeri e 20 Grigioni; poi il
cardinale Altaemps cugino di san Carlo vi unì la sua commenda di
Mirasole acciocché vi avessero posto 24 chierici della diocesi di
Costanza. Riceveano anche la laurea, ma doveano giurare d'andar a
servizio dei propri paesi. Federico Borromeo fece fabbricare per essi
uno dei più magnifici palazzi di Milano a disegno di Fabio Mangone.
Giuseppe II, che riformava a bastonate, cacciò via quei chierici per
mettervi degli impiegati, nei quali esso riponeva il progresso. La
rivoluzione poi abolì quei posti gratuiti; di che la confederazione
svizzera si querelò sempre invano, finché nel 1841 furono istituiti
per gli Elvetici 24 posti gratuiti nel seminario arcivescovile, per
ciascuno dei quali il governo pagava mille lire.
(31) Dalle lettere del Borromeo caviamo una pietosa storiella. In Val
Trompia s'avvenne in una giovinetta, il cui padre era tra i riformati
nella Valtellina: e l'avo presso cui vivea continuamente instava
perché al padre la se ne andasse. Ella però, temendo il pericolo
dell'anima, si rifiutava, finch'egli la cacciò di casa, sicché doveva
tollerare a stento la vita presso una povera donna, contenta d'essere
mendica, purché sicura in sua fede. Morto poi l'avo, venne in
Valtellina un fratello di lei per trarla a viva forza a convivere col
padre: e già strappata alla patria ed alla pietosa amica, l'aveva
trascinata sin presso di Gardona, quand'ella destra si sottrasse, ed
immacchiatasi nel bosco, per luoghi inaccessi tornò in patria, ove
languì povera, sinché venuto il Borromeo ne sollevò la generosa
povertà.
(32) E alle stampe coi cinque libri delle epistole sue e dodici
orazioni latine. Venezia, Guerraei 1587. Di questa visita vedi i
curiosi particolari nel Giussano, Vita di san Carlo L. VI c. 6. Carlo
stesso scriveva al cardinale Speciano: "In questa occasione calato in
Valtellina, volli visitare la celebre chiesa della Madonna, per
infiammare quanto potessi gli ortodossi di quella valle: poiché
giaciono dall'intollerabile giogo degli eretici quasi oppressi, e gran
pericolo reca di contagione il quotidiano convivere coi nemici della
nostra fede. Ivi predicai per dare qualche consolazione a quel popolo,
che ardentemente bramava udire la mia voce, e volentieri lo feci con
facoltà del vescovo di Como".
(33) Il vescovo di Piacenza scriveva a san Carlo sotto il 22 marzo
1583 "V'ha alcuni della tua diocesi, singolarmente di Carlazzo,
Corrido e Cavargna, che si presentano a spedali ed altre pie case
addomandando danaro, e compiendo per tutta Insubria ogni genere di
iniquità. Quel che è peggio, sotto il velo della religione, esercitano
arti pessime, spargono superstizioni, falsità contrarie alla cattolica
fede, divulgando false indulgenze, agnus dei profani, anelli
raccomandati da falsi riti: per tacere altre fallacie colle quali
assicurando il perdono dei peccati, la liberazione dal purgatorio,
guarigione da certi mali, accalappiano gl'ignoranti, che delusi dalle
vane promesse di tanti beni, si lasciano smungere la borsa, mentre
quegli ipocriti si fanno pingui col danaro altrui e coi propri
peccati". Anche il Giussano nella vita di san Carlo, I. VII, c. 16,
c'informa che, con una raffinatezza appena credibile in gente nata e
cresciuta fra le selve, penetravano sin nelle reggie, con pompa di
arredo o fingendo una legazione, o falsi titoli o privilegi.
(34) Il passaggio del San Gottardo era allora uno dei più formidabili,
pure fin dal 1374 l'abate di Dissentis vi aveva posto un piccolo
ospizio. Nel suo viaggio san Carlo determinò porvi una fabbrica
solida; ma morì prima d'eseguirla, e Federico Borromeo vi collocò nel
1602 un prete con casa. L'ospizio fu poi eretto nel 1683
dall'arcivescovo Visconti, con due frati cappuccini per assistere i
viandanti. Si sa come soccombette nella guerra contro il Sunderbund.
(35) Divenne vescovo di Crispoli, poi di Asti. Sono a stampa varie sue
scritture polemiche, fra le quali le Lezioni calviniche, recitate
d'ordine del duca di Savoja in Torino il 1582 per opporsi ai novatori
che tuttodì cresceanvi. Ivi loda il congiungere la predicazione colla
teologia; questa gl'insegnò a fare più sicure le prediche, quella a
fare più chiare le lezioni. Una sua apologia per negare la voce
sparsasi, ch'egli si fosse fatto predicatore evangelico a Ginevra è
manoscritta nella libreria Soranzo a Venezia.
(36) Compertum est nullum ferme ex quingentis et amplius, qui labes
apud nos suas deposuerunt, lethalis culpae reum fuisse auditum.
Lettera del padre Vagliardo da cui togliamo la descrizione di questo
viaggio.
(37) Samuele figlio di Frontano, ed una Brocca con tutta la sua
famiglia, si resero poi cattolici nel 1584, come abbiamo dai
manoscritti del Borromeo.
(38) Erano Adorno, Grattarola, Boverio. Il Grattarola in una lettera
descrive il processo, fattogli in un'osteria, presenti quindici
giudici insigniti della collana d'oro, i quali alfine dovendogli
imporre una multa, s'accontentarono che pagasse la cena a tutti.
(39) "Papa Gregorio XIII, mosso da compassione e zelo,
coll'interposizione del cardinale san Carlo nell'anno 1584 persuase a
Carlo di Terranova di sorprendere la Valtellina, e per verità seguiva
se in quel mentre non moriva il detto cardinale". Relazione
manoscritta nell'archivio vescovile.
(40) Questa lettera il Quadrio l'ebbe dall'Oltrocchi: è del 24 maggio
1584.
(41) Solo verso il 1700 i Protestanti adottarono il calendario
Gregoriano; gli Inglesi nel 1752; i Russi non ancora, onde sono dodici
giorni indietro da noi nel contare i giorni.
(42) Vedi Capitolationi et conventioni co' signori Grisoni l'anno
1603.
(43) Vedi Bündniss entzwischen des durchleuchtigen Republic von
Venedig, und den lobl. Drey Bünden der ersten alten Raethia, gedrükt
zu Chur bey J. Pfeffer 1706. Da questo impariamo che il più comune
passo fra i due paesi era per la montagna di san Marco. l'alleanza si
mantenne sino al 1764.
(44) Fu cominciato il forte di Fuentes nell'ottobre 1603, dirigendo i
lavori l'architetto militare Broccardo Borrone di Piacenza, sul
disegno dell'ingegnere capitano Giuseppe Vacallo: si finì nel 1607.
Giuseppe II abolì quel forte ed il tenente colonnello Schreder, che
n'era stato l'ultimo castellano, lo comprò, e ne coltivò i dintorni a
gelsi. Venuti poi i Francesi nel 1796, il generale Rambaud con 500
soldati salpando da Como sulla più bella flotta e pomposa che mai vi
si vedesse, andò a demolirlo a forza di mine, resistendone però,
tant'era solido, una gran parte; e senza avere che qualche uomo
ammalato dalle febbri ivi dominanti. Ma il Pagès nella Storia della
rivoluzione raccontò questa come una delle segnalate imprese della
gran nazione. Or non rimane che un mozzicone di torre, pittoresco come
sogliono essere le ruine.
(45) Non usandosi allora chiedere l'indulto, per tutta la quaresima si
doveva mangiare di olio. Quindi non si macellava che qualche vitello
per i malati o per chi n'avesse licenza: il fare altrimenti oltre il
peccato, costava una multa a favore dei luoghi pii. La tassa degli
animali macellati in quaresima a Como rendeva a pro della fabbrica del
Duomo, e non sarà inutile l'avvisare come quell'entrata nel 1534 si
sia appaltata a L. 120; nel 1599 a L. 38; dal 1630 al 1698 circa L.
120; di là sino al 1730 L. 380 e più; poi L. 700, e fin L. 1105, nel
1768, in cui venne abolita da Giuseppe Il (dall'archivio della
fabbrica del Duomo di Como). Verso il 1580 Giangiacomo Pusterla di
Sondrio impetrò da Gregorio XIII per tutta la Valtellina perpetua
dispensa per i latticinj in quaresima. A Como trovo il primo indulto
dei cibi d'olio domandato dal Comune nel 1731.
(46) Vedi il patto stipulato nel 1587, rinnovato nel 1604, fra i
Cantoni svizzeri e Filippo Il per assicurare la religione cattolica
nelle terre già comasche, ap. LUNIG, Cod. dipl. ital. 1 p. I, sect. 2.
(47) Baserga (corrotto di basilica) chiamano i Grigioni le chiese
loro.
(48) San Carlo negli atti del IV sinodo raccomanda che, quanta fatica
si pone in istabilire e crescer la religione, tanta cura e diligenza
si spenda nello svellere dalle menti degli uomini la superstizione. Il
vescovo Bonomio (Decr. in calce alle vis. della Diocesi Com.) esorta
che nelle prediche si eviti di mettersi a confutare gli eretici e dal
riferire miracoli falsi ed apocrifi racconti.
(49) Trovo in una recente storia di Como, che in quella sola diocesi,
si poteva in un anno acquistare 1.975.405 anni d'indulgenza plenaria,
non contando quelle riservate alle confraternite del rosario, del
suffragio, del sacramento, eccetera.
(50) San Paolo ai Corintii.
(51) È il tratto ove, nel 1792, gli sgherri milanesi arrestarono gli
ambasciadori della repubblica francese Semouville, Montholon, Maret.
(52) Melantone, interrogato da sua madre che cosa dovesse in somma
credersi fra le dispute dei teologanti, le rispose: "Continuate a
credere e adorare come sin qui... La nuova religione è più plausibile,
l'antica è più sicura".
(53) Il Rusca istesso lasciò scritto: "Li principali della comunità di
Sondrio erano la maggior parte eretici. Triasso, Ponchiera, Piazzo,
Colda, Cagnoletti, Arquino, Riatti, Marzi, Gualzi, Colombera,
Sondrini, Bradella, Triangia, Ligari, Majoni, Bassola erano tutti
cattolici. Sondrio, Ronchi, Gualtieri, Aschieri, Prati, Mossini e
Moroni sono misti, e però si servono di due ministri, i quali tendono
in Sondrio e nella contrada dei Mossini". I Marlianici erano i
principali Calvinisti.
(54) Nominatamente in Tirano egli ed i parrochi di Mazzo e di Tirano
combatterono contro il Calandrino e Antonio Andreossa ministro di
colà. poscia in Piuro, ove singolarmente Giovanni Paolo Nazari
cremonese, bravo soggetto dei domenicani, disputò contro Giovanni
Muzio ministro di Teglio sulla messa. Abbiamo l'Apologia di F. G. P.
Nazari contro il Muzio. Como 1597, ed Acta disputationis tiranensis
del Rusca, Como 1578. Biagio Alessandro era predicante a Berbenno.
(55) Al primo pericolo di riforma si era messo in Valtellina un nuovo
inquisitore, fra' Modesto da Vicenza; ma il cronista Stefano Merlo
scriveva. "Non penso che al mondo si saria trovato il più furibondo e
i1 più simulatore di lui; ed aveva tanta cupidità di guadagnar scudi,
che faceva ogni diligenza a trovar gente che avesse voglia di
vendicarsi, ed accusar gente assai per accumular danari. Onde, se gli
uomini non avessero provvisto a mandarlo via, voleva infamar quasi
ogni persona, salva quelli i quali ajutavano a tal impresa... Dubito
che, se tali frati potessero andare in paradiso, troverebber la via di
fare che in paradiso vi fosse tal difetto (d'accusare d'eresia i
nemici)".
(56) Allora Giovanni Batista Bajacca comasco segretario del vescovo
d'Adria, nunzio agli Svizzeri, scrisse al signor abate Camillo
Cattaneo a Madrid una "Relazione dello stato politico de' Grisoni e
della causa de' moti e seditioni loro nell'anno 1618" manoscritto di
cui molto mi valsi, e dove mostra che bell'opera sarebbe al re
cattolico invadere la Valtellina, sperdere quel branco d'eretici, e
tornarla al suo dominio. Alfonso Casati, messo di Spagna a Soletta,
tentò persuadere questo partito, ma vi si opposero i Francesi.
(57) Scrisse la vita del Rusca il suddetto G. B. Bajacca. Fra'
Riccardo da Rusconera ne stampò il martirio nel 1620 ad Ingolstad. Ne
fece un poema (Il Parlamento, Conto, Arcione 1619) Cesare Grassi
comasco, che in un altro ladro poema (Il popolo pentito, ib. Frova
1630) descrive i mali del suo tempo. Morenas nella continuazione del
Fleury; dice il Rusca arcidiacono di Sondrio, Zschokke lo chiama
arciprete di Bedano in Valtellina, e dice che morì in prigione
avvelenato c. 37.
(58) Chi osserva quei dintorni s'accorge come furono scena di violente
convulsioni della natura. Singolarmente per la valle dei Ratti e per
la Codera si trovano enormi massi di granito. La tradizione,
confermata dall'aspetto dei luoghi, vuol che dalla parte di Uschione
precipitasse la val Condria. Sopra la via di Chiavenna ancor si vede
isolato un enorme macigno.
(59) Tal nome si dà a freschissime cave, aperte naturalmente nel
macigno, in cui ripongono e conservano i vini. Sono celebri i crotti
del Prato-Giano a Chiavenna, quei di Caprino rimpetto a Lugano, quei
di Figino, di Mendrisio, di Moltrasio presso Como, ed altri. Vi fa
mirabile frescura ed un continuo orezzo. Saussure, che ne discorre nel
Voyage aux alpes, t. III p. 313, dice che in un giorno estivo portato
in quei di Caprino, il termometro vi si abbassò di 19 gradi.
(60) Quintilio Passalacqua, Lett. Stor. 2. Anche oggi trovi fra i
Grigioni molte stufe, messe con bell'arte a opera di intagli, od a
pitture, tratte specialmente dalla Gerusalemme Liberata. Nel 1621 il
generale Serbelloni ne fece spiantare e trasportare a Milano una dei
Salis a Soglio, che valeva degli scudi a migliaja. Ne ha pure di belle
in Valtellina, e in quella dei Vertemate, vicinissima al luogo di
Piuro, sono profusi intagli delicatissimi e belle tarsie e pitture del
Campi. Ivi pure si conserva la pianta di Piuro antico.
(61) Nella dedica della vita del Medeghino del Missaglia.
(62) Si disse esservi periti 2 milioni in oro: chi a 3.000, chi a
1.800, chi a 1.200 somma i morti. Kant, Geografia fisica IV, 13 li
restringe a 200. Bossi, Storia d'Italia, li cresce a 3.600; ed in un
suo discorso all'Istituto suppose avervi dato cagione le cave della
pietra tornatile: ma ciò non può essere, giacché sono al di là del
colle. Il Dictionnaire geog. hist. et popul. de la Suisse somma i
morti a 2.430. Oltre quelli che ne parlarono per incidenza, ed il
Passalacqua suddetto, vedi una relazione di Benedetto Paravicino,
Bergamo 1619: una lettera di Girolamo Borserio al P. M. Montorfano,
Milano 1618: il Quadrio, diss. 3 p 104: Sprecher p 64 che allora era a
Chiavenna, ed ebbe lordo il cappello della levata polvere, eccetera.
La collegiata ne fu trasferita alla chiesa di Prosto, che conserva una
campana di Piuro (è la più grossa), un pesante calice d'argento con
ceselli leggiadri, donato nel 1588 dai Vertemate-Franchi, e metà di
una ricca pianeta. Dicesi ancora che alcuni v'abbiano rinvenuto del
bello e del buono. Pochi anni fa una mattina si trovò al posto di
Piuro sobbissata una quercia robusta, ciò che può indicare terreno
cavernoso.
(63) Così un libro intitolato Vera narratione del massacro fatto dai
papisti ribelli nella maggior parte della Valtellina, messa in luce
per la necessaria informatione et ammonitione a tutti i stati liberi,
e per esemplo a tutti i veri cristiani di perseverare nella pura
professione del S. Evangelio. Beati coloro che sono perseguitati per
cagione di giustizia perciocché di essi è il regno de' cieli.
(64) Calicem furoris Domini, calicem soporis.
(65) "Fu fatta una congiura da predicanti et Grigioni, la quale
s'esibisce separatamente alla M. V., nella quale fu risoluto
d'ammazzare il clero et nobili della valle... col giorno et ora ne'
quali doveva il tutto essere eseguito".
(66) Il Tuana nelle memorie manoscritte riferisce questa lettera come
scritta al reverendo Antonio ministro di Schanvich. L'arciprete di
Sondrio la credeva scritta dopo il sinodo tenuto dai predicanti in
Illanz il 15 giugno. Relazione manoscrita nell'archivio vesc. com.
(67) DE BURGO, P. 9: cioè da 30.000 franchi.
(68) Così attestava il loro oratore compar Giasone Fogliano in un
petitorio al Ferer, consigliere segreto di Filippo IV. Ivi dice che il
contado di Bormio non pagava ai Grigioni che 20 renesi, 20 bazzi e L.
400 di Milano ogn'anno. Una relazione del Botero parte 3, l. 1 Venezia
1618, dice nella giurisdizione di Bormio, che fa 10.000 anime, non vi
essere tre case infette d'eresia.
(69) Il Quadrio vorrebbe contro il vero insinuare che si aveva
riguardo alle donne come cose mobili per natura: che a Teglio otto
donne e tre fanciulli rimasero per accidente sacrificati eccetera, ma
non era egualmente un assassinio e su queste e sugli uomini?
(70) "Che fu il 19 di luglio 1620, giorno veramente fausto, et per
tanta felicità degno d'essere annoverato tra gli più celebri dell'anno
con solenni processioni", BALLARINI, Fel. Progr. etc. p. 10 "Come
tanti Macabei confidati nel divino ajuto assalirono gli eretici... La
qual impresa quanto sia stata accetta a Dio l'ha testificato con
diversi miracoli, eccetera" Relazione manoscritta "Il che successe con
tanta facilità e felicità, che ben si vide la mano di Dio assistente
ad opera tanto santa: poiché in tutta la valle non si mossero più di
100 persone, sebbene ci fu consenso di tutti gli altri, et nondimeno
ammazzarono tanto numero di heretici et officiali Grigioni". Supplica
al re cattolico. "Di Teglio il fatto glorioso sgombra l'oscurità
dell'eresia, abbellisce il cristianesimo, empie di gioja il mio cuore
e d'altri fedeli, e tutte le lingue si debbono snodare per celebrarlo
d'opera sì sublime ed alta, conveniente alla sublimità ed altezza ove
siede". Il Rusco o descrizione del contado, eccetera. L'Alberti però
nelle antichità di Bormio dice che "da prudenti fu lodata la rivolta,
non già il modo". Fortissimum consilium quod vos ad salutaria arma
capienda compulit, et Grisonum hereticorum jugum excutere suasit:
faveat exercituum Deus pietati et fortitudini vestrae. Greg, XV breve
del 9 marzo 1623. Ed il Quadrio diss. IV: "Parve che il cielo stesso
dichiarar si volesse a favore del loro disegno, poiché dove tutta la
notte caduta era abbondevole pioggia... si mostrò il cielo all'apparir
dell'alba terso affatto d'ogni nube e sereno". Al fine del Vol. III
degli atti e monumenti della Chiesa Gallicana 1631 in fol. è inserita
una Storia delle stragi di Valtellina di Abbot, arcivescovo di
Cantorbery.
(71) Informazione dei Bormiesi nel 1636.
(72) Ragioni e motivi del consiglio dai Valtellinesi preso eccetera.
Milano, 1620. Fu poi ristampato in Germania con postille ed aggiunte
pro, e contro.
(73) Giovan Antonio Paravicini successore del Rusca, nacque di padre
riformato in Sondrio, fu rettore di Tirano, poi parroco di Poschiavo,
e giovò a mantenervi i pochi cattolici, a ajutato anche di danaro dal
cardinale Federico Borromeo: sostenne le inquisizioni del tribunale di
Tosana, fu prevosto a Montagna, indi arciprete a Sondrio. Mandato poi
a Lucerna per trattare gli affari della patria coi deputati di Spagna
e Francia, si dirizzò invece a Roma. Ivi nel 1625 ottenne da Urbano
VIII due barnabiti e sei Piaristi, coi quali voleva fondare a Sondrio
un'accademia: ma i Cappuccini, gelosi non venisse calo alla loro
autorità, impetrarono che, invece delle scuole, si piantasse il loro
convento. Egli ottenne pure dal papa che i canonici di Sondrio fossero
obbligati alle cure d'anime. Lasciò manoscritti in grossi volumi lo
stato della pieve di Sondrio, ed altre cose degli affari correnti, e
morì arcivescovo di S. Severina.
(74) Vedi Relazione dell'empia scelleraggine dei Bernesi, Zurigani e
Grigioni eretici nella loro passata in Valtellina. Milano, Malatesta
1620
(75) Le ho fedelmente raccapezzate da forse quaranta suppliche
libelli, richiami eccetera di quel tempo.
(76) Vedi Véritable et solide responce aux calomnies, et raisons
desquelles les resbelles de la Valtelline, vrais et naturels sujets
des Grisons, pallient et desguisent leurs exécrables forfaits, voulant
par une entreprise imprudente et abominable persuader aux rois et
potentats de prendre les armes pour leur défence et protection.
(77) RIPAMONTI, 1. IV p. 65. Questi fatti sono esposti anche nella
Legatio Rhaetica del Pascal, cioè Carlo Pasquali di Cuneo, che servì
utilmente ai re francesi come diplomatico, e fra altre opere scrisse
il Legatus, che è il primo trattato dei doveri e delle attribuzioni
degli ambasciatori.
(78) Nelle opere di fra Paolo Sarpi, (Verona, 1758, vol. VIII p. 160)
è una scrittura sopra gli affari della Valtellina, dettata colla
limpidezza che quel famoso soleva, e dove tende a mostrare come da
antico la Spagna si mostrasse ghiotta di quel paese, e ne instigasse i
movimenti.
(79) Il Ludovisi suddetto era caldo protettore del celeberrimo Marini.
Il Bagno era capo dei Ghibellini di Roma, e grand'amico dell'illustre
Cartesio. V. BAILLET, Vie de Descartes, I 119.
(80) "Diletti figli, salute e benedizione apostolica. Non potranno mai
lagnarsi d'essere stati dai pontefici in tanta necessità abbandonati i
Valtellinesi, difensori della libertà e propugnatori della religione.
Tanto vediamo in Europa stimassi questo paese e per l'opportunità dei
luoghi e per la virtù degli abitanti, che il possesso d'una sola valle
può rompere la concordia fra potentissimi re, e suscitare l'armi di
ferocissime nazioni" Bolla del 22 giugno 1624.
(81) V. Istoria delle missioni de' frati minori cappuccini della
provincia di Brescia nella Rezia dal 1621 al 1693 pel P. F. Clemente
da Brescia. Trento, Pavone 1702. Ivi sono descritti alla grossa i
martirii di molti santificati da poi, e le superstizioni che correvano
fra quei popoli.
(82) Rimasero da 500 arciducali; con loro cadde il beato Fedele da
Sygmaringa cappuccino, odiatissimo prefetto di quelle missioni.
LAVIZZARI, p. 254.
(83) Il forte di Tirano fu rifabbricato nel 1625 dai Veneti, dirigendo
i lavori gl'ingegneri bresciani Jacobo Tebanello e Giambattista
Lantana, architetto del duomo di Brescia, che per malattia colà
contratta morì.
(84) ALBERTI, Antichità Bormiesi, m. 5.
(85) Si stamparono di quel tempo le Filippiche, attribuite
generalmente ad Alessandro Tassoni, ove si dipinge la condizione di
quest'Italia, straziante sé stessa a pro degli stranieri; e si
esortano tutti a dar mano al duca di Savoja "che solo s'attraversa ai
disegni della futura tirannide, che solo non è stato effeminato da
questa non meno artificiosa che lunga quiete, che come poliedro
adentato dal lupo s'è fatto più coraggioso dopo i travagli" e si lagna
che le lentezze, le freddezze, i timori del papa, del granduca, di
Venezia abbiano ridato baldanza alla Spagna.
(86) SCHILLER, Dreizigjähriges Krieg: lascio a sua coscienza
l'esattezza.
(87) Al solo marchese Corrada diede la valle L. 30.550 perché
sollecitasse la marcia delle truppe.
(88) In Como si comprava il frumento L. 100, la segale L. 70, il
miglio L. 60 al moggio.
(89) Componeva egli allora un'epopea in ottave La caduta de'
Longobardi: ma quando col fil della vita del poeta dalle Parche
parcamente ordita, già si parallelava il filo della poetica tessitura
del suo poema, recise Cloto crudele col filo della vita quello ancor
del poema, e furono più veloci l'ali della morte a sopraggiungere, che
quelle di Pegaso a sottrarsene. Così suo fratello nella prefazione ad
esso poema stampato a Milano 1656. II Boldoni morì della peste nel
1630.
(90) TADINI, Ragguaglio dell'origine della peste ec. p. 13.
(91) Quella donna, faturata in un braccio di panno rosso, stette due
mesi fitta nel letto senza mangiare, né bere altro che qualche stilla
d'acqua infusale per un dente mancante. Eppure la vedevano affacciarsi
alla finestra; ma come tosto s'accorgeva d'essere veduta, tornava al
letto, ove immobile giaceva. Tardi guarì, non obstanti i debiti
exorcsmi.
(92) ALBERTI, Ant. Borm. manoscritto.
(93) Manoscritti nell'archivio vescovile di Como.
(94) Probabilmente sono da riferire a quel tempo le ossa che si
trovano al Fraele, che si sognano gigantesche, e che il popolo
attribuisce agli Ariani uccisivi. Invano cercammo là intorno quel
campo di Lugo, ove, secondo lo Sprecher, nessun fiore germoglia.
(95) Causa principale della rotta fu la vanità del Serbelloni stesso,
il quale ricevuto lettere dal Fernamondo, ove gli si annunziava il
sopraggiungere del Rohan, ricusò aprirle perché non lesse sulla
soprascritta tutti i titoli a sé dovuti. I Valtellinesi, per ischivare
contese dei convenevoli facili a sorgere allora, avevano decretato che
sulle lettere si scrivesse nudamente Al sig. tale dei tali. Neppur
questa fu dunque invenzione dei Giacobini.
(96) Vedi Memoires du Duc de Rohan. Questa marcia aveva fatto entrare
il governo in disegno di una strada, che dal forte di Fuentes mettesse
per Colico a Dorio, Corenno, Dervio e Bellano, poi per la Valsassina a
Lecco. Lo spilorcio governo spagnuolo non aveva i mezzi di ridurre in
fatto quel disegno, che con più audace e generoso proponimento noi
vedemmo condotto a fine.
(97) È presso me la lettera ch'egli scrisse al Cavallero Giacomo
Robustelli che Dio guardi, sotto il 14 agosto, invitandolo senza resta
a Milano col capitano Guicciardi, il cancelliere Paravicini (uomo
sommamente benemerito della valle, per cui molto soffrì) e qualche
altro soggetto dei contadi.
(98) Nell'archivio della curia di Como.
(99) Vedi spesso il Desimoni nel Discorso Apologetico sopra la
Valtellina.
(100) Nel 1614 il vescovo di Como, Archinti, impetrava di visitar la
Valtellina, e ne mandò relazione a Paolo V. Dopo estreme lodi al
paese, si consola che "in quell'esecranda libertà di vivere, e dire
quanto a ciascuno piace" appena tremila persone abbiano adottato la
riforma, e i popoli accorreano festosi e piangenti ad accompagnarlo. A
Tirano trova da 150 eretici, vil plebe. I cattolici di Poschiavo e
Brusio tengonsi incontaminati, benché misti ai calvinisti. In Sondrio
questi erano potenti per numero e ricchezza, sicché a fatica egli vi
ottenne accesso. Più pericolosa era la Val di Chiavenna, e dalla
Pregalia i riformati minacciavano assalirlo in armi. Un terzo dei
Chiavennaschi aveva abbracciato l'errore, fra cui i meglio stanti.
Quando esso Archinti tenne un sinodo nel 1618, il podestà di Traona
pubblicò per editto terribili pene contro qualunque ecclesiastico
spedisse lettere o uscisse dalla Valle; cento scudi di multa, o tre
tratti di corda a chi non lo denunziasse conoscendolo. Nel 1700 erano
10 famiglie di protestanti in Tirano, 2 in Bianzone, 2 in Teglio, 1 a
Castione Inferiore, 1 a Cajolo, 65 nel contado di Chiavenna.
(101) Relazione manoscritta.