_Chi fece l'Italia?_
Uomo lento non ha mai tempo.
_Prov. ital._
.... e la vaporiera fugge rapidamente pei piani del Novarese, mentre
l'occhio posandosi appena sulle borgate, sulle castella che si
succedono una all'altra come le apparizioni d'un sogno febbrile,
assiste ad una serie di scene più o meno curiose, varie sempre.
Così sparve Novara, Bellinzago ed Oleggio che dalla sua altura
contempla il bel pian lombardo, e la vaporiera arrestata un minuto,
rifugge verso il Lago Maggiore.
Presso lo scalo d'Oleggio vidi la storia della civiltà compendiata
nell'area in cui i vetturali attendono l'arrivo delle merci destinate
a quella cittadina. V'era il carro co' buoi, pesante, senza sponde,
colle quattro ruote eguali e massiccie, il timone convergente all'insù
e le cornute bestie che guardavano con occhio stupito la locomotiva
sbuffante, e parevano appuntarsi sui pie' dinnanzi per timore
di appressarlesi. V'era il carrettone dalle due altissime ruote,
disadorno, coi cavalli attelati uno a coda dell'altro; la carrettella
corrente; il cocchio de' nostri padri incomodo, sicuro, e l'elegante
carrozza a doppie molle, verniciata lucente come uno specchio, leggiera
e per ogni modo d'ornati e di agi vaghissima.
Fra l'una e l'altra di queste vetture stavano secoli e stanno: dal
carro de' buoi alla carrozza, il divario tra l'età dell'oro e l'età
del ferro; ma fra essi e la vaporiera un mondo, una distanza quale
fra l'antico copista e Bodoni, fra le torri a segnale ed i telegrafi
elettrici, fra il volgare ed il genio....
Occupiamo i pochi minuti di fermata osservando quegli antichi veicoli.
Se la vaporiera ha immensi meriti, non siamo tanto ingiusti da negare
ad essi i pregi per cui furono tenuti in conto dai nostri babbi.
Oh! quando mi ricordo il bel tempo in cui piccino sedeva a capo del
carro, poggiando i piedi sul timone e con impazienza infantile andava
punzecchiando gli inirritabili buoi ad accelerare il passo verso
i campi, ove poi di corone di millefiori loro cingeva le corna ed
accarezzava con mano fidente il muso velluto e divideva con essi la
merenda con mille feste dei compagni, io non ho più il coraggio di
ridere dei viaggi eterni per cui i nostri vecchi si facevano saltellare
le budella in corpo con una velocità in ragione di due ore per miglio.
Due ore! La vaporiera quando le talenti, unisce Torino a Milano nello
stesso spazio di tempo..... ma ch'è questo vociare?
Una decina di ragazze, cogli spilloni d'argento che irradiano il capo,
sta sopra uno di quei carri, ridendo e scherzando fra di loro: alcuna
accenna al viaggiatore che dai carrozzoni della via ferrata ammicca
con sguardo procace: questa riconosce fra i discesi allo scalo il suo
bulo e lo vorrebbe, senza ch'altri se n'avvedesse, fare avvertito della
sua presenza, mentre con una certa solfa tra il mesto d'una monotona
cantilena e la languidezza d'una canzone che non è in voga, una voce
sfibrata canterellava:
Novara, Novara
L'è bella città;
Si mangia, si beve.
Allegri si sta!
Se tutta l'allegria dei Novaresi consiste nel mangiare e nel bere, come
dice senz'altro la strofa, l'ha da essere una gaiezza molto dubbia,
pensai; ma già ai poeti debbonsi accordare molte licenze, ed io non
trovando miglior modo di sciogliere la questione, dimenticai il vate
del campanile di S. Gaudenzio per riguardare quel veramente allegro
gruppo di belle e non belle e tutte allegre contadine, le quali — ora
che ci penso — mi ricordano a meraviglia un viaggetto fatto con una
bella ritrosa sopra una stradaccia di campagna, tutta sassi e gore,
per cui ad ogni improvvisa scossa io mi inchinava verso la giovinetta,
e non è a dire s'io secondassi o non l'impulso, _e viceversa_, come
dicono appunto delle vetture; finchè il carro essendo ad un tratto
entrato nei profondi solchi di un campo, la vicenda dell'inchinarsi si
fece sì violenta e rapida, che io coll'unico scopo di preservare quella
cara personcina da ogni urto, non trovai che il mezzo di avvinghiarla
strettamente nelle mie braccia....
Un fischio — diretto forse alle mie reminiscenze — eccheggia fra le
mura dello scalo, — un secondo acutissimo _che passa gli orecchi_,
come dice un vicino, e tutto il convoglio si move, cammina, corre,
rivola.... così il tempo da quei dì! Così pure io lascio nello scalo
di Oleggio le riflessioni storiche sugli altri veicoli: il lettore non
l'avrà a male; del resto sa dove andarle a prendere.
Campi, risaie, prati, boschi, giardini, case, uomini ed animali, tutto
resta indietro: la vaporiera è la nemica per eccellenza del verbo
_stare_; essa corre da un popolo all'altro; cancella un pregiudicio
a cui centomila volumi non bastarono; annulla i dialetti mettendoli
a contatto, e insegna colla necessità la lingua nazionale, spegne
l'ardente face delle antipatie, facendo conoscere con quanto equilibrio
le eccedenze della forza di una regione compensino il manco di saggezza
in un'altra, la virtù militare l'indifferenza artistica, la gentilezza
dei costumi la sapienza civile, eccita e diffonde industrie — fa
l'Italia.
Ben a ragione certi governi avversarono quest'invenzione che rivaleggia
per la forza morale colla stampa!
Dell'inferno è dessa senza dubbio, dice con terrore il buon contadino
nella notte quando dalla mal connessa impannata della finestra della
capanna vede laggiù nella tenebria correre un fantasma dagli occhi
sanguinosi, la bocca ardente e la fronte fumosa, mentre l'aria echeggia
d'acuti sibili e la terra seminata di carboni ardenti trema sotto i
piedi.... Ma direbbe egli che l'inferno inspirò ad un mortale questa
terribile scoperta, s'egli sapesse che, mercè sua, si vince il tempo
e la distanza, e suona con cristiano affetto la voce: Dammi la destra,
anch'io sono tuo fratello?
La vaporiera è dunque la più bella figlia della civiltà, poichè dessa
non serve soltanto a beneficio del commercio, sibbene ai più vitali
interessi dell'esistenza morale. Qual è l'uomo che dalle marine guardi
una nave ad elice sortire, malgrado i venti contrarii e l'agitazione
delle onde, la prora dal porto, ammainate le vele, senz'apparente
impulso, salpando per le più rimote spiaggie dell'Oceano, ove recherà
il nome della sua nazione, — senza sentirsi sollevare dall'entusiasmo,
senza sclamare: questa è la più mirabile opera dell'uomo!?
Vedete se col vapore si corre presto: in due minuti da Oleggio volai ai
porti liguri e ne ritorno!
Il convoglio attraversava le alture di Borgoticino, quando poco
lungi da quel villaggio mi apparve — eureka! — la prima conca del
desideratissimo Verbano — fra il Vergante e la rupe della festosa
Angera — il quale disserrandosi poi dai colli, cola pel Ticino, al Po,
nell'Adriatico.
Una vaporosa nube si dislagava al cielo, ed i raggi vivissimi del
sole di giugno penetrando qua e là fra gli squarci illuminavano con
tale potenza di tocco la rôcca d'Arona, e laggiù in fondo la punta di
Belgirate ove il lago si svolge a sinistra, che davvero il contrasto di
quelle accese tinte colle ombre delle convalli armonizzava assai bene
colla natura variatissima del quadro.
Un ultimo fischio e il correre si rallenta gradatamente, il convoglio
penetra nei campi, ritorna a riva, entra sotto una tettoia, ove cento
voci — Arona, Arona! — ti fanno accorto che sei finalmente giunto alla
sospirata sponda di quel Lago Maggiore che nella fantasia t'apparve
certamente come una regione incantata a cui sorrida eternamente cielo e
primavera, abitata dalle più avvenenti ondine, dai più amorosi silfi.
Io vi confesso candidamente di non avere mai fatto questi sogni, e per
la zinganesca mia esperienza che mi ha dimostrato i giudizi assoluti
essere sempre in alcuna parte erronei, e il male dai mille aspetti
mescersi con disuguale misura al bene, e perchè rifuggo dalle imaginose
aspettazioni, le quali per lo più al contatto della realtà risolvonsi
in dure delusioni. Mi pare quindi profittevole....
— Cosa fa il signore? Scenda, il convoglio non procede mica oltre....
— Benissimo; grazie. Parmi profittevole, diceva, di usare nel giudizio
delle regioni che si percorrono, anche coll'intendimento di studiarle
oltre l'epidermide, quella mite benevolenza che ogni onesto desidera
praticata verso il campanile della sua parrocchia. Quanto al bello, al
buono, quantunque spesso il miracolo non faccia il santo, il fidarvisi
è la meglio; quanto al brutto ed all'incivile giova il credere che
la virtù sta di casa dove meno si crede, e che tanti paesi, tante
usanze... E poi gli uomini la pensano così diversamente! Aprite un
libro di proverbii — li dicono la più bella eredità che le generazioni
si tramandino, la sapienza delle nazioni — sentite che armonìa di
opinioni:
Chi sta bene non si move,
e
Non diventan porri che i trapiantati.
Pietra mossa non fa musco,
e
Chi vuol far roba, esca di casa.
Chi disse donna, disse danno,
e
Senza donna a lato l'uom non è beato;
e cent'altri grossolani e dilicati, che vanno d'accordo che gli è un
gusto ad appaiarli!
— Signore — disse in quella una _guardiastazione_, la stessa che
m'interruppe già una volta — questa è l'uscita; e m'indicò la porta.
Se questo dabbenuomo non mi cacciasse con tutta quella buona grazia di
cui è suscettibile un guardiano di via ferrata, io vorrei, o compagno,
dimostrarvi come la bellezza oggettiva abbia meno cultori di quanto
è voce.... ma non c'è verso, egli m'insegue sino all'uscita....
Quest'insistenza mi desta un dubbio: ch'egli abbia inteso un motto
delle nostre chiacchere più o meno estetiche, e voglia risparmiarne
lo spettacolo poco architettonico della stazione? Chi lo sa? Dopo
la _democratizzazione_ del sapere, chi può giurare che sotto il saio
dell'artiere non s'asconda la giornea del professore?