VI.

_Il Sempione — Invenzione di un ponte per passarvi dissotto._

La valle più nota ai viaggiatori ed agli studiosi fra quante convengono

nel bacino ossolano, è la valle percorsa da quella meravigliosa strada

che sale al Sempione congiungendo Milano a Ginevra.

Valle Divedro diramasi da Crevola al valico del Sempione: il confine

però tra gli Svizzeri e gl'Italiani sta a S. Marco, poco prima

di giungere a Gondo. Nell'anno 1801 quella vastissima mente di

Napoleone Bonaparte, ormai al colmo del potere, ideava una strada

monumentale che valicando i gioghi alpini scorgesse dalla Svizzera

all'Italia superiore: nel 1805 la grand'opera era già finita, a gloria

principalmente degl'ingegneri italiani, i quali, quanto più ardua era

la loro impresa in una valle selvaggia, ovunque dirupata ed asprissima,

tanto più degna del nome romano seppero renderla, sì che gli stessi

stranieri, troppo spesso ingiusti, dovettero rendere giustizia alla

perizia loro.

Il tratto da Iselle a Crevola, anzi quasi tutta la valle, presenta una

delle più orrende scene di distruzione: dappertutto frane di monti e

sassi minacciosi pendono sul capo al viaggiatore; qua e là le volute

della neve precipitano nella stagione invernale nell'oscuro fondo della

valle, avvallando spesso quanto incontrano nell'irrompente rovinìo.

Chiunque vide questo cammino tracciato con tanto ardire e tanta

sapienza, consiglia al governo italiano a non risparmiare cure e danari

per conservare una strada che, larga otto metri, con sei gallerie,

attraversa tre provincie del regno, formando l'ammirazione pur anco dei

volgari.

Ecco la tradizione storica che lo zingaro raccolse nel pulito e

discreto albergo d'Iselle dalla bocca di un colto Ossolano.

Sul Sempione nel 1799 vi furono varie fazioni guerresche tra Francesi

ed Austriaci. Nel 1800 il generale Béthencourt con mille soldati

francesi e svizzeri, mentre Bonaparte, attraversava arditamente il

gran S. Bernardo venne inviato ad occupare i posti di Iselle e di

Domodossola. Ma in una procellosa notte un ponte di quell'antica

stradicciuola era sprofondato in un abisso: nessun modo di passar

oltre. Un coscritto, senza dubbio nativo delle Alpi, offre al

generale il mezzo di scavalcare la forra, e senz'altro, leggiero

come uno scoiattolo, striscia sulle rocciose pareti di quel burrone,

aggrappandosi ad ogni masso, ad ogni cespuglio, e giunto in fondo,

guada il torrente e s'arrampica sull'ertissima parete opposta, mentre i

più tremano che un piede in fallo, un sasso malfermo o la vertigine lo

precipitino frantumato nella sottoposta fiumana.

In questo la recluta è giunta, dopo infiniti sforzi, ad afferrare il

ciglione dell'opposta parete — egli è giunto alla meta e tutti battono

palma a palma. Il giovanetto s'era tratto con sè il cappio d'una grossa

corda che egli aveva assicurato ad un pino dell'altra sponda, e tesala,

l'annodò strettamente ad un macigno, sicchè venne così improvvisato

un ponte sul quale, anzi sotto il quale sospesi alle proprie braccia,

primo s'intende il Béthencourt, passarono i soldati armi e bagaglio ad

armacollo. Di cinque cani che seguivano quella mano d'armati, due soli

poterono giungere ai loro padroni: gli altri tre vennero trascinati

dalla furia del torrente che non riuscirono a guadare.

È opinione dei più che il Sempione abbia avuto questo nome da Servilio

Cepione nella guerra contro i Cimbri, della quale l'Ossola fu teatro

per molte pugna, quantunque Cepione abbia combattuto non qui, ma nella

Gallia. Dell'antico passaggio restano molte vestigia, particolarmente

dal lato svizzero.

Presso Gondo, nella galleria più lunga della strada, havvi scolpita nel

marmo quest'iscrizione, che meritava d'essere raccolta fra le 17385 e

1/2 dell'archeologo tedesco, a cui l'attica semplicità che la informa

avrebbe risparmiato le fatiche del commento:

Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 32 / 54 题