II.

_Chi fece l'Italia?_

Uomo lento non ha mai tempo.

_Prov. ital._

.... e la vaporiera fugge rapidamente pei piani del Novarese, mentre

l'occhio posandosi appena sulle borgate, sulle castella che si

succedono una all'altra come le apparizioni d'un sogno febbrile,

assiste ad una serie di scene più o meno curiose, varie sempre.

Così sparve Novara, Bellinzago ed Oleggio che dalla sua altura

contempla il bel pian lombardo, e la vaporiera arrestata un minuto,

rifugge verso il Lago Maggiore.

Presso lo scalo d'Oleggio vidi la storia della civiltà compendiata

nell'area in cui i vetturali attendono l'arrivo delle merci destinate

a quella cittadina. V'era il carro co' buoi, pesante, senza sponde,

colle quattro ruote eguali e massiccie, il timone convergente all'insù

e le cornute bestie che guardavano con occhio stupito la locomotiva

sbuffante, e parevano appuntarsi sui pie' dinnanzi per timore

di appressarlesi. V'era il carrettone dalle due altissime ruote,

disadorno, coi cavalli attelati uno a coda dell'altro; la carrettella

corrente; il cocchio de' nostri padri incomodo, sicuro, e l'elegante

carrozza a doppie molle, verniciata lucente come uno specchio, leggiera

e per ogni modo d'ornati e di agi vaghissima.

Fra l'una e l'altra di queste vetture stavano secoli e stanno: dal

carro de' buoi alla carrozza, il divario tra l'età dell'oro e l'età

del ferro; ma fra essi e la vaporiera un mondo, una distanza quale

fra l'antico copista e Bodoni, fra le torri a segnale ed i telegrafi

elettrici, fra il volgare ed il genio....

Occupiamo i pochi minuti di fermata osservando quegli antichi veicoli.

Se la vaporiera ha immensi meriti, non siamo tanto ingiusti da negare

ad essi i pregi per cui furono tenuti in conto dai nostri babbi.

Oh! quando mi ricordo il bel tempo in cui piccino sedeva a capo del

carro, poggiando i piedi sul timone e con impazienza infantile andava

punzecchiando gli inirritabili buoi ad accelerare il passo verso

i campi, ove poi di corone di millefiori loro cingeva le corna ed

accarezzava con mano fidente il muso velluto e divideva con essi la

merenda con mille feste dei compagni, io non ho più il coraggio di

ridere dei viaggi eterni per cui i nostri vecchi si facevano saltellare

le budella in corpo con una velocità in ragione di due ore per miglio.

Due ore! La vaporiera quando le talenti, unisce Torino a Milano nello

stesso spazio di tempo..... ma ch'è questo vociare?

Una decina di ragazze, cogli spilloni d'argento che irradiano il capo,

sta sopra uno di quei carri, ridendo e scherzando fra di loro: alcuna

accenna al viaggiatore che dai carrozzoni della via ferrata ammicca

con sguardo procace: questa riconosce fra i discesi allo scalo il suo

bulo e lo vorrebbe, senza ch'altri se n'avvedesse, fare avvertito della

sua presenza, mentre con una certa solfa tra il mesto d'una monotona

cantilena e la languidezza d'una canzone che non è in voga, una voce

sfibrata canterellava:

Novara, Novara

L'è bella città;

Si mangia, si beve.

Allegri si sta!

Se tutta l'allegria dei Novaresi consiste nel mangiare e nel bere, come

dice senz'altro la strofa, l'ha da essere una gaiezza molto dubbia,

pensai; ma già ai poeti debbonsi accordare molte licenze, ed io non

trovando miglior modo di sciogliere la questione, dimenticai il vate

del campanile di S. Gaudenzio per riguardare quel veramente allegro

gruppo di belle e non belle e tutte allegre contadine, le quali — ora

che ci penso — mi ricordano a meraviglia un viaggetto fatto con una

bella ritrosa sopra una stradaccia di campagna, tutta sassi e gore,

per cui ad ogni improvvisa scossa io mi inchinava verso la giovinetta,

e non è a dire s'io secondassi o non l'impulso, _e viceversa_, come

dicono appunto delle vetture; finchè il carro essendo ad un tratto

entrato nei profondi solchi di un campo, la vicenda dell'inchinarsi si

fece sì violenta e rapida, che io coll'unico scopo di preservare quella

cara personcina da ogni urto, non trovai che il mezzo di avvinghiarla

strettamente nelle mie braccia....

Un fischio — diretto forse alle mie reminiscenze — eccheggia fra le

mura dello scalo, — un secondo acutissimo _che passa gli orecchi_,

come dice un vicino, e tutto il convoglio si move, cammina, corre,

rivola.... così il tempo da quei dì! Così pure io lascio nello scalo

di Oleggio le riflessioni storiche sugli altri veicoli: il lettore non

l'avrà a male; del resto sa dove andarle a prendere.

Campi, risaie, prati, boschi, giardini, case, uomini ed animali, tutto

resta indietro: la vaporiera è la nemica per eccellenza del verbo

_stare_; essa corre da un popolo all'altro; cancella un pregiudicio

a cui centomila volumi non bastarono; annulla i dialetti mettendoli

a contatto, e insegna colla necessità la lingua nazionale, spegne

l'ardente face delle antipatie, facendo conoscere con quanto equilibrio

le eccedenze della forza di una regione compensino il manco di saggezza

in un'altra, la virtù militare l'indifferenza artistica, la gentilezza

dei costumi la sapienza civile, eccita e diffonde industrie — fa

l'Italia.

Ben a ragione certi governi avversarono quest'invenzione che rivaleggia

per la forza morale colla stampa!

Dell'inferno è dessa senza dubbio, dice con terrore il buon contadino

nella notte quando dalla mal connessa impannata della finestra della

capanna vede laggiù nella tenebria correre un fantasma dagli occhi

sanguinosi, la bocca ardente e la fronte fumosa, mentre l'aria echeggia

d'acuti sibili e la terra seminata di carboni ardenti trema sotto i

piedi.... Ma direbbe egli che l'inferno inspirò ad un mortale questa

terribile scoperta, s'egli sapesse che, mercè sua, si vince il tempo

e la distanza, e suona con cristiano affetto la voce: Dammi la destra,

anch'io sono tuo fratello?

La vaporiera è dunque la più bella figlia della civiltà, poichè dessa

non serve soltanto a beneficio del commercio, sibbene ai più vitali

interessi dell'esistenza morale. Qual è l'uomo che dalle marine guardi

una nave ad elice sortire, malgrado i venti contrarii e l'agitazione

delle onde, la prora dal porto, ammainate le vele, senz'apparente

impulso, salpando per le più rimote spiaggie dell'Oceano, ove recherà

il nome della sua nazione, — senza sentirsi sollevare dall'entusiasmo,

senza sclamare: questa è la più mirabile opera dell'uomo!?

Vedete se col vapore si corre presto: in due minuti da Oleggio volai ai

porti liguri e ne ritorno!

Il convoglio attraversava le alture di Borgoticino, quando poco

lungi da quel villaggio mi apparve — eureka! — la prima conca del

desideratissimo Verbano — fra il Vergante e la rupe della festosa

Angera — il quale disserrandosi poi dai colli, cola pel Ticino, al Po,

nell'Adriatico.

Una vaporosa nube si dislagava al cielo, ed i raggi vivissimi del

sole di giugno penetrando qua e là fra gli squarci illuminavano con

tale potenza di tocco la rôcca d'Arona, e laggiù in fondo la punta di

Belgirate ove il lago si svolge a sinistra, che davvero il contrasto di

quelle accese tinte colle ombre delle convalli armonizzava assai bene

colla natura variatissima del quadro.

Un ultimo fischio e il correre si rallenta gradatamente, il convoglio

penetra nei campi, ritorna a riva, entra sotto una tettoia, ove cento

voci — Arona, Arona! — ti fanno accorto che sei finalmente giunto alla

sospirata sponda di quel Lago Maggiore che nella fantasia t'apparve

certamente come una regione incantata a cui sorrida eternamente cielo e

primavera, abitata dalle più avvenenti ondine, dai più amorosi silfi.

Io vi confesso candidamente di non avere mai fatto questi sogni, e per

la zinganesca mia esperienza che mi ha dimostrato i giudizi assoluti

essere sempre in alcuna parte erronei, e il male dai mille aspetti

mescersi con disuguale misura al bene, e perchè rifuggo dalle imaginose

aspettazioni, le quali per lo più al contatto della realtà risolvonsi

in dure delusioni. Mi pare quindi profittevole....

— Cosa fa il signore? Scenda, il convoglio non procede mica oltre....

— Benissimo; grazie. Parmi profittevole, diceva, di usare nel giudizio

delle regioni che si percorrono, anche coll'intendimento di studiarle

oltre l'epidermide, quella mite benevolenza che ogni onesto desidera

praticata verso il campanile della sua parrocchia. Quanto al bello, al

buono, quantunque spesso il miracolo non faccia il santo, il fidarvisi

è la meglio; quanto al brutto ed all'incivile giova il credere che

la virtù sta di casa dove meno si crede, e che tanti paesi, tante

usanze... E poi gli uomini la pensano così diversamente! Aprite un

libro di proverbii — li dicono la più bella eredità che le generazioni

si tramandino, la sapienza delle nazioni — sentite che armonìa di

opinioni:

Chi sta bene non si move,

e

Non diventan porri che i trapiantati.

Pietra mossa non fa musco,

e

Chi vuol far roba, esca di casa.

Chi disse donna, disse danno,

e

Senza donna a lato l'uom non è beato;

e cent'altri grossolani e dilicati, che vanno d'accordo che gli è un

gusto ad appaiarli!

— Signore — disse in quella una _guardiastazione_, la stessa che

m'interruppe già una volta — questa è l'uscita; e m'indicò la porta.

Se questo dabbenuomo non mi cacciasse con tutta quella buona grazia di

cui è suscettibile un guardiano di via ferrata, io vorrei, o compagno,

dimostrarvi come la bellezza oggettiva abbia meno cultori di quanto

è voce.... ma non c'è verso, egli m'insegue sino all'uscita....

Quest'insistenza mi desta un dubbio: ch'egli abbia inteso un motto

delle nostre chiacchere più o meno estetiche, e voglia risparmiarne

lo spettacolo poco architettonico della stazione? Chi lo sa? Dopo

la _democratizzazione_ del sapere, chi può giurare che sotto il saio

dell'artiere non s'asconda la giornea del professore?

Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 10 / 54 题