VI.

_Costumanze curiose — La scolaresca._

Stamane per tempissimo che appena la cuspide dello Sternehorn

s'indorava ai primi raggi del sole, ed ancora soffiava nella valle

la notturna brezza, uscito dalla capanna per godere il sempre nuovo

spettacolo dell'aurora e bagnarmi in quella frescura, ecco a capo

del ponte di Wald un drappello di questi buoni montanari che recano

a battesimo un neonato. Il padrino coperta la testa d'un cappello

di feltro tutto ornato di lunghi nastri svolazzanti e la persona

d'un lungo mantello — qualunque sia la stagione — porta al tempio il

pargoletto per esservi battezzato, tenendolo nascosto sotto le falde

del pallio: sicchè il Formazzese al primo uscire alla libera luce dei

campi non ha le molli donnesche carezze, ma comincia sotto quei ruvidi

panni ad educarsi ad una vita tutta laboriosa e parca.

E di tanto mi fu cortese la sorte che mentre io me ne sto quassù

badaluccando s'ammogliasse il gallo della checca del villaggio di

Zumsteg.

Tutti gli amici ed i vicini sono concordi a festeggiarne le nozze con

incondite canzoni, con moltissimi spari d'arcobugio e di pistola,

onde tutti gli spechi montani e valloncelli attorno ne echeggiano

lungamente. Al partire della sposa dal natio casale nessuno compare

a far evviva: un canto, un colpo di carabina sarebbe un insulto. Così

gli sposi s'avviano coi pochi più stretti di sangue al tempio. Appena

usciti, ecco loro incontro una frotta di giovani stranamente mascherati

che li saluta con fragoroso tuonare delle armi. Uno di questi, coperte

d'una sottile maglia le vive carni, malgrado la brezza quasi invernale

del mattino, precede gli altri e dalle penne ond'ha ornato il capo

appare quale Caraibo. Egli tiene spiegata nella destra una piccola

bandiera bianca orlata di fettuccie rosse, quasi simbolo di pace e

d'amore. A parte le antitesi dell'abito colla temperatura, il nostro

giovinotto fa bella mostra di tarchiate membra e di sporgente petto,

quale scolpiva Spartaco il Vela. Quest'altro che inchina sul bastone

la gibbosa persona, ti rappresenta al vivo un vecchierello di cent'anni

fa, coll'abito rosso, le scarpe fibbiate, il cappello a tre punte e lo

sparato della camicia trinato, tutto splendente di cento bottoni che

non hanno pari se non lo scudo d'Achille.

Questi dalla persona sottile, dritta ed alta come un pino, si è

travestito da donna con non poca ingiuria al bel sesso.

Alto là! Ecco una cricca di furfantelli ha sbarrato la strada: gli

sposi non oltrepasseranno la barriera se non distribuiscono ad ognuno

un fazzoletto. Durante il cammino gli amici continuano allegramente ad

assordare collo sparo delle armi i poveri sposi gongolanti per tanta

festa. Al giungere al casolare dello sposo la strada è nuovamente

barricata con una tavola imbandita di ciotole e di boccali: nuovi

evviva: nuove libazioni, nuovo fragore.

Pagato anche qui il dazio e sgombrato il passo, essi si recano

all'abituro dello sposo, ove nella _stufa_ li attende un desco tutto

carico di caci, di carni salate. La sposa s'assiede a capo del tavolo,

mentre lo sposo fa da coppiere: mesce ad ogni istante ai convitati,

pago dei loro evviva; in quel giorno la sua casa è di tutti, chiunque

ha dritto di cioncare a sua posta quando ha fatti voti per la felicità

della sposa.

Accade qualche volta, mi si disse da un burlone, che sopravvenuta la

notte, lo sposo è ancora a digiuno, poichè nessuno ha pensato a lui ed

egli solo ebbe a pensare a tutti.

*

* *

Chi non si ricorda sorridendo dei primi tempi della scuola infantile?

Allora forse il giorno era sovente affannoso pei rimbrotti ed i

castighi nell'_ingiusto_ maestro, per le paterne tirate d'orecchi,

per la perdita di qualche biglia al classico arringo dei birilli! Ma

è destino dell'uomo rimpiangere il passato, sprezzare il presente

e sperare nell'avvenire. Queste ed altre più cose per consolarmi

della perduta fanciullezza io pensava quando entrai fra la scolaresca

formazzese, una quarantina di biricchini che mi parvero italianamente

svegliati, i quali convengono in Zumsteg da tutti i casolari della

valle per imparare la lingua tedesca ed italiana, il conteggio

elementare e lo scrivere. Entrato, zittirono: interrogati a prova,

risposero a cappello — ed io a rallegrarmi coll'ottimo D. Pietro

Anderlin per la veramente alemanna perduranza con cui pazienta a prò

del suo paese. In Zumsteg ed Andermatten vi sono ancora scuole per le

bimbe, e tutte fioriscono — anche perchè nella valle il saper leggere e

scrivere è cosa da lungo tempo tenuta indispensabile.

Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 48 / 54 题