XII.

_L'orrida forra di Unterwald._

Appena oltrepassato il malinconioso casolare di Unterwald (Foppiano),

ci addentriamo in una stretta gola, oscura, sinistra. La scena che ti

colpisce dal ponte d'Untergeschen è stranamente terribile. A destra,

crollante sopra una rupe, una torre inghirlandata d'ellera e di

muschio, sta per sfasciarsi. Forse è l'ultimo monumento della guerra

contro i Cimbri — forse l'innalzarono i Cimbri nella loro discesa.

Guardati dal favellare contro i Romani ed i Cimbri — essa potrebbe

vendicare su te gli uni e gli altri.

Lo Sternehorn, gigantesco monolite insofferente di neve; che inabissa

quaggiù i fianchi repenti, soffoca la forra. Le pinete dalle funebri

ombre incutono sacro terrore. Immani macigni rimbalzati qua e là

sotto e sopra, s'arrestarono colpiti da spavento. Fra le poche zolle,

nei loro crepacci, sugli scaglioni inferiori, lacrimano minutissimi

zampilli. In mezzo si rivolta, s'arrabbia di masso in gorgo con orrendo

muggito la Toce tutta spumeggiante d'ira. È l'acqua che si ribella

contro la terra. Intanto il sentiero, incerto, s'innoltra serpeggiando

fra i sassi e sale faticosamente verso il lembo dell'orizzonte che

s'affaccia lassù.

Dove sbocca questa fossa?

Le membra si diacciano sotto la vampa settentrionale che dal cigliare

del pozzo si sferra quaggiù in un turbine di nevischio e di spruzzi

del fiume; il petto ansante chiede riposo e mite temperie — ma su!

su! qui non consentono sosta nè le spinose selci della strada, nè

le ombre assideranti. Su! anche i pini, i larici si slanciano con

forza da quest'umida caligine all'insù per giungere ad ottenere un

raggio di sole. I loro rami tremolando ne invocano la caldura onde

gli uccelli migranti vi si posino in ciarle d'amore. Ma invano! Non

un raggio scende di là ed i _merli d'acqua_ stessi (Wasseramsel) non

osano soffermarsi alle loro radici. I corvi soli, gl'incresciosi corvi

spiccano il volo dalle bozze soprastanti e scendono nel burrone sopra

gli alberi infelici a funestarli col loro rauco gracidare.

Se qui la natura sembra spirare soffocata dalle moli gigantesche e

sfinire di languore, oh! come trista dev'essere la valle di Formazza!

Un grazioso fanciullino incontrato ad una risvolta ne assicura che fra

pochi istanti toccheremo l'altipiano desiderato.

Rincorato, dando uno sguardo ancora allo spettacolo sottostante,

invidiai — e non per la prima volta — il pennello del Gonin per

ritrarre questa terribile scena, in cui per rafforzare il colore locale

non sarebbe punto necessario d'innestare episodii drammatici — sì alto

qui parla la natura!

Ma ecco la bocca dell'androne, ecco la luce, il sole e col sole il

sorriso della vita!

Guardo in giù, attraverso ai pini, e auguro ai Formazzesi non venga

giammai loro il ticchio di sterpare la boscaglia protettrice del mal

passo — o nessuno s'addentrerà nella spaccatura senza che, eterna spada

Damoclea, non minacci o voluta di neve o frana o macigno!

Guai a voi!

Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 39 / 54 题