_Valle di Pommat o di Formazza — Stafelwald, Andermatten, Touffwald,
Wald, Zumsteg, Brenno, Gurfelen, Fruttwald._
=Quanto non s'eleva nella solitudine=
=delle Alpi l'immaginazione!=
_Zimmermann._
Eccoci al piano. Quattro o cinque scheggioni diroccati fin qui, Dio sa
quando, dai vertici del Martello, e la valle Formazza si stende in là
fra sublimi montagne.
Due piccoli villaggi ne si presentano innanzi, amendue poco lieti:
il primo, poco rallegrato dal sole, Stafelwald, allo sbocco di una
ripidissima valletta che dichina dal Vandflühorn (2862 metri), solcata
dal torrente Riebbo, per la quale un brutto sentiero guida nell'estate
pel Criner o Forca del bosco, alla Maggia nel Ticinese: l'altro,
Andermatten (1241 m.), colla parrocchia, sotto una scoscesa roccia che
gli si aderge altissima alle spalle, pare temi di un finimondo.
Non ha tutti i torti.
Nulla di notabile nella parrocchia, fuorchè lo svelto campanile che
sorge isolato. Nello sterrato allato alla chiesa il cimitero, come nei
paesi protestanti della Svizzera. Ma prima di giungere al cimitero,
fermiamoci, che n'abbiamo di mestieri, all'albergo del Cavallo bianco,
pulito e discreto.
La Catterina, l'ostessa, dà cento punti al marito a darvi lezioni di
corografia. V'ha anche una bella giovinetta, semplice ed innocente
quanto vezzosa. Sento da esse che convengono alla parrocchia quanti
abitano nelle superiori frazioni di Touffwald, Wald, Zumsteg, Brenno,
Gurfelen, Fruttwald, e nell'estate dai casali di Kerback e Morasck
distanti tre o quattr'ore di cammino.
Occupai la domane nel visitare i paeselli.
Poco oltre Andermatten la valle si rivolge alquanto a sinistra ed
assume quell'aspetto che faceva esclamare al celebre Saussure esser
questa la valle d'aspetto più pastorale ed allettevole. Da Stafelwald
a Touffwald corrono a destra rupi tragrandi di vivo macigno, coronate
d'una sempre verde boscaglia di pini e larici, mentre alzando lo
sguardo scorgonsi le vette supreme dell'Hirelihorn (2434 m.), del
Gazoli, del Bedriol (2921 m.), le quali, correndo fino al Kastel (3276
m.), dall'aprirsi al chiudersi della valle, a destra rimontando la
Toce, segnano col taglio delle loro creste frastagliate il confine fra
il regno italiano ed il cantone Ticino.
Dalle balze dell'Hireli si lascia cadere quasi spossato di languore
e di fatica lo Steibo, torrente che forma lunghesso quelle repenti
chine una cascata di ben duecento metri, la quale appare da lungi quale
tela d'argento sfavillante ai raggi del sole. Sempre a destra, prima
di giungere a Touffwald, scendono dall'Alpe Gazoli il Fuldstuder e
l'Ecco, amendue formanti variate cascatelle, le quali sono assai belle
a riguardarsi, principalmente dopo qualche temporale nei valloncelli
superiori.
Touffwald, detto pure S. Michele, ha case pulite ed è bene esposto al
mezzodì. La strada sotto le boscose falde del Montegiove o Retiberg
(3007 m.), come qui lo dicono, procedendo lungo la Toce scorge a
Wald, nel centro della valle. Siccome però le molteplici sorgenti
che zampillano dal Witenbil, collinetta in mezzo alle praterie,
nell'inverno formano scaglioni di diaccio durissimo, i quali coprono
per lungo tratto la strada, gli alpigiani l'abbandonano passando da
Touffwald alla sinistra della Toce.
*
* *
In Wald in una casetta al ponte ha stanza il ricevitore della
dogana italiana, gentilissimo giovine che ne fu largo d'ogni cortese
indicazione.
Ho fatto una visita alla tenebrosa nicchia in fondo alla quale il
Lebenduner, prorompendo da un covacciòlo si precipita in sottilissima
polvere; ma il denso velo degli spruzzi e l'altisonante ruggito
m'impedirono d'interrogare i genii dello speco.
Il sentiero che serpeggia su per la foresta, dal ponticello che valica
il torrente, guida ai pascoli di Vannin, e di là, su per le murene
ed i diacci del Minoio-Krüpfi al varco del monte — da cui sceso nella
valletta suprema dell'Arbola, pel passo del Figascian, in una giornata
di cammino, ad Aernen del Vallese.
Zumsteg è la capitale della valle: è il più grosso villaggio, non il
più bello. Le pendici a destra ed a sinistra sono tutte affoltate di
pinete.
A pochi minuti da Zumsteg, alla destra della Toce, un bel gruppo di
case sulle ultime falde del Nacker, Brenn — (1322 m.); poco più in
su, pittorescamente allogato sotto una rovina di giganti roccie che
i secoli hanno vestito di muschio e di zolle, sta Gurfelen. Le ruine
a cui s'addossa, lo riparano dalle bufere del settentrione — tutto il
male non viene per nuocere.
Al di là di Gurfelen, mentre la valle si ristringe, la strada sale,
a sinistra del fiume, sopra una rupe che stagliata trabocca giù nei
profondo in cui gorgoglia la Toce: di là, alla risvolta del cammino,
ove s'innalza un'antica croce di legno, appare pressochè tutta la valle
coi casali di Touffwald, Wald, Zumsteg, Brenn e Gurfelen.
Da quest'ultimo in un quarto d'ora si giunge a Fruttwald, diviso dalla
Toce, nel verde piano in cui riposa la valle fra le rupi del Nuefelgiuh
e le balze del Tamier. Il Nuefelgiuh è un'orrida catasta di macigni
aspri, scagliosi, nudi, penzoloni sul villaggio.
Uno di essi, or faranno trent'anni, traboccava con intenso fragore
sul villaggio — la terra traballò, i pendoli s'arrestarono, mura si
screpolarono — ma il masso per miracolo sprofondava a dieci passi dagli
abituri.
Quelle creste ricise, addentellate non paiono accessibili che agli
uccelli di rapina. Chi oserebbe del resto arrampicarsi lassù? Sentite
una fiera istoria.
Luigi Dellavedova aveva un figlio non ancora ventenne, di ottima indole
e di belle forme. Luigi è l'espertissimo fra i cacciatori di camosci.
Egli non aveva mai permesso al figlio di accompagnarlo a caccia,
promettendogli però che non appena avesse compito vent'anni, avrebbe
diviso con lui le fortune di quel passatempo che in fatti è una serie
continua d'indicibili disagi, e di pericoli d'ogni maniera. Il giovane
attendeva con vivo desiderio, con impazienza quel giorno avventuroso.
Spesse volte il padre lo sorprendeva fiso estatico verso i culmini
alpestri. Intanto s'addestrava ad imberciare con sicurezza per colpire
il suo cappello a trecento passi.
Una mattina, mentre il padre era assente, il giovanotto, malgrado
le rimostranze della madre, mette ad armacollo la carabina paterna,
parte per una scorsa sul Reti. Alla sera, prima dell'arrivo del padre,
sarebbe di ritorno.
Quella sera giunse il padre; ma s'attese invano il figlio. Anche la
notte invano.
La domane, la dopodimane, la povera madre correva di quando in quando
alla porta della capanna con ansia infinita..... ma forse egli insegue
con altri cacciatori un branco di camosci. Il padre interrogò i
cacciatori della Formazza; seppe che nessuno s'era mosso di casa! Il
padre smanioso, col figlio maggiore, sale sulle alture e le percorre
senza posa per varii giorni; frotte di cacciatori e di pastori
s'addentrano nelle solitudini di quella cerchia montana, tutto attorno
alla valle — invano!
L'ansietà cangiasi in angoscia. — Ogni valligiano palpita sulla sorte
del giovane; le madri piangono colla madre.
Ecco l'ottobre — nevica. La neve seppellisce ogni cosa, ogni speranza.
La madre sola spera ancora — in Dio! Più d'una volta, la notte, balza
dal letto e corre affannata alla porta ove le pare abbia picchiato
una mano sospirata. Allo squagliare delle nevi in giugno, sotto
le precipitose rupi del Nuefelgiuh un pastore scopre un cadavere
orrendamente sfracellato..... Il padre solo potè riconoscere la sua
creatura. La carabina, spezzata, trovossi lungi un cento passi dal
cacciatore che per la prima ed ultima volta l'aveva impugnata.
*
* *
Quantunque Fruttwald sia il più alto dei villaggi abitati tutto l'anno
nella Formazza, la vista resta ivi circoscritta verso la valle da
un gibboso declive che l'attraversa fra il Tamier ed il Nuefelgiuh,
e verso settentrione da un contrafforte di quest'ultimo monte che
rinchiude quasi il superiore valloncello di Unterderfrutt ove casca la
Toce.
La strada, lasciato Fruttwald alla sinistra, con breve giro appiedi del
Tamier s'affretta alla Frua, spettacolo che si presenta ad un tratto,
quasi per meglio colpire.
S'io disegnassi come Schrimer non avrei a descrivertela a parole.